«Lei sogna di ..far tredici? » Ma lo farà sicuro!

Gianni Rodari

Svezia, per l’estrema destra sovranista meno bene del previsto…

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La retorica anti-immigrazione e l’odio razzista hanno contagiato anche la Svezia, che è andata alle urne per il rinnovo del parlamento (Riksdag), pronta a infliggere un colpo mortale alla Socialdemocrazia, che dal 1947 ad oggi è rimasta sempre saldamente alla guida del paese.

Il virus populista, anche qui, come altrove, si è insinuato all’interno del tessuto sociale, moltiplicandosi e conquistando soprattutto le classi medio-basse: ma il principale partito della destra radicale, quello degli Svedesi Democratici,  guidato da Jimmie Akesson, che aveva puntato tutta la sua campagna elettorale sulla chiusura delle frontiere e la difesa dei valori tradizionali, non ha sfondato, come invece prevedevano i sondaggi, ma comunque è molto cresciuto rispetto alle scorse elezioni del 2014. La formazione di Akesson ha conquistato il 17,7 %, equivalente a 62 seggi in Parlamento, contro il 12,9% di quattro anni fa.

Quanto al blocco di sinistra che fa capo all’attuale premier ed ex sindacalista metalmeccanico Stefan Löfvén non è andato oltre il 40,6%, 144 seggi. I socialdemocratici restano il primo partito, con il 28,3 % di preferenze, ma quel che è certo, hanno registrato il peggior risultato elettorale della loro storia.

Non ha superato il 40,3% il blocco di centro-destra costituito da Nya Moderaterna, Centristi, liberali e democristiani, che controlla 143 seggi.

Cosa succederà ora?

Il centrosinistra: i tre partiti che lo compongo – Verdi, Sinistra e Socialdemocratici, appaiono fortemente divisi e  in grandi difficoltà. Ma il premier Löfvén ha detto che vuole andare avanti e verificare la possibilità di  una coalizione con i partiti di centro e centrodestra, ma il leader di NyaModeraterna,  Ulf Kristersson, ha già rifiutato l’0fferta, chiedendo le dimissioni di Lofvén.

Ma l’immigrazione è davvero un’emergenza?

Il tema dell’immigrazione è stato al centro della campagna elettorale e rimane caldo, anche se a guardare le cifre, appare chiaro l’intento strumentale della destra: nel 2015 la Svezia ha accolto 163 mila rifugiati, pari all’1,6 % dell’intera popolazione. Fu allora che gli Svedesi Democratici cominciarono ad attaccare il governo accusandolo di eccessiva accoglienza. Nel 2016 l’esecutivo varò regole più severe, stabilendo un tetto massimo annuo di 25 mila agli ingressi degli stranieri nel paese. Ma i populisti non hanno smesso, anzi, di dare battaglia su questo tema, cambiando rotta dai numeri al modello di integrazione e puntando il dito contro l’eccesso di welfare assicurato a chi arriva nel paese e l’aumento di criminalità nelle periferie delle grandi città, nonostante le statistiche non confermino la tendenza.

L’altra sfida: la salute pubblica

Ma non è stata solo l’immigrazione a dominare il dibattito elettorale. L’altra grande priorità è la situazione in cui versa il  servizio sanitario nazionale, che ha dovuto fare i conti in questi anni con i tagli alla spesa pubblica, che hanno ridotto gli investimenti sulle infrastrutture e sulla valorizzazione delle professionalità. E se il Partito Socialdemocratico ha promesso riforme, naturalmente gli Svedesi Democratici si sono impegnati a restituire ai cittadini il denaro che attualmente viene utilizzato per l’assistenza agli immigrati.

 

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