Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Tu non conosci il sud: la forza straordinaria delle donne meridionali secondo l’obiettivo di Ferdinando Scianna

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sudQuando penso al Sud la sensazione è quella di vecchio e di nuovo insieme. Le immagini del Gattopardo di Visconti scorrono nella mente, con l’elegante principe nelle sue terre e nei suoi palazzi, un immenso paesaggio arso dal sole, i lunghi silenzi, e la borghesia in agguato; e come se fosse marchiata, si ascolta la frase che rispecchia a pieno l’Italia meridionale “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Ma è possibile cominciare a dare nuove sembianze e nuove speranze al Sud e provare a stravolgere il significato di questa frase? Nella mostra fotografica di Ferdinando Scianna Il Sud e le donne esposta a Otranto nell’appena restaurato millenario Castello Aragonese dal 23 giugno al 30 settembre, dopo essere passata dal Petruzzelli di Bari e da Casa Cava fra i sassi di Matera , si percepisce proprio questo. Scianna immortala il tempo, fotografa un’idea, un concetto, quell’estensione illimitata ma che è capace di essere suddivisa e misurata. Un attimo che viene folgorato da scatti che si concretizzano nei volti di uomini anziani e di donne giovani e bellissime, nelle vie, nei paesaggi e nelle case diroccate del Sud. Le scale bianche, i panni stesi, le pietre, gli arbusti, i tavolini dei bar, e gli occhi, tanti occhi profondi, lunghi, grandi, neri, e i capelli soprattutto ricci, crespi o ondulati.

Si percepisce la pigrizia, la noia e lo scorrere lento delle ore. Non c’è colore, tanto bianco e nero; il sole si potrebbe perfino sentire sulla pelle, e il nero non lo si vuole di un altro colore, perché al Sud lo indossano con raffinatezza ed eleganza sempre le donne e lo portano con dignità gli uomini. Scianna cerca di congiungere il moderno nelle tradizioni del Sud, di legare e dare un effetto visionario con la sua ancestrale meridionalità unita all’immagine del mondo moderno con le sue falsità (lui che si occupa da alcuni anni anche di moda e di pubblicità): punta il mirino su donne diventate celebri come la Bellucci o la Cucinotta, su modelle, ma anche su donne e fanciulle anonime; mette a contrasto luci e ombre, le rughe con la pelle liscia e i seni turgidi e prosperosi, il brutto con il bello. La mostra quindi unisce nel tempo due delle fragilità del nostro Paese e della nostra società. È ammirevole che si ponga l’attenzione proprio su ciò che più si cerca di aiutare e proteggere, quasi una riflessione per chi non capisce il Sud, per chi non rispetta le donne. Trenta fotografie che percorrono il Mezzogiorno d’Italia, nell’arco di diversi anni e che vogliono valorizzarlo agli occhi di chi non lo comprende.

Ferdinando Scianna ama la sua terra di origine, la Sicilia, e ne respira a pieno il significato non solo perché ci ha vissuto, ma perché la sua amicizia con Leonardo Sciascia gli ha regalato in più quello sguardo nelle viscere delle persone, nella mentalità e nella sensibilità che li contraddistingue e che si allunga poi in tutte le regioni meridionali. La sua arte fotografica è una vera e propria “cronaca visionaria” dice Oscar Iarussi, critico cinematografico, giornalista e saggista, e curatore della rassegna “Tu non conosci il Sud”, all’interno della quale si introduce la mostra e che ha preso il via nell’autunno del 2014; è il Sud che sorprende, sono le immagini dell’inatteso in scenari consueti, la macchina fotografica folgorata dall’inatteso. “Tu non conosci il Sud, le case di calce / da cui uscivamo al sole come numeri / dalla faccia d’un dado”, verso del poeta barese Vittorio Bodini (1914 .-1970), – anch’egli in realtà poco conosciuto, fa capire che la terra del Meridione è ricca di cultura, di arte, di letteratura, di musica, di cinema e di teatro, di fotografie, di poesia. Terra benedetta dal sole, ma maledetta dall’aridità, benedetta dai profumi, ma maledetta dalla sporcizia, benedetta dai colori, ma maledetta dai lutti inconcepibili (della malavita), benedetta dai sapori, ma maledetta da scarichi abusivi. Nostalgia e malinconia di chi se ne va e se la ricorda, speranze e illusioni di chi pensa di ritornare un giorno, rabbia di chi la difende dalle critiche. Ecco il perché dell’iniziativa “Tu non conosci il Sud”, perché si distolgano le menti dagli stereotipi del Meridione e si parta proprio dalla cultura per ottenere i grandi cambiamenti; senza questa spinta culturale prodotta proprio al Sud non si riesce neanche a smuovere l’animo di chi cerca di cambiare. E “Per avere i piedi saldamente piantati a terra – dice Alessandro Laterza che partecipa anche attivamente all’iniziativa – bisogna tornare a sognare il Sud e a ritrovarne l’orgoglio”.

Stefania Miccolis

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