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Rainer Maria Rilke

Istanbul. Bagno di sangue a Palazzo di Giustizia, morto il magistrato preso in ostaggio

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E’ morto dopo essere stato portato in ospedale in gravissime condizioni e sottoposto a un disperato intervento chirurgico il giudice Mehmet Selim Kiraz, che oggi era stato preso in ostaggio al Palazzo di Giustizia di Istanbul che si trova nel versante europeo della città da due terroristi del gruppo di estrema sinistra Dhk-C, entrambi rimasti uccisi nel blitz delle teste di cuoio, intervenute dopo otto ore di inutili trattative per cercare di liberare il magistrato. Kiraz stava conducendo le indagini sul caso di Berkin Elvan, il quattordicenne simbolo delle grandi proteste di Gezi Park, che durante le manifestazioni del giugno 2013 venne colpito da un bombola di gas lacrimogeno, finì in coma e si spense dopo nove mesi.

Sui social media ha fatto subito il giro del mondo l’immagine drammatica del magistrato , ripreso mentre un uomo con un basco rosso e il volto coperto da un fazzoletto rosso con una stella gialla, gli puntava una pistola alla tempia. Il Dhk- C gruppo rivoluzionario di ispirazione marxista è nato nel 1994 dal movimento Dev Sol, storica fazione della sinistra estremista turca nella quale militavano anche curdi e aleviti, un’altra importante minoranza turca. La formazione, che è ben strutturata, con cellule operative in diverse città, ha firmato nel febbraio del 2013 l’attentato suicida all’ambascuiata americana di Ankara. Sul sito on line del  gruppo era stato pubblicato oggi un comunicato nel quale si faceva appello ai poliziotti affinché confessassero l’omicidio del giovane Elvan e alla magistratura si chiedeva di chiudere le inchieste nei confronti dei manifestanti di Gezi Park.

E’ già polemica intanto sulle modalità dell’azione messa a segno dalla polizia e sul black out che questa mattina ha interessato la capitale e larghe aree del paese, rendendo più facile ai terroristi la realizzazione del loro piano. Il premier Ahmet Davutoglu ha difeso l’operato delle forze di sicurezza e invitato il paese che è sotto shock all’unità nazionale.

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