Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Tutti i guasti prodotti dal trionfo del capitalismo finanziario. Come invertire la rotta?

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In occidente il capitalismo finanziario ha strozzato il capitalismo industriale ed è sempre più sganciato dalla democrazia. La ricchezza si è staccata dai vincoli territoriali, e la rivoluzione digitale si è connessa alla rivoluzione  economica e a quella finanziaria. Le élite intellettuali dovrebbero accompagnare le élite politiche nelle scelte poiché quanto è sottratto da una parte è generato dall’altra. Il capitalismo deve tornare ad essere un ascensore sociale perché l’accumulo di ingenti ricchezze per pochi sta portando ad una crisi sociale irreversibile.

Dall’ascesa sui mercati globali negli anni 80 gli Stati Uniti hanno adottato delle scelte politiche che hanno creato disuguaglianza. Settori chiave come istruzione, educazione, sanità e salari sono stati indeboliti dalla politica del nuovo diritto generatore di forti differenze sociali e  preoccupanti sacche di povertà. L’incremento dei profitti di potenti uomini d’affari è strettamente legato all’impoverimento dei lavoratori e dei redditi bassi, la massimizzazione dei profitti nelle aziende è legata alla riduzione del costo del lavoro.

La povertà e l’indebolimento della classe media negli Stati Uniti si sono  dimostrati problemi sostanziali ed hanno portato al capovolgimento di ogni previsione elettorale durante le ultime elezioni. L’insoddisfazione, lo scontento della classe media, le forti disuguaglianze sociali sono stati argomenti molto forti e sentiti dal popolo americano. Lo slogan di Trump, America First ha significato che gli Stati Uniti d’America devono tutelare i propri interessi, non partecipare a guerre di altri Paesi per la semplice difesa della libertà, e non permettere alle aziende straniere di invadere l’economica americana nel rispetto del principio di libera concorrenza in netta contrapposizione al multilateralismo profuso dalle precedenti amministrazioni che consideravano interesse nazionale la rottura delle barriere nazionali a  favore di una centralità americana in una configurazione stabile nell’ordine mondiale. In un’analisi pubblicata sul Guardian, condotta da Philip Alston, osservatore delle Nazioni Unite, si dice che 40milioni sono gli americani che vivono in povertà, e oltre 5milioni hanno un tenore di vita paragonabile a quello degli abitanti dei paesi in via di sviluppo, di contro i milionari nel mondo nel 2018 sono aumentati di 2.3milioni di unità. Quasi la metà dei nuovi ricchi risiede negli Stati Uniti che continuano ad avere la concentrazione più elevata di miliardari. Le èlite dovrebbero essere portatrici  di crescita e di ideali nobili,ma il benessere opulento le ha rese incapaci di capire la realtà. Accumulare ricchezze ingenti senza limiti è diventato fondamentale. Parliamo ad esempio di Jeff Bezos fondatore di Amazon, l’everything store che sta distruggendo il commercio socialmente, quasi 90.000 dipendenti con bassa qualifica e basso stipendio, una bassa manovalanza che ha già iniziato ad essere sostituita dai robot, e pochissimi dirigenti, pochissimi uomini al comando, con stipendi milionari; la famiglia Walton proprietaria di Wal Mart, la più grande catena al mondo della grande distribuzione organizzata,  che ha praticamente ucciso il piccolo commercio, o Steve Jobs fondatore di Apple, classificato primo tra i 25 uomini d’affari più potenti del mondo, e così via. Questi uomini hanno creato si il lavoro, ma che contatto hanno con la gente comune: vivono a New York in ville sontuose, si spostano con l’aereo o con l’elicottero personale, giocano a golf, si incontrano tra di loro nei circoli esclusivi, cosa sanno dei senzatetto, dei quartieri abbandonati, dell’assicurazione sanitaria o della delinquenza, della droga che uccide, della fame.

La decapitazione della classe media ha comportato una implosione del sistema capitalistico. Le élite che hanno governato ed hanno fatto prosperare queste forti differenze sociali e non si sono poste il problema. L’onda lunga non è stata compresa! I tre pilastri che hanno tenuto in piedi la democrazia: fiducia, ideologia e spesa pubblica stanno crollando. La caduta di questi tre elementi  insieme crea sfiducia nei popoli  e incapacità nei governi di governare davvero. Quando le èlite politiche non sanno governare il cambiamento possono succedere i disastri. Oggi  i problemi vanno oltre gli interessi nazionali.

La rivoluzione industriale ha portato numerose guerre tra le quali le due guerre mondiali, le grandi guerre sono scoppiate perché le èlite politiche non hanno saputo guidare e comprendere i processi. La tecnologia ha cambiato la vita e i rapporti tra persone e tra i popoli, siamo in una fase di grande trasformazione  dove il popolo pensa di poter fare meglio delle élite politiche. Il 1989 ha marcato il cambio di rotta economica e digitale. Caduto il muro la rete si è connessa al mercato e al mondo.

La rivoluzione digitale si è connessa alla rivoluzione economica ma il capitalismo riuscirà a dominare gli scambi? Chi pagherà il welfare dei disoccupati e la caduta dei bilanci pubblici? Se l’automazione non distrugge deve condividere: tassare i robot, pensare ad un reddito di cittadinanza universale? Le élite politiche non possono di fronte alla globalizzazione essere incapaci di governare, o diventare autori di profezie retroattive.

La politica economica adottata oggi dagli Stati Uniti è diversa da quella del passato: deregulation, dazi, produzione di beni all’interno del paese, difesa della proprietà, passaggio da accordi multilaterali ad accordi bilaterali, ritiro delle forze armate, ma tutto questo sarà sufficiente a regolare le grandi disparità tra ricchi e poveri? Il mondo è una scacchiera, è in gioco l’equilibrio del mondo e tutto l’occidente ne è coinvolto.

 

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