La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Usa- Cina – Ue: tre differenti strategie economiche

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Stati Uniti d’America, Cina e Unione Europea a confronto sulle politiche economiche e commerciali da adottare nel prossimo futuro.

Il Presidente Cinese Xi Jinping a Davos, al World Economic Forum lo scorso gennaio, ha fatto un discorso di grande apertura verso la globalizzazione. La globalizzazione ha detto “ha alimentato la crescita e favorito il movimento di merci e capitali, i progressi a livello scientifico, tecnologico e di civiltà, e l’interazione tra le persone”. Il presidente Donald Trump, la pensa in modo opposto e in occasione del suo insediamento alla Casa Bianca ha invece evocato una visione del tutto restrittiva e ha detto: “dobbiamo proteggere i nostri confini, dobbiamo salvaguardare le nostre aziende e i posti di lavoro degli americani, produrre americano, manodopera americana, comprare americano”.
“All’ultimo vertice di Davos abbiamo assistito ad una sorta di grande paradosso. L’America di Trump che si è arroccata a difesa del protezionismo: “America First”, quasi in un rigurgito al mercantilismo, come fosse la legittima difesa dell’interesse nazionale. Abbiamo imparato che le nazioni esistono, sopravvivono, persistono ed è legittimo avere la difesa dell’interesse nazionale, ma è sembrato quasi che nella visione della nuova gestione americana la difesa dell’interesse nazionale passi attraverso una rivalità con gli altri, ci si difende dagli altri, sembra non possibile perseguire l’interesse nazionale attraverso l’apertura, seguendo la via della cooperazione.
Questo messaggio ci è giunto invece dalla Cina che si è detta subito disposta a trattare ad una apertura regolata, governata. Ovviamente ci sono ragioni economiche, la Cina sta attraversando una fase di grande cambiamento, e il dato più significativo è quello che riguarda i salari medi che prima rappresentava un rapporto di 1/40 rispetto al costo del lavoro sostenuto dal mondo occidentale e dall’Europa. Questo aveva spinto un modello di specializzazione tutto orientato alla produzione a basso costo del lavoro. Oggi i salari stanno salendo e questo sollecita la Cina a salire nel modello di specializzazione, a competere, ma non a competere a modelli a basso costo del lavoro ma a progetti di alta qualità e questo rende necessaria una apertura dei mercati”(A. Magliulo 15.03.2017 convegno “La sfida della Repubblica popolare cinese alla globalizzazione” UNINT).
Una America che si arrocca e la Cina che si apre, una Europa che sta a guardare!
Il Presidente Donald Trump da quando è alla guida degli Stati Uniti d’America sta facendo quello che aveva promesso di fare in campagna elettorale, ciò per cui i cittadini americani lo hanno votato. In pochissimi giorni ha definito le restrizioni di ingresso sul suolo americano dell’immigrazione clandestina, dell’islamismo radicale, e dei cittadini provenienti da sette Paesi Mediorientali considerati pericolosi. “Senza confini non c’è Nazione“ ha detto, e per rendere più sicura la frontiera con il Messico, pericolosa per il transito dei narcos e dei clandestini, inizierà l’allungamento della grande barriera fisica, quel Muro alle frontiere, già realizzato in parte da George W. Bush e ultimato nel 2009 quando Barack Obama era già in carica. Il Muro naturalmente lo pagherà il Messico! Il “Nafta” accordo commerciale con il Messico e il Canada sarà rinegoziato. Il TPP (Trans Pacific Partnership) l’accordo commerciale firmato da Barack Obama e undici Paesi dell’area del Pacifico a febbraio 2016, per essere da contrappeso al commercio con la Cina (mai ratificato), Cancellato! Ci sono i fuochi di artificio alla Casa Bianca, non è passato un giorno senza un decreto presidenziale. In programma l’abbassamento delle tasse per le aziende che investono in casa e un forte attacco alle industrie che delocalizzano. Ne sa qualcosa GM (General Motor) che volendo costruire un nuovo modello di auto in Messico, ha ricevuto subito un attacco da Trump via tweet: “faccia le auto negli USA o paghi pesanti tasse doganali”. Le quotazioni delle azioni di GM dopo la minaccia di Trump hanno subìto una flessione dell’1%. La Ford imparata la lezione cancella la costruzione di una fabbrica in Messico e investe in Usa, e FCA guidata da Marchionne promette investimenti e posti di lavoro.

Donald Trump fa quasi tutto di testa sua
mettendo in pratica il suo slogan “l’America prima di tutto”, che significa che gli alleati degli Stati Uniti, compresi quelli che fanno parte della Nato, potrebbero essere messi costantemente di fronte al fatto compiuto di decisioni che hanno conseguenze anche per loro. Riceve alla Casa Bianca la premier britannica Theresa May per espandere, rafforzare i legami di amicizia e le relazioni commerciali con la Gran Bretagna post Brexit, ma attacca il telefono (secondo fonti del Washington Post) al Premier Australiano Malcom Turnbull, Paese amico e alleato, oggetto del contendere ancora l’immigrazione e l’accordo firmato dall’ amministrazione Obama per l’accoglienza negli Stati Uniti di 1250 rifugiati attualmente detenuti in Australia in campi detentivi di natura controversa. La telefonata con Putin durata quasi 50 minuti può considerarsi un colloquio “positivo” (la Stampa 29.01.2017), i due presidenti si sono detti favorevoli a stabilire un reale coordinamento tra le azioni russe e americane per sconfiggere l’Isis e altre organizzazioni terroristiche in Siria, sono stati fatti riferimenti alla situazione Ucraina ma non c’è stato alcun riferimento rispetto alle sanzioni. Dopo la conversazione, la Casa Bianca ha dichiarato che questo è stato un passo importante per instaurare buone relazioni bilaterali. Il Cremlino ha sottolineato che il colloquio tra i due leader ha evidenziato un atteggiamento di cortese reciprocità. Un attacco pesante alla Germania e alla cancelliera Angela Merkel è arrivato da Peter Navarro, capo del Consiglio per il Commercio del Presidente Trump, che senza mezzi termini in una intervista rilasciata al Financial Times ha accusato la Germania di usare “la gravissima sottovalutazione dell’euro” per sfruttare gli Stati Uniti e i partner europei, accuse avallate già da tempo dal Premier Trump. La Germania continua a sfruttare gli altri Paesi dell’Unione Europea grazie ad “un marco tedesco implicito” (il sole 24 ore del 31.01.2017). La cancellazione dell’Obama Care non ha avuto successo ma è di oggi la notizia che l’amministrazione Trump sta valutando di imporre dazi doganali fino al 100% sulle importazioni dall’UE.
Quale peso economico per L’Europa avrebbe l’attuazione di una tale manovra da parte degli Stati Uniti
L’Unione Europea esporta negli Stati Uniti 360miliardi di dollari di merci e i prodotti che potrebbero essere penalizzati sono circa 90. Tra questi molti i prodotti dell’agroalimentare dalla carne ai vegetali (prodotti doc e dop italiani), ma la penalizzazione riguarda anche i semilavorati , gli scooter dai 50 ai 250 cc (Piaggio), le acque minerali come la Perrier (gruppo Nestlè e San Pellegrino ) i formaggi, il tessile, l’abbigliamento, i beni di lusso, i mezzi di trasporto. La diatriba però è di vecchia data, esistente già durante l’amministrazione Obama, e sorta a causa dei produttori di carne americani ai quali l’UE non ha aperto abbastanza il mercato della loro “carne di alta qualità”, quella non trattata con gli ormoni, come prevedeva un accordo firmato nel 2009, vietando totalmente l’importazione di quella agli ormoni, proibita in Europa.
Come si pone l’Italia di fronte a questo problema
”La qualità non ha frontiere” ha detto il Ministro Gentiloni intervenendo alla cerimonia della consegna della nave da crociera Majestic Princess , ma la stretta di Trump sull’importazione dei prodotti europei e italiani potrebbe rendere meno aperto e connesso questo mondo avviato alla globalizzazione. Il protezionismo americano per l’Italia e per l’Europa potrebbe trasformarsi in un vero disastro. In Italia, i giovani sono già vittime di deficit di opportunità lavorative, opportunità che gli diano la fiducia per guardare al futuro, e il principale rischio che corrono è quello di entrare nel mondo del lavoro a tempo scaduto.
Il nuovo modello di sviluppo adottato dalla Cina
Il governo cinese negli ultimi 30 anni in un clima di apertura alla globalizzazione, ha creato dei modelli ben precisi. Investimenti, innovazione e ricerca da un lato, ordine, dinamismo e partecipazione dall’altro. Questi i punti di riferimento sui quali si muove la nuova rivoluzione culturale cinese. Il Presidente Trump d’altronde sventola venti di protezionismo, prende distanze dall’Europa e dalla Cina, ma ci ha tenuto subito a fare dopo il suo insediamento un incontro con Jack Ma il Presidente di Alibaba perché l’economia è un fattore determinante e se Alibaba è capace di creare un milione di posti di lavoro in America la terza guerra mondiale può aspettare!
Quali le prospettive per la visita del presidente Xi al presidente Trump in Florida del 6 e 7 aprile
Intanto si attendono gli sviluppi della visita del presidente Cinese Xi Jinping il 6 e 7 aprile a Mar-a-Lago in Florida con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il commercio bilaterale tra USA e Cina nel 2016 è salito a 520miliardi di dollari e il primo faccia a faccia tra i due presidenti si prevede infuocato, si tratta di dipanare le crisi in atto, che non sono poche e tra le quali, di non poco conto, il grande deficit commerciale con la Cina per il quale il presidente Trump lamenta “ una forte perdita di posti di lavoro” ed invita le aziende americane a guardare verso altre alternative.
La visita del presidente Mattarella a Pechino
Durante la visita del presidente Mattarella a Pechino dello scorso febbraio, il presidente Xi Jinping ha manifestato preoccupazione per le sorti dell’Europa. Nella speranza che l’Europa esca al più presto da questa crisi, augura all’Italia di poter essere il ponte di collegamento tra l’Europa e la Cina in modo propositivo. I lunghi rapporti di amicizia con la Cina potrebbero permettere all’Italia di diventare il crocevia delle merci via mare, con Venezia e Genova direttamente collegate con Shanghai attraverso le nuove vie della seta. Potremmo essere quasi strategici ma la differenza tra la Cina e l’Italia è che la Cina fa e noi parliamo! Ci siamo presentati all’appuntamento con 19 protocolli di intesa e commerciali nei più svariati settori , 13 sono stati firmati, ma pochi progetti alla carta. Il più corposo è quello firmato con Fincantieri per la costruzione di 2 grandi navi da crociera con l’opzione di altre 4, un accordo che porterà all’Italia quasi 5miliardi. Ma nessun progetto per la trasformazione dei porti di Venezia e di Genova, solo parole. I cinesi fanno sul serio e hanno bisogno di “dinamismo” per potersi inserire nella grande giungla della globalizzazione. Alla fine della visita, a costo di deludere gli amici americani, l’Italia ha chiuso un accordo “più Cina in Italia, più Made in Italy in Cina”. La libertà nel commercio per l’Italia è fondamentale.
Populismi e protezionismi
Il vento dei populismi, dei protezionismi e degli isolamenti soffia molto forte ma come è stato smorzato in Olanda (risultato delle elezioni) ci auguriamo che lo stesso possa accadere anche in Francia e in Germania. Ci auguriamo che l’Europa possa dimostrarsi più forte e combattiva e che sappia difendere sempre la propria identità nel commercio costruttivo e non attraverso le guerre.
Simona Agostini

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