"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Wes Anderson. Quando il cinema infrange tutte le regole

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Il cinema di Wes Anderson.

I colori sgargianti degli abiti e degli scenari, spesso accostati  tra loro con azzardi fantasiosi e creativi di grande senso estetico;  le architetture surreali e “improbabili” in cui si muovono i personaggi; i movimenti veloci della macchina da presa, che non si preoccupano affatto di rivelare la finzione cinematografica; l’interpretazione degli attori, che sembrano pronti a passare repentinamente dal massimo coinvolgimento emotivo,  al distacco più profondo, non sono che alcuni degli elementi del cinema “caleidoscopico” di Wes Anderson, giovane cineasta australiano che con disinvoltura e originalità infrange spesso le regole canoniche del cinema, ed è riuscito a creare nel tempo un proprio stile unico, oggi facilmente riconoscibile.

Tutte le sue opere sono senz’altro stravaganti, al punto da affascinare oppure confondere e lasciare perplessi, soprattutto a causa della sottile ironia “nonsense” che le caratterizza.  I dialoghi surreali, che spesso rispondono a logiche paradossali, vengono utilizzati dal regista-sceneggiatore per “imbrigliare” i suoi personaggi (e anche lo spettatore) in costruzioni intricate che spesso si rivelano inconsistenti. I personaggi di Anderson, infatti, sembrano muoversi in “labirinti” che loro stessi hanno costruito e interagiscono con gli altri senza essere davvero in  cerca di un dialogo o di una risposta.  Ed è proprio questo loro “girare a vuoto”, compiendo azioni per lo più insensate, ad essere divertente e intrigante.

Gli adulti sono spesso infantili e inconcludenti, al contrario  dei bambini e degli adolescenti, più consapevoli e responsabili (come ad esempio in “Moonrise Kingdom- Una fuga d’amore”),

Attraverso il rovesciamento dei ruoli convenzionali e delle tecniche di recitazione usuali, il regista rivela la straordinaria capacità di mescolare registri diversi, passando dalla commedia  a momenti di inaspettata e repentina violenza, con il transito continuo dal genere humor al drammatico, o al grottesco, creando sensazioni di straniamento che, invece di essere negative, finiscono per attirare l’attenzione dello spettatore.

Ne è un esempio il “Il Treno per Darjeeling”(premiato a Venezia), che racconta la  storia di tre fratelli, ognuno dotato di proprie eccentriche peculiarità, che si ritrovano dopo la morte del padre, per affrontare un  “assurdo” viaggio in India, in cerca della propria spiritualità e del proprio passato. Tra momenti esilaranti ed altri drammatici si snoda una storia “strampalata”, non priva di metafore e simboli ( ad esempio il cumulo di valigie arancioni, ereditate dal padre che i tre sono ostinati a trasportare dappertutto con grande fatica). Come tre adolescenti mai cresciuti i fratellisaranno costretti, infine, ad accettare le proprie responsabilità, a superare i propri traumi ed affrontare proprio senso di colpa.  Eccezionali i tre interpreti Adrian Brody, Owen Wilson e Jason Schwartzman, gli ultimi due, grandi amici del regista fin dai tempi dell’università.

Nell’attesa di vedere il prossimo lungometraggio del regista “The isle of the dog”, atteso per il 2018, non si può non citare il film che forse, rappresenta la cifra stilistica dell’autore “Grand Budapest Hotel” (premiato con 4 oscar: colonna sonora,  costumi, trucco e scenografia). Una pellicola “matrioska”, colorata, rocambolesca e avvincente, dalla trama ad incastro, intricata, ma narrata con un’agilità sorprendente. Con questo film il regista riesce, più che in altri, a portare sullo schermo “un suo piccolo mondo fantastico”, popolato da personaggi curiosi e originali che catturano lo spettatore con le loro “stralunate” vicende. Ritmo serrato, invenzioni sceniche brillanti e attori molto convincenti , tra cui spicca “il camaleontico” Ralph Fiennes, qui nelle vesti di un raffinato portiere d’albergo, assiduo corteggiatore di   anziane signore. Molto belle le scenografie, alcune fatte a mano, con delle soluzioni naif e artigianali, a tratti “cartoonesche” che come sempre stupiscono molto per la loro creatività e fanno del film un’intelligente opera di intrattenimento, realizzata con grande tecnica e cura dei dettagli.

Dopo questo lavoro, sono alte dunque le aspettative per il nuovo film del 2018, animato in stop motion, tecnica già usata dal regista in “Fantasic Mr.Fox”. Come in quest’ultimo film a quanto pare si avrà a che fare con animali parlanti. La stravaganza sembra garantita anche questa volta.

 

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