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molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Africa. Incrementare il settore agricolo priorità assoluta

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Entro il 2050 il continente africano avrà bisogno di incrementare del 260% i suoi raccolti se vorrà sfamare una popolazione che arriverà, secondo le stime, a 2.4 miliardi persone. Un vero e proprio grido d’allarme lanciato dal ministro dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale della Nigeria, Akinwumi Adesina.

Ha lasciato dunque uno strascico quest’anno il Quarto Forum della African Green Revolution, ospitato ad Addis Ababa. Oltre 1.000 leader africani, rappresentanti di Governo, associazioni di agricoltori, aziende del settore privato, specialisti e ricercatori. Un appuntamento particolarmente importante visto che il 2014 è stato proclamato dall’Unione Africana Anno dell’Agricoltura e della Sicurezza Alimentare.

Settore agricolo determinante

Ma la 4 giorni di lavori ha lasciato un senso di incompletezza, legato alla lentezza – o in certi casi mancanza – di politiche di sviluppo in un ambito che ancora rappresenta l’entrata più consistente per i Paesi africani, sia a livello di guadagni per le famiglie, sia a livello di Pil. L’Africa continua ad essere un Paese dalle forti potenzialità nel settore agricolo, il 60% dipende ancora interamente o in parte dall’agricoltura, ma è anche la maggior parte di questo 60% a vivere sotto la soglia di povertà. Nel suo appello il ministro nigeriano ha anche ricordato che la superficie arabile del continente è pari al 65%, eppure la media degli agricoltori africani lavora e sfrutta solo al 40% le potenzialità della terra e delle colture. Se si continua così, dunque, si potrebbe andare incontro ad una grave emergenza.

Nwanze, basterebbero semplici tecnologie

Cosa fare è semplice, almeno secondo Kanayo F. Nwanze, presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, che – un paio di mesi prima dell’evento ad Addis Ababa – aveva inviato una lettera aperta ai capi di Stato dell’Unione africana ammonendoli per la mancata messa in atto – dopo le promesse di Maputo – di politiche serie e a lungo termine nel settore. Basterebbero – ha scritto il ricercatore – “semplici tecnologie, come il miglioramento dei semi, dell’irrigazione, dell’uso dei fertilizzanti. Calcoliamo che un’irrigazione adeguata potrebbe da sola incrementare la produzione fino al 50%”. C’è poi il problema degli investimenti nelle infrastrutture, nelle strade, nell’energia, nei sistemi di stoccaggio e in quelli finanziari e dell’assistenza legale e amministrativa. Oltre, naturalmente, ad una appropriata governance fatta di inclusione tra i vertici decisionali e la base rurale.

Presidente Ifad, torniamo a occuparci delle persone 

“Le economie africane – ha scritto il presidente dell’ Ifad – sono cresciute in maniera impressionante negli ultimi anni, ma ora è il momento di smetterla di concentrarsi sui risultati e le performance del Pil e di focalizzare invece l’attenzione sugli individui. La maggior parte degli africani lavora nel settore agricolo e da questo trae sostentamento. Bisogna smetterla di trascurarli se davvero vogliamo portare l’Africa ad un futuro di salute, pace e sicurezza”.

Ma in questo scenario si fa avanti uno studio che mette in discussione la rivoluzione verde nel continente. Secondo una ricerca condotta da un team di studiosi della Purdue University nell’Indiana, il basso rendimento dei raccolti in Africa e la necessità di aumentare la produzione porterebbe ad aumentare la superficie arabile con il conseguente incremento di emissioni di carbonio.
“Nelle regioni africane ricche di biodiversità bisogna evitare – si legge nella ricerca – la deforestazione, con lo scopo di destinare le aree all’agricoltura per incrementare i raccolti. Questo, infatti, aumenterebbe enormemente le emissioni nocive”.
La sfida dello sviluppo senza distruggere è aperta.

 

Antonella Sinopoli

L'Autore

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