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Gianni Rodari

AL VIA TRIDENT JUNCUTURE 2016. LAGO PATRIA SET DELLA NATO

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nato 3E’ iniziata  la piu’ importante esercitazione della Nato, Trident Juncuture 2016, che ha il suo fulcro nella base Jfc di Napoli che si trova nella zona di Lago Patria. Questa esercitazione impegna 2600 uomini, la maggior parte dei quali militari e alcuni contractor, (consulenti esterni), dei 28 paesi dell’Alleanza Atlantica. L’esercitazione andra’ avanti fino al 2 novembre dai comandi operativi di Napoli e Brunssum. Scenario di questa operazione simulata ma realistica sono i Paesi Baltici. Cabina di regia in Norvegia a Stavanger, dove ha sede il Joint Warfare Centre. L’esercitazione certifica l’idoneita’ del comando JFC Naples per il 2017 a guidare la forza di azione rapida della Nato, che dispone di 40 mila unita’ e conta una brigata multinazionale di 5 mila uomini (VJTF), capaci di rischierarsi rapidamente in qualunque territorio.

Il capitano di fregata Bill Lauste, della Marina militare britannica, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa presso la base militare che “l’esercitazione si prefigge di dimostrare ai valutatori che questo comando e i comandi subordinati sono in grado di condurre e portare a buon fine un’operazione militare garantendo che le decisioni siano prese con tempestività e tenendo conto del giusto livello di consiglio qualificato. Il personale del comando fornisce consulenza al comandante in vari settori specialistici”. La Trident Juncture 2016 non prevede il dispiegamento di truppe sul terreno, ma tutto viene condotto dai comandi che simulano scenari di guerra in situazioni in terra , mare e cielo, compresi i rapporti con i media e gli aspetti legali di un conflitto, nonche’ gli attacchi chimici e cybernetici. L’azione mira a preparare un eventuale intervento in applicazione dell’articolo 5 del Trattato nord atlantico che stabilisce che se un Paese membro della Nato subisce un attentato alla sua democrazia e sicurezza, l’alleanza possa intervenire.

Secondo quanto spiega agenzia Nova, lo scenario dell’esercitazione è una zona fittizia dell’area baltica denominata Skolkan. Si tratta, nello scenario immaginato, di un gruppo di paesi che si affacciano sul Baltico legati da stretti rapporti economici, culturali e storici; meno stretti, invece, sono i loro rapporti politici. Il più grande è un paese, chiamato Botnia, considerato monopartitico e dotato di una forza armata molto potente che minaccia un paese Nato come l’Estonia. L’esercitazione si basa infatti sulla minaccia di una guerra ibrida e prevede che in Estonia ci possa essere una folta comunità di abitanti della Botnia che proclamino l’indipendenza di una fetta di territorio a ovest di Tallin, spingendo così l’Estonia a chiedere l’applicazione dell’articolo 5 della Carta della Nato che prevede l’intervento dei paesi alleati in caso di attacco. L’ammiraglio Michelle Howard della Marina statunitense e dal vicecomandante del Comando interforze di Napoli ha sottolineato che “in quanto alleanza militare, compete alla Nato garantire la pace e la stabilità di oltre un miliardo di persone. L’Alleanza si fonda su valori comuni e su principi quali la democrazia, le libertà individuali, I diritti umani e lo stato di diritto. Lo scenario della sicurezza, sempre più variegate, imprevedibile ed impegnativo in questi ultimi anni, ha dato l’occasione alla Nato di dimostrare la propria capacità di adattamento”. Per questo l’ufficiale statunitense ha sottolineato come “nel 2014 al summit di Galles, la Nato ha introdotto le Misure di Rassicurazione e dato avvio al Pano di Risposta che, seguendo varie vie, si prefigge di rendere la Nato pronta ad affrontare le sfide attuali e quelle eventuali”.

Nel corso della conferenza stampa si sono toccati anche temi di attualità che riguardano la Nato. In particolare sul problema dell’immigrazione, l’Alleanza atlantica “non ha avuto un mandato di occuparsi dei migranti nel Mediterraneo”, ha affermato l’ammiraglio Howard. “L’Unione europea si occupa della questione dell’immigrazione nel Mediterraneo con la missione Sophia e l’agenzia Frontex – ha proseguito l’ammiraglio –, noi ci basiamo sul messaggio uscito dal recente vertice di Varsavia e sulla necessità di una maggiore cooperazione tra l’Ue e la Nato. Al momento non abbiamo alcun mandato per agire in questo senso da parte del Consiglio atlantico”. L’ufficiale ha poi aggiunto che “alla Nato compete garantire la pace e la stabilità di oltre un miliardo di persone e di affrontare minacce di vario tipo”. Inoltre la Howard ha spiegato che l’Alleanza, sin dalla sua fondazione, “monitora le attività delle navi russe”. Commentando la frase del segretario generale, Jens Stoltenberg, che a Bruxelles ha affermato che la Nato sta “monitorando il dispiegamento e gli spostamenti” della flotta navale della Federazione russa”, l’ammiraglio statunitense ha spiegato come sin dal 1949 l’Alleanza atlantica “ha avuto il compito di monitorare le attività, prima dell’Unione sovietica, e ora della Russia, e noi continueremo a svolgere questa attività e vedremo quale atteggiamento assumere in risposta alle loro azioni”. A proposito invece della preoccupazione della Nato per la situazione nell’enclave di Kaliningrad, la Howard ha aggiunto che non si deve”solo considerare questo scenario ma tutti quelli che ci si presentano davanti, per considerare le sfide che globalmente ci pongono”.

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