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Gianni Rodari

Allende , il “companero” massone. Il Gran Maestro Bisi racconta i liberi muratori

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Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi

Se la massoneria non ha colori politici ed è una associazione di uomini liberi, ognuno dei quali disposto a costruire dentro di sé il proprio Tempio, fedele ai valori di lealtà, altruismo, generosità e coraggio, allora non sorprende che Salvator Allende fosse massone. A fare luce sull’ altra faccia, sicuramente meno nota, del presidente “companero”, icona della sinistra, morto per la libertà del suo paese durante il golpe di Pinochet, è stato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, che ha fortemente voluto la pubblicazione anche in italia del libro del giornalista cileno Juan Gonzalo Rocha “Allende Massone. Il punto di vista di un profano” (Mimesis), di cui firma la prefazione. Libro che ha presentato durante la Gran Loggia di Rimini, dedicata al coraggio delle idee e alla costanza delle azioni e al cambiamento. La necessità umana è quella di cambiare, partendo da sé, ma guardando al mondo, sostiene il senese Bisi, uomo di cultura e giornalista, che nel suo intervento al Palacongressi ha citato Vasco Rossi e Pierangelo Bertoli. La muratoria italiana morde il futuro, che è ora e lo fa con lo sguardo aperto di chi può contare nella fratellanza. Non siamo alla massoneria 2.0, anzi, si scopre, intervistando il senese Bisi, da un anno guida del Grande Oriente d’Italia, che uno dei valori più importanti, assieme alla lealtà e al coraggio, è quello dell’ascolto.
“La massoneria oggi è il luogo del confronto fra uomini. A me pare rivoluzionario che in loggia si parli uno alla volta. Si ascolta ciò che dice il fratello e poi si parla quando è il proprio turno. Dove lo si fa oggi? In quale altra riunione? Ovunque è un vociare, un rumore. Non lo si fa più, il gesto di ascoltare”.Per questo non stupisce che quando si chiede a Bisi di parlare dei suoi maestri alla fine dell’intervista, che ha rilasciato in esclusiva per Futuro Quotidiano, lui ricordi “Franco, un medico senese diventato cieco quando andò in pensione. Lo andavo a prendere quando c’erano le riunioni della loggia e in quel tratto di strada, in quei chilometri in auto parlavamo molto. Mi insegnava il coraggio. Non ho mai sentito in lui lo sconforto, questo mi colpiva tanto. Non si riesce a pensare la tragedia della malattia che ti lascia cieco, ma lui parlava con coraggio. Soltanto una volta, ma di passaggio, mi disse di essere come dentro ad un cilindro per tutto il tempo. Nel mio percorso massonico e nella vita è lui il mio maestro, per questo tengo in tasca sempre la sua ultima tessere di appartenenza al Grande Oriente d’Italia. Più che un amuleto è un esempio”.Un esempio anche di cambiamento, a cui Bisi ha fatto appello nella sua allocuzione di Rimini.

Quali sono i cambiamenti che si impongono nella società oggi. Cambiare è difficile, lei l’ha affermato nel suo intervento, citando la canzone di Vasco Rossi. Ma in concreto che cosa cambierebbe nella società?
“Cambiamento è una parola molto utilizzata da tutti, ad ogni livello. Ma tutti noi lo dobbiamo fare internamente. Prima di parlare di massimi sistemi. E’ quello che noi chiamiamo il lavoro di sgrossatura della pietra grezza. Un lavoro interno. Nel contempo cambiare implica battere l’individualismo sfrenato, l’egoismo, l’arroganza. Poi certo ci sono i temi del sociale, cambiare è battere la povertà, la diseguaglianza, la mancanza di diritti delle persone, sconfiggere le guerre, il terrorismo fondamentalista. Oggi c’è bisogno di andare oltre le differenze di razza, di religione. La notizia delle violenze sui barconi dei disperati, dovute alla differenza religiose, ci impone il cambiamento”.

Come si può cambiare?
“Cambiando noi stessi. Per farlo bisogna ripartire dalla scuola e dalla cultura. La scuola deve per prima cosa migliorare le condizioni di lavoro degli inseganti e di vita degli studenti. Ad esempio l’Italia dovrebbe puntare sul binomio cultura e turismo, valorizzare i beni culturali e architettonici che può vantare, unica al mondo, e dare lavoro a tante persone, soprattutto ai giovani”.

Quindi se dovesse cambiare tre cose in Italia, cambierebbe queste?
“Sì, scuola, cultura e turismo. Ma per cultura intendo maggior sostegno alle iniziative culturali e poi un maggior sostegno agli insegnanti che vanno aiutati. Serve una campagna che dalle scuole primarie arrivi all’università, a sostegno della cultura”.
allende-580x333Rimini è stata il palcoscenico della presentazione dell’edizione italiana di Allende massone, da lei voluto con passione. Il libro, edito da Mimesis, si apre con la sua prefazione. Ormai non ci sono dubbi, Allende era massone, come altri grandi personaggi del Novecento e non solo, basta citare Garibaldi. Ma il PCI, che guardò ad Allende come ad un simbolo, ne era a conoscenza? Berlinguer lo sapeva?
“Non so se Berlinguer e il PCI sapevano. Ritengo di sì, non era segreta l’affiliazione di Allende alla libera muratoria. Forse la sinistra ha rimosso o dimenticato da tanto tempo l’appartenenza di questo grande dell’umanità al genere umano e quindi anche alla massoneria. La libera muratoria non ha colori politici, lavora per migliorare l’umanità e Allende lavorava per migliorare la vita dei suoi concittadini. Spero che la sinistra italiana, con questo libro tradotto in italiano, posso tornare a valorizzare la figura di Allende, portatrice di valori importanti. Auguro a questa iniziativa editoriale fortuna, è un bel libro anche dal punto di vista scientifico”.

Le risulta che anche Pinochet fosse massone?
“Qualcuno sostiene che lo fosse, ma credo che fosse entrato e uscito in pochissimo tempo e che non abbia capito dove era entrato. E’ questa la differenza fra i due personaggi, sia nel quotidiano, che nei valori massonici di base”
Ecco, Allende diceva che “la massoneria non è né una setta, né un partito”, che cosa è quindi la massoneria oggi?
“Userei le stesse parole di Allende del 1971 in Colombia. Diceva che i principi e i valori della massoneria erano la più potente rivoluzione innovatrice per l’umanità. Oggi c’è bisogno della libera muratoria per la forza del dialogo, della libertà, per il coraggio di prendere le decisioni e di diminuire la violenza del male che gli uomini utilizzano. La massoneria è luogo di confronto fra gli uomini”.

Nel libro si cita la codardia morale, come la si vince?
“Bisogna che gli uomini abbiamo coraggio. C’è un cantante, Mengoni, che dice ‘amo gli uomini che hanno il coraggio di essere uomini’. Essere uomini significa essere leali, sinceri, generosi verso gli altri e coraggiosi”.

Lei fa spesso riferimenti a canzoni molto popolari, come mai?
“Se il vescovo di Noto ha cantato durante un’omelia un paio di canzoni non vedo perché non dovrei farlo io, citando canzoni anche popolari. Nel primo trimestre del 2015 ci sono state 701 domande di affiliazione al Grande Oriente. Sono tante. La media degli anni precedenti nello stesso periodo era di 400 domande. Quello delle canzoni è un linguaggio semplice, diretto. A Rimini ho citato la canzone di Pierangelo Bertoli che parla di “…Un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Ecco, il libero muratore è un guerriero senza patria, perché la nostra è una fratellanza universale senza spada, perché non dobbiamo uccidere uomini, semmai l’intolleranza degli uomini, con un piede nel passato, veniamo da lontano, ma guardiamo avanti, siamo aperti al futuro, ai cambiamenti, alle novità”.

In effetti il nuovo corso della massoneria sembra legato alla comunicazione, che ruolo ha per lei la comunicazione? E, visto che ormai la parte pubblica della massoneria è così importante ed evidente, ha ancora senso la massoneria? Non vi siete un po’ sovraesposti in questi anni?
“Abbiamo un sito molto seguito e tre riviste esterne. Siamo attenti al mondo, ma non direi che ci sia una contraddizione. La libera muratoria italiana è stata chiusa durante la dittatura. E’ da tempo che ci siamo aperti al mondo, siamo pronti al dialogo, a metterci in gioco, a farci riconoscere”.

Non avete reso note le liste però…
“Non avrebbe senso. Io non ho mai chiesto a nessuna associazione di rendere nota la propria lista di iscritti. Noi siamo disponibili a far vedere ciò che facciamo, ma altro sono i lavori rituali, una parte riservata agli affiliati. Se anche aprissimo questa parte, chi è profano non capirebbe che cosa facciamo”.

villa-vascelloChe caratteristiche deve avere un “profano” per bussare alla porta del Tempio per farsi aprire?
“Deve essere un uomo libero e di buoni costumi. Deve avere un desiderio di cambiare se stesso, di migliorarsi, di lavorare al fianco di altri fratelli, che non lo accetteranno in base al colore della pelle, alla professione o alla religione, ma in base alla sua disponibilità a costruire qualcosa di importante e di durevole…di umano”.

Nel mondo ci sono tante donne ai vertici di importanti realtà. Come Hillary Clinton che si è candidata alle presidenziali Usa, come la francese Cristine Lagarde ex ministro dell’Economia e direttrice del Fondo Monetario internazionale. La presenza femminile in Massoneria invece è stata sempre al centro di una controversa tematica. Nell’ottica del cambiamento, a quando l’ingresso delle donne nel Grande Oriente d’Italia? Aprirete mai le porte a loro?
“Per ora no, non è previsto un riconoscimento da parte del Grande Oriente d’Italia. Ci sono motivazioni storiche. I costruttori di cattedrali a cui ci rifacciamo non avevano fra di loro donne e vogliamo rispettare la tradizione. Parallelamente dal Goi però esiste la Stella d’Oriente, alla quale fanno parte i familiari di fratelli muratori, che sono impegnati in molte attività, soprattutto nel volontariato”.

Mi ha colpito molto il fatto che lei parli spesso della necessità di “essere uomini buoni”, cosa significa essere uomini buoni?
“Giusti, generosi, entusiasti, coraggiosi al momento delle scelte. Il progresso dell’umanità avviene se un uomo si dona con altruismo. E noi proviamo a fare questo”.

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