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Gianni Rodari

Il futuro della via della seta passa dall’alta velocità

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Ankara-Istanbul in tre ore o poco più. Da oggi  la Via della Seta incontra l’alta velocità. L’antichissimo sistema di rotte carovaniere che partendo dalla Turchia attraversa tutta l’Asia si fonde con il trasporto del futuro. Le due capitali della Turchia infatti, quella politica e quella economica e culturale, sono ora collegate da una linea ferroviaria ad alta velocità, che quasi dimezza i tempi di percorrenza precedenti.

“Yeni Türkiye”, la nuova Turchia

pres turco E’ stata inaugurata ieri la nuova linea ferroviaria turca dal primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, con un viaggio a tappe lungo 553 chilometri. Uno dei tanti successi, se si considera il boom economico col Pil che sale del 4% all’anno, la rete infrastrutturale nuova di zecca, i porti e aeroporti, i servizi ospedalieri gratuiti e all’avanguardia, da sbandierare nella campagna elettorale in vista delle presidenziali del 10 agosto, le prime a suffragio universale nella storia della Repubblica. “Siamo adesso una nazione ammirata, non dobbiamo più ammirare le città europee e invidiare i loro treni veloci”, ha dichiarato con fierezza il premier in una delle soste lungo il percorso. “Yeni Türkiye”, la nuova Turchia.

Alta velocità, novità in Anatolia

In effetti, l’alta velocità è una novità in Anatolia. La prima tratta, da Ankara ad Eskişehir, in direzione Istanbul, è entrata in funzione solo nel 2009, quella da Ankara a Konya due anni dopo, mentre il 23 marzo del 2013 Erdoğan ha aperto la Konya-Eskişehir. Gli obiettivi sono estremamente ambiziosi e sono stati enunciati nel programma di governo: costruire entro il 2023 (nel centenario della Repubblica dal grande valore simbolico) 10.000 chilometri di alta velocità e portare l’estensione totale della rete ferroviaria da 11.000 a oltre 25.000 chilometri. Un reticolo che metterà in comunicazione città prima semi-isolate, favorendone lo sviluppo e che consentirà un più celere trasferimento delle produzioni industriali verso i mercati interni e d’esportazione. Solo per l’alta velocità è previsto un investimento complessivo di circa 45 miliardi di dollari, di cui 4 spesi per la Ankara-Istanbul (in parte coperti con fondi e prestiti europei); 14 ulteriori linee sono state inoltre approvate, tra cui la Istanbul-Izmir verso il mar Egeo e la Konya-Karaman-Mersin che doterà la regione manifatturiera più dinamica del paese di uno sbocco sul Mediterraneo.

La via della seta al centro dello scacchiere eurasiatico

Le nuove linee fanno però parte di un progetto ancora più ampio, di portata regionale che già sta rivoluzionando gli equilibri sullo scacchiere eurasiatico. Dal 2016 la Ankara-Istanbul, oggi limitata alla periferia orientale di Istanbul (per raggiungere il centro, è necessario un ulteriore viaggio in autobus), verrà integrata al Marmaray: 90 chilometri di metropolitana leggera attualmente in rifacimento, con un collegamento diretto tra la sponda asiatica a quella europea di Istanbul attraverso il tunnel sotto il Bosforo, attivato il 29 ottobre dello scorso anno. E’ uno dei tasselli della “via ferrata della seta”, da Londra alla Cina per il trasporto di merci e di passeggeri, da completare grazie alla Baku-Tbilisi-Kars e alla connessione Aktau-Urumchi, già in fase di avanzata realizzazione. Proprio il giorno dell’inaugurazione solenne del tunnel, il primo ministro giapponese Shinzo Abe, scherzando ma neanche troppo, ha suggerito un’estensione sottomarina dalla Cina fino a Tokyo. La Turchia vuole sfruttare in modo lungimirante la vocazione che la geopolitica le ha offerto, quella di centro del continente afro-asiatico; vuole diventare un hub nel reticolo di corridoi multi-modali tra l’Asia e l’Europa, tra il Nord e il Sud del mondo.

Cintura di cooperazione turco-cinese

Un obiettivo perfettamente compatibile con la nuova strategia cinese. Il presidente Xi Jinping ne ha illustrato lo scorso anno i due pilastri: una “cintura di cooperazione economica” sulla via della Seta in Asia centrale e una “via della Seta marittima del XXI secolo” in Asia sud-orientale. La Cina intende innanzitutto promuovere lo sviluppo delle sue regioni periferiche depresse ma ci sarebbero conseguenze benefiche per tutto il continente euro-asiatico. Sono previste due linee ferroviarie: una di 6000 chilometri dallo Xinjiang alla Bulgaria, attraverso la penisola anatolica e un’altra di 3000 chilometri verso Singapore, passando per il Laos, la Thailandia e la Malaysia, con parallelo potenziamento delle rotte marittime in tutta l’Indocina. Legami fisici dunque, rafforzati però da nuovi accordi di libero scambio e di cooperazione economica. Queste le vie e le rotte del futuro.

Giuseppe Mancini

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