Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Appuntamenti no. Ecco quando riportarsela a casa

0

A me piacciono molto i primi appuntamenti. Sono un’amante del disagio, dell’inadeguatezza e del pessimo gusto nel vestirsi, probabilmente perché appartengo alla sfortunata generazione che è cresciuta con Dawson’s Creek piuttosto che con Beverly Hills. E quindi alla fine mi sono trovata molto più spesso al tavolo di un bar con uno col maglione con le renne piuttosto che con uno sfrontato cocainomane con la camicia di flanella e lo sguardo da assassino.

Pregi e difetti dei primi appuntamenti

Comunque i miei Dylan li ho avuti pure io e l’epilogo è molto meno interessante di quello in cui puoi sperare con un Dawson. Lui ti strabilierà sempre e, anche se poi alla fine non gli risponderai mai più al telefono, farà sempre e comunque qualcosa per essere annoverato tra i 10 migliori e peggiori primi appuntamenti della tua vita. Arriviamo al dunque, il problema non è tanto trovare l’uomo della propria vita quanto più riuscire a trovare qualcuno a cui valga la pena darla, se non la prima sera quantomeno la seconda. Premesso che secondo me vige una regola: se esci con uno che decisamente ci sta provando con te, ti fai offrire da bere e ridi alle sue battute anche se non fanno proprio ridere, alla fine gliela devi dare.

E non vale se poi dici che non ti piace perché io non ci credo affatto a quella gente che non sa se una persona le piace o no. Quindi le cose sono due: o sei una pazza o sei così insicura, povera e affamata da aver bisogno di uscire con uno per risolvere i tuoi problemi esistenziali e, in questo caso, alla fine dovresti pur ricambiare in qualche modo. Almeno un bacino. Alla regola ovviamente ci sono delle eccezioni. Ad esempio, non vige se accettate da bere da uno sconosciuto che vi attacca alle spalle al bancone di un locale o se a importunarvi sventolandovi gustosi drink davanti sono Gioia e Felice, la coppia di scambisti di quel locale di cui non dico il nome sennò mi vengono a cercare e mi querelano (e comunque, purtroppo per loro, non ho usato nomi di fantasia). Per il resto c’è un’ultima possibilità per cui alla fine, nonostante ci abbiate messo l’impegno, nonostante gliela voleste gettare proprio lì sul tavolo, alla fine ve la conservate e ve la riportate a casa: lui è un bidone, o forse lo siete voi, e a questo non c’è rimedio.

Le categorie dei bidoni umani

Esiste una certa categoria di essere umano che tende a presentarsi come uno dalle ottime potenzialità: mette esilaranti stati su Facebook scritti anche in un italiano corretto, fa il lavoro che sognavi di fare da piccola, sembra che ascolti musica decente (questo sempre tramite un’inchiesta condotta sul suo profilo), è fotogenico ed è, auspicabilmente, single.

Ecco i 5 migliori esempi di bidoni, ovvero quando riportarsela a casa non è peccato capitale.

divieto_letto

Bidone 1: l’uomo perfetto è un fedifrago meschino

La serata va benissimo, lui ha i denti bianchi, così bianchi che ogni volta che lo guardi non puoi fare a meno di pensare che al posto dei denti abbia delle Vigorsol. Fa ridere, versa prima a te il vino e va a pagare quando tu te ne vai in bagno levandoti dall’impiccio di fare la mossetta del portafogli. Gli piace il tuo stesso amaro e la sua macchina non sembra il rifugio di un senzatetto. Quando ti accompagna a casa nell’esatto momento in cui tu stai per avvinghiarti a lui per non separartene mai ti saluta con un bacetto patetico e se ne va. Ti chiederai cosa hai fatto di male per non meritarti le tue Vigorsol e in quel momento ti scriverà, ti chiederà se può tornare e tu saltando di gioia ti sfilerai il pigiama coi pinguini che ti eri appena messa. Farete tanto fantastico sesso dopo il quale, rilassata e compiaciuta, gli chiederai candidamente perché prima se ne fosse andato in quel modo barbaro. “Dovevo chiamare la mia fidanzata”. Bene, ci sono domande che hanno un tempo giusto per essere fatte. Dovevate conservarvela.

Bidone 2: nemici amici

Passate le vostre giornate, da mesi, a mettervi like a qualsiasi post come se prendeste i soldi da uno sponsor. Ma ci credete. Tutto ciò che condivide sulla sua bacheca è magnifico e lui pensa evidentemente lo stesso. Dopo giornate di chat convulse finalmente ti chiede di uscire e per la prima volta dopo tanto tempo ti prepari in 15 secondi. Ce l’hai in pugno, ti dici. Dopo esattamente 5 minuti che sorseggiate un caffè su una panchina al parco è però evidente a entrambi che vi fate schifo o, comunque, non sapete assolutamente comunicare, non dal vivo almeno. Sei talmente avvilita che quasi inizieresti a scrivergli su Facebook per porre fine allo strazio che alla fine ci pensa lui. Devi tornare a lavoro vero? Già, mi dispiace. Facciamo che ci vediamo presto? Facciamo che ci vediamo presto!
Non lo risentirai mai più ovviamente ma gli vorrai per sempre bene.

Bidone 3: l’ospedalizzato – potevi almeno metterti del fard

Uomini_cucinaAlla fine ci sei uscita perché è il meno peggio di quelli che lavorano con te e la tua autostima recentemente non è stata alimentata da messaggi di pervertiti su alcun social network. Alla fine hai pure sempre deciso di soprassedere sul fatto che fosse di un deprimente colorito azzurro polvere che ti ritrovi seduta davanti a un tagliere per celiaci. Ti diverti, assaggi cose che sanno di busta di plastica e alla fine, anche se hai una fame disumana, apprezzi i suoi tentativi di farti stare bene. Anche se non hai capito bene perché dovesse farti entrare nel suo mondo di celiaci e non ti abbia permesso di ordinare un tagliere umano. Però stai bene, stai talmente bene che alla fine accetti anche di farti offrire da bere in un altro posto. Al secondo bicchiere di vino però lui va in bagno e non torna, per molto tempo, troppo. Scusa se ci ho messo tanto, è che dovevo farmi un’insulina, sono diabetico. Chiariamoci, niente contro i diabetici e i celiaci ma al primo appuntamento non si dice, o almeno non si dichiarano tutti e due insieme sennò tu non puoi far altro che immaginarti che al secondo appuntamento ti chiederà di cambiargli il catetere.

Bidone 4: Ibiza mon amour

Lo avevi già visto in metropolitana e te lo eri conteso col tuo migliore amico gay e te lo sei ritrovato la sera a lavorare nel locale dove sei andata a bere per tentare di farti venire l’epatite e metterti col celiaco di cui sopra. Ci metti poco a capire che in metro guardava te e non quello spilungone dell’amico tuo che per quanto bello è dotato di un accessorio in più. Ti offre da bere e ti da appuntamento per il giorno dopo. Lui ha appena compiuto 18 anni e ha abbandonato il liceo perché la sua vita è la musica, dice, vuole fare il dj e per quello la scuola non gli serve. È talmente carino che un po’ ci pensi se vuoi fare la milf oppure no ma poi dice quella frase: il mio sogno è andare a vivere a Ibiza e drogarmi tutte le sere, tutto l’anno col mio amico Matteo, peccato che la sua fidanzata è incinta. Lui non ha possibilità di recupero, lo ritroverai pochi anni dopo fuori al sert o a mendicare davanti alla Sma.

Bidone 5: l’imprenditore – datemi un Iphone e solleverò il mondo

uomini cellulariTi parlava solo perché Whatsapp gli crea una certa eccitazione, oltre che ad averne una dipendenza. Te ne accorgerai non appena sarà venuto a prenderti: chiederà a Siri di trovare un ristorante, di mettergli il navigatore e, se potesse, anche di simulargli un amplesso. Potreste trovarvi a cenare uno di fronte all’altra guardandovi da FaceTime, perché vi predilige spixelate piuttosto che nella vostra versione originale. Non meravigliarti se è un amante dei porno giapponesi censurati. La sua è solo deformazione professionale.

Martina Di Matteo

L'Autore

Lascia un commento