Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Appunti brasiliani …

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brasile2Come ormai è noto il Brasile vive una crisi rilevante : economica, politica , culturale, istituzionale che attraversa il paese intero e che ha portato alla storica seduta della camera dei deputati di domenica che ha dato il via libera alla procedura di impeachament nei confronti della presidente Dilma. Ora il procedimento passa al Senato ma i numeri parlano chiaro e saranno in linea con il voto della camera federale.

La seduta di domenica sollecita in me, europeo, qualche riflessione. Formale innanzitutto. La camera era presieduta dal deputato Cunha, plurindagato, e partrcipe della c.d. “ commissione etica”. Fatto giuridicamente ininfluente ma sul piano della opportunita’ assai discutibile.brasile

La visione del parlamento federale si confondeva con quella di una curva da stadio o , come molti osservatori e media internazionali hanno sottolineato, con un circo. Deputati con cartelli, bandiere, cravatte e fazzolettini inneggianti alle diverse fazioni,accalcati intorno a un podio, urla di approvazione o di protesta, e autentico tifo.

La presidenza inquadrata dalle televisioni intenta a rifocillarsi con una piccola merenda e avvolta da uno sciame urlante di deputati davvero scomposti. Rispetto dovuto per i c.d. “interna corporis” ma si dovrebbe avere anche rispetto per la dignita’ delle istituzioni repubblicane.

Insomma, agli occhi di un osservatore europeo era davvero difficile riconoscere in quella piazza un parlamento privo come era di quella forma e austerita’ che i luoghi della democrazia vorrebbero.

Gli interventi, tutti I parlamentari sono intervenuti, tesi nella sostanza a una dichiarazione di voto sono stati a dir poco esilaranti e non piu’ lunghi di un paio di minuti ciascuno.

Erano, di fatto, interventi fotocopia; “ per mia madre, per mia moglie,per mio figlio,per il brasile voto….” ; c’era di che riflettere ! argomentazioni corpose e ricche di dotte considerazioni politiche e costituzionali!

Eppure si stava recitando un fatto politico solenne e un passaggio di grande rilevanza per la vita politico-istituzionale del paese.

Fuori del palazzo le due tifoserie si contavano, alla fine chi ha esultato e chi ha piegato le bandiere e mestamente e’ tornato a casa.

Per fortuna il giorno dopo abbiamo letto parecchi interventi che hanno sottolineato la vergogna e l’indignazione di molti autorevoli osservatori.

Dico tutto cio’ perche’ la forma e il rispetto per la solennita’ delle istituzioni non e’ un dato trascurabile, assume le sembianze e i caratteri della sostanza. Le grandi democrazie hanno profondo rispetto formale per se stesse e vivono di regole che le rendono quelle che devono essere : il tempio dell’esercizio della difficile arte della democrazia.

Vado alla sostanza. Stiamo parlando di una procedura di impeachament prevista all’interno di uno Stato federale di democrazia presidenziale. Non c’e’ un paragone nelle nostre democrazie parlamentari nei procedimenti di accusa nei confronti del capo dello stato , previsto da quasi tutte le costituzioni europee, ne’ nelle mozioni di sfiducia parlamentari. Sarebbe sommamente improprio svolgere argomentazioni tendenti a estendere il concetto di impeachament alla costituzione italiana per rimanere a casa nostra.

L’impeachament e ‘istituto antico del common law dal 1376 quando fu messo sotto accusa Edoardo III e poi previsto e disciplinato dai padri costituenti degli Stati Uniti d’America nella Costituzione di Philadelphia del 1787.

Il Brasile e il Paraguay sono stati gli unici paesi del Sudamerica a votare e ottenere la caduta di presidenti della Repubblica attraverso il procedimento di impeachament.

In Brasile la procedura, prevista costituzionalmente, e’ regolata dalla legge ( Lei do impeachment ) e prevede tassativamente i casi relativi alla sua applicazione e che disegnano i vari crimini previsti ( crimes de responsabilidade) : dagli attentati contro la Costituzione Federale,contro l’esistenza della Unione,contro il libero esercizio dei poteri costituzionali, contro l’esercizio dei diritti politici, individuali e sociali, contro la sicurezza interna del paese,contro la probita’ nell’esercizio amministrativo, contro la legge finanziaria e di bilancio dello Stato,contro l’inosservanza dei doveri legati alle decisioni giudiziarie.

E’ di tutta evidenza che nei confronti della Presidente, non indagata ne’ condannata, l’opposizione e la richiesta di impeachment hanno natura del tutto politica e solo formalmente motivata dalla cattiva conduzione economica da parte del suo governo e dalla estesa misura di una corruzione dilagante.

Quanto alla prima ipotesi facciamo fatica a rinvenire nel dettato costituzionale e nella legge, evidentemente di rilevanza costituzionale, il tassativo precetto che potrebbe essere individuato solo con un ragionamento estensivo e analogico che ha parecchi argomenti contrari in tema di comportamenti che rivestono carattere di crimini , Se non addirittura preclusivi.

Quanto al dato della corruzione partiamo dal presupposto di fatto che la Presidente non e’ condannata ne’ sottoposta a giudizio . Lo e’ buona parte dei parlamentari che la hanno giudicata e il presidente della camera federale.

Una costruzione procedurale e sostanziale che non trova simili nelle carte costituzionali dei paesi occidentali o nelle costituzioni che traggono origine dalle prime.

Tutto cio’ , incontestabile, porta a capire che siamo di fronte a una iniziativa politica che nulla ha a che vedere con una procedura costituzionale ma la piega a mere esigenze di natura politica.

Per rimanere pochi minuti alla seduta di domenica vorrei sottolineare una mia considerazione politica : molti dei parlamentari che hanno in passato sostenuto la Dilma e che oggi le hanno votato contro hanno evidentemente cambiato opinione , legittimo ,ma la democrazia vorrebbe che spiegassero al paese , in parlamento, le motivazioni politiche della loro decisione. Mentre devo dire che chi ha votato a favore della Dilma e’ rimasto coerente con la sua linea politica. La coerenza in politica , come nella vita, e’ un valore e mi verrebbe da pensare che “ chi ha tradito una volta, tradira’ ancora”.

Faccio queste considerazioni di carattere generale ma vorrei fosse chiaro che non vogliono essere valutazioni di parte.

C’e’ poi un attore importante in tutta questa vicenda : la magistratura. In questo momento i giudici brasiliani, gli inquirenti brasiliani e’ piu’ corretto dire , sono coloro che hanno sollevato il coperchio di una enorme rete corruttiva che avvolge il paese e le sue istituzioni e questo e’ un grande merito che va ascritto agli inquirenti.

Questi magistrati, alcuni di loro, si professano grandi estimatori dei giudici di “ mani pulite”; in questi giorni e’ anche apparsa una intervista al giudice Piercamillo Davigo che esordisce cosi’ “ non esistono innocenti ma solo colpevoli ancora non trovati” !!! mi vengono i brividi a pensare che nel paese di Beccaria, nel paese della Costituzione dei Calamandrei e dei Carlo Arturo Yemolo possa trovare spazio una simile affermazione. Ma sappiamo cosa e’ stata mani pulite, nel bene e nel male, e ci sia consentito di avere piu’ di un dubbio quando il protagonista della politica diventa la magistratura. Non mi dilungo su questo argomento ma un po’ di sana affezione al principio della divisione dei poteri e di altrettanto sana preoccupazione quando i vuoti della politica vengono riempiti da altro credo sia utile. La storia avrebbe dovuto insegnarci che i vuoti in politica si riempiono sempre e , a volte, con esiti nefasti.

La popolazione oggi e’ solo alla ricerca della punizione, della cacciata, della vendetta nei confronti del Diavolo : Lula, il PT,la Dilma. Comprensibile ma fuori di un ragionamento politico, e’ basso populismo…tutto qui’.

Il quadro politico e ‘altro : un governo sostituira’ l’attuale , avra’ caratteri piu di destra e guardera’ alle elezioni del 2018 stretto tra esigenze di risanamento economico e di ricerca del consenso. Operazione non facile.

Avra’bisogno di mettere in campo politiche economiche rigorose e impopolari ma dovra’anche guadagnarsi il consenso popolare. Dal punto di vista strategico due esigenze inconciliabili.

Avra’, dovra’ avere, dalla sua le forze produttive del paese e tentare di ridare vita all’economia ma tutto cio’ avra’inevitabilmente un costo sociale in un paese in cui l’equilibrio sociale e’assai precario.

Per riavviare i consumi e riprendere i segni + nelle economie capitaliste sono ancora valide le formule Keinesiane del volano degli investimenti pubblici e delle politiche fiscali, cosa che il governo che verra’ dovra’ tenere presente ma non sara’ strada facile se non si mettera’ mano a una riforma istituzionale complessa quanto difficile e a una coraggiosa politica di riduzione della spesa pubblica.

Ma la politica e’ arte difficile e non e’ sufficiente adottare formule di natura economica. Insomma la strada e’ certamente non breve e il compito principale della politica sara’ quello di riformare se stessa ma non certo con gli spettacoli umilianti a cui abbiamo assistito.

Un grande paese puo’ farcela.

L'Autore

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