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Archeo-business. Scavi troppo a rilento

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di Erica Antonelli   creta scavi.futuroquotidiano.com

Succede anche a Creta. Che un gruppo di archeologi italiani porti avanti importanti studi, scavando tra la polvere e la storia.Succede in particolare a Gortyna, a circa 50 km a sud-ovest di Iraklio, il sito archeologico più grande dell’isola e tra i più affascinanti al mondo. Di questo sito non se ne comprende l’importanza e la magnificenza se non si ha la curiosità di andare oltre la zona aperta al pubblico; dall’altra parte della strada principale che, di fatto, divide il sito a metà, tra zona “ufficiale” e non; una con ticket di ingresso (4 euro) e l’altra free, nascosta tra i sacri alberi. É qui che tra una distesa di ciottoli e olivi si scorge la grandezza della vecchia Górtyn. In assenza di un percorso segnalato e di indicazioni, alcuni visitatori lasciano il ciglio della strada per addentrarsi verso l’interno. E quello che a prima vista può sembrare “solo” una larga distesa di olivi diventa all’improvviso un meraviglioso campo di lavoro e ricerca per i nostri archeologi. “Noi siamo dell’Università di Milano – mi dice uno di loro – ma dall’altra parte c’è un gruppo di Roma, della Sapienza. È da circa dieci anni che lavoriamo su questo sito e ci vorrà ancora qualche anno per le pubblicazioni”. Un lavoro impegnativo e di alto interesse storico-archeologico, finanziato con fondi universitari. È tarda mattina, il sole alto e cocente, e quelle pietre risplendono d’oro sotto i suoi raggi. Mentre continuo la mia “esplorazione”, gli archeologi continuano a fare rilievi e datare le rovine di quelle che furono le terme romane dell’antica città che, ad eccezione di alcuni edifici di origine bizantina, mostra in chiaro i segni lasciati dai Romani che la conquistarono nel 67 a.C. Un immenso patrimonio, libero nei campi e non ancora portato alla formale attenzione del pubblico perché “un sito non finito”. Certo, chi vuole (e ne conosce l’esistenza) può divertirsi a passeggiare tra le rovine, cercare informazioni su internet o leggere qualche riga riportata sulle principali guide turistiche. Ma questa parte di sito, per la cui visita varrebbe la pena pagare un biglietto integrativo, non è ancora “messa a frutto”, in una Grecia che tenta la ripresa e che proprio al turismo e allo sfruttamento commerciale dei monumenti storici affida un’importantissima fetta del Pil.

creta scavi Si aspetta la fine degli scavi. Che dureranno ancora anni. E per anni ancora quegli edifici tra gli olivi saranno solo per gli studiosi, con qualche incursione da parte dei turisti più curiosi o meglio informati. lo spunto per questo post viene da Creta, ma la riflessione è generale: si possono aspettare 15 anni per mettere a “disposizione” del grande pubblico queste bellezze?Per far capire che investire sulla cultura vale e davvero? Perché un conto sono la ricerca scientifica e tempi accademici; un conto la creazione di percorsi turistici ad hoc che, pur nel rispetto degli studi in itinere, sappiano dare visibilità immediata a tali scoperte archeologiche; sappiano già “venderle” in attesa delle pubblicazioni e dell’ufficialità che la ricerca scientifica richiede, rendendole da subito motivo di vanto culturale, un ritorno di immagine e di forte indotto economico e occupazionale. Non una storia cretese questa, ma una storia estendibile ai tanti siti di interesse che esistono nel mondo ma attendono ancora la giusta visibilità e il giusto, giustissimo, “tornaconto” per dimostrare – conti alla mano – che con la cultura (in ogni sua forma e in ogni dove) si può mangiare e sconfessare tutti coloro che credono il contrario, che continuano a non vedere risultati dagli investimenti pubblici in campo culturale. Dove invece l’effetto è “moltiplicatore”: solo in Italia ad esempio – e dove molto di più si potrebbe fare – la cultura muove 214 miliardi di euro, oltre il 15% del valore aggiunto nazionale, e per ogni euro prodotto dalla filiera ne corrispondono 1,67 negli altri settori.

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