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Pietro Barilla

LA BATTAGLIA DI #DRAGHI NON BASTA. LA POLITICA FISCALE DEVE CAMBIARE

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Mentre sugli schermi cinematografici torna un altro episodio della saga degli Hobbit, sul terreno della politica economica (quindi della politica e della economia) torna in prima fila Draghi e l’operare della Bce. In questo caso i Draghi sono buoni. A luglio 2012 una sua frase “Faremo tutto il necessario per preservare l’euro” avviò un rialzo dell’euro e dei titoli finanziari (azioni e obbligazioni) di tutti i paesi europei sotto pressione, Italia in testa.

Se nel 2012 fu sufficiente una sola frase pronunciata in una sola occasione a far “cambiare verso”, nel corso degli ultimi mesi non sono bastate più frasi pronunciate in diverse occasioni ad imprimere la direzione del rialzo dei titoli finanziari. Occorre dare atto però che sul valore dell’euro gli effetti sono stati gli stessi che nel 2012 come immediatezza ed intensità, sebbene di direzione opposta, al rialzo allora ed al ribasso oggi, ma in ogni caso in linea con gli obiettivi del Governatore.

Sui titoli finanziari invece gli effetti dei comunicati della Bce si sono esauriti in meno di un mese in occasione della riunione della Bce di ottobre, ed in qualche ora in occasione della comunicazione dello scorso giovedì, con le Borse europee (Germania inclusa) che sono prima salite e poi repentinamente scese all’incirca del 2% in entrambe le direzioni.

Cosa è cambiato rispetto a luglio 2012?

Per un verso la credibilità delle parole di Draghi è diminuita, perché è nota la opposizione di alcuni paesi (si dice di 10 membri su 24 del Consiglio della Bce) al cosiddetto Quantitative Easing (acquisto di titoli di Stato e delle società europee da parte della Bce), ma soprattutto tutti siamo consapevole che la politica monetaria della Bce è condizione sufficiente ma che non basta per cambiare le sorti dell’Europa.

Occorre che cambi la politica “fiscale” degli Stati europei, che si ribalti il dogma della austerità e dei pareggi di bilancio a favore dell’utilizzo della spesa pubblica per stimolare la crescita economica. In attesa del piano di investimenti annunciato da Juncker, la Legge di Stabilità del Governi Renzi ha dovuto patire le solite sforbiciate della Ue, per esempio è sparita l’ipotesi del reddito minimo o della estensione degli 80 euro ad altre categorie sociali. Nelle prossime settimane mentre vedremo al cinema come si sviluppa la battaglia nel Regno di Mezzo, sentiremo solo gli echi sulla stampa e dai mercati finanziari di come si sviluppa la battaglia dentro la Bce e la commissione Ue.

Mario Zanco

L'Autore

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