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Corporazioni. Giornalisti vs blogger, la casta si difende

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Due anni di carcere, fino a 50.000 euro di multa. Ecco cosa rischierà in futuro chi “esercita abusivamente la professione di giornalista”, mette in guardia l’Ordine Dei Giornalisti, dopo che il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di Legge che penalizza l’esercizio abusivo della professione. Fino ad ora, ai collaboratori e redattori abusivi di testate cartacee e online spettavano secondo la legge 348 del Codice penale solo “blande sanzioni”, multe di qualche centinaio d’euro o, in alternativa, la reclusione fino a sei mesi. Da oggi invece, complice un inusitato intervento del legislatore, “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati”.

Questo succede in un Paese, l’Italia, solo quarantasettesimo nella classifica mondiale sulla libertà di stampa secondo Reporter Sans Frontieres e l’americana Freedom House. L’unico Paese che ha una normativa tanto penalizzante per il giornalismo da meritare il continuo richiamo dell’Osservatorio Ocse sulle libertà di espressione, oltre al monitoraggio dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite. Gli ultimi sviluppi non sono incoraggianti. Sul Corriere della Sera Pierluigi Battista parla di un vero e proprio “avvitamento di manette”, di una legge che punisce “chi osa sfidare il monopolio della corporazione”, che considera certe redazioni – soprattutto online – quasi come “un covo di delinquenti”. E dire che in Parlamento vi sono due iniziative di legge volte ad abolire l’Ordine dei Giornalisti, o a riformarlo del tutto, sepolte nell’anticamera delle commissioni: uno è del Movimento Cinque Stelle, a firma di Vito Crimi, e l’altro, presentato come disegno di Legge nel novembre 2013, ha come primo firmatario l’on. Guglielmo Picchi, del Pdl. Mentre i due disegni di legge rimangono insabbiati, le norme sul carcere per gli articolisti abusivi hanno avuto subito la corsia preferenziale, a Palazzo Madama. L’Italia è il solo Paese ad avere un Ordine dei Giornalisti.blogger. futuro quotidiano

L’Ordine motiva la sua esistenza con la necessità di tutelare la pubblica opinione, singolarità che dovrebbe far riflettere. Così come rimane da capire come, per la nuova legge, la questione della salvaguardia della professionalità possa riguardare indistintamente pratiche scientifiche, tecniche, giuridiche e quelle puramente intellettuali. Soprattutto sfugge la ratio per cui la maggior tutela della qualità professionale deriverebbe dall’avere incarcerato un “giornalista abusivo”, cioè un blogger. Il venire meno di una voce libera, per quanto priva di tesserino e di timbri, in quale modo migliorerebbe l’esercizio professionale di un giornalista iscritto all’Ordine? Mentre l’Europa incentiva l’uso dei nuovi strumenti di informazione e il diritto alla conoscenza, l’Italia inaugura il periodo di presidenza del Semestre Europeo spalancando le porte delle carceri ai giornalisti privi del bollino ufficiale. Gran brutto segnale. Adesso il disegno di Legge deve essere votato dalla Camera. Se passerà anche lì, l’Italia si troverà insieme con Iran e Corea del Nord, sul piano dei diritti civili.

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