Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Canada e Paesi Bassi, l’alleanza per l’oro blu

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Sei strategie per combattere il problema della scarsità di acqua a livello globale, è questo il risultato congiunto di un lavoro fatto tra Canada e Paesi Bassi. Perché questo problema non affligge categoricamente solo i paesi in via di sviluppo. Anche le nazioni più ricche dovranno farne prima o poi i conti. Il parlamento della California sta, per esempio, proponendo in piano d’emergenza per l’acqua da 7.5 miliardi di dollari. Mentre i residenti di Arizona e Nevada sono stati avvertiti che a cominciare dal 2016 potranno esserci tagli nella distribuzione delle risorse idriche. Il problema maggiore sembra essere quello di dover combinare le esigenze di utilizzo residenziale ed industriale delle acque con quelle dell’irrigazione. A tutte queste cose hanno cercato di dare una risposta i ricercatori delle università di McGill (Canada) e Utrecht (Paesi Bassi), cercando di dimostrare come il consumo di acqua a livello globale possa essere significativamente ridotto in circa 35 anni.

Sei strategie per combattere il ‘water stress’

acqua.futuroquotidiano.comI ricercatori di queste due università hanno stilato un elenco di sei strategie che possono essere combinate differentemente nelle varie zone del pianeta per dare una risposta ai problemi legati all’approvvigionamento dell’oro blu. Tecnicamente per ‘water stress’ si intende la situazione in cui si trovano quelle aree in cui più del 40% dell’acqua dei fiumi è già utilizzata per le esigenze civili, industriali e di irrigazione del territorio. In queste condizioni vive già circa un terzo della popolazione mondiale e il bilancio potrebbe arrivare a metà dell’intera popolazione se entro la fine del secolo non verranno prese adeguate precauzioni. Le sei strategie sono divise in misure hard e soft. Quelle hard vanno dalla costruzione di nuovi bacini alle strategie di desalinizzazione dell’acqua marina, quelle soft invece puntano alla riduzione del consumo d’acqua e all’aumento della capacità di fornitura degli impianti idrici esistenti.

La parte ‘soft’ delle sei strategie

Già la combinazione della parte soft di queste misure dovrebbe garantire buoni risultati. Sono quelle più ‘realistiche’ da adottare, sia in termini di finanziamento dei vari interventi, che di attuazione degli stessi. Nello stesso tempo la parte soft è quella maggiormente legata anche a forme di educazione della popolazione, per implementare le quali è necessario prevedere forme di controllo della condotta stessa di tutti coloro che sono tenuti alla loro applicazione. Il professor Tom Glesson, del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di McGill, afferma: “Analizzando il problema su scala globale abbiamo calcolato che se solo quattro di queste strategie venissero applicate contemporaneamente a livello globale potremmo riuscire a stabilizzare i numeri del consumo di acqua, invece di consentire ad essi di aumentare esponenzialmente rassegnandoci sconsolati allo stato delle cose”. Il percorso disegnato, insomma, consentirebbe significativi risultati in termini di risparmio nel consumo delle acque entro il 2050.

Quattro forme di intervento per il risparmio globale del consumo delle acque

Nel dettaglio la parte più soft delle misure prevede quattro forme di intervento. A cominciare da un aumento della produttività delle acque di irrigazione, ottenuta attraverso l’introduzione di nuove cultivar, cioè nuove varietà di piante sviluppate attraverso forme di ‘miglioramento genetico’. Interventi di questo tipo porterebbero ad un risparmio che è stato calcolato nella misura del 2% di quella parte della popolazione sottoposta al cosiddetto ‘water stress’. In secondo luogo, i sistemi di irrigazione al suolo potrebbero essere sostituiti da sistemi di irrigazione a pioggia che porterebbero ad un risparmio consistente di acqua. L’unico problema è che interventi di questo tipo richiedono investimenti consistenti. In terzo luogo, a livello domestico ed industriale, sensibili economie possono essere realizzate cercando di ridurre eventuali perdite delle infrastrutture e migliorando le pratiche di riciclo delle acque. Infine sarebbero da studiare sistemi per limitare a livello mondiale la crescita della popolazione, cercando di contenerla sotto gli 8 miliari e mezzo di individui entro il 2050. Normalmente per fare ciò si fa ricorso a progetti di pianificazione delle nascite e ad incentivi fiscali, ma alla natura, secondo i trend recenti, davvero non si comanda!

La parte ‘hard’ delle misure strategiche

Per la parte hard delle misure, si parte dalla proposta di aumento della capacità di immagazzinamento dei bacini acquiferi di circa 600 km3, ipotizzando un allargamento di quelli esistenti, eliminando i materiali di accumulo presenti sul fondo o costruendone di nuovi. Tutte ipotesi sicuramente costose, non solo a livello economico ma anche ambientale. Sicuramente più complesso è però parlare di interventi di desalinizzazione delle acque marine. In questo caso i costi per la realizzazione degli impianti deputati a questo tipo di azione sarebbero esorbitanti, ma la loro realizzazione potrebbe essere risolutiva per la carenza di acqua sia ad uso civile che industriale. Una voce preouccopata arriva dal Mit, Massachusetts Instutute of Technology. La loro previsione è persino peggiorativa rispetto a quella dei ricercatori canadesi ed olandesi. Secondo l’istituto infatti entro il 2050 già il 52% della popolazione mondiale vivrà in condizioni di stress idrico e un miliardo di persone non avrà sufficienti risorse idriche per fare fronte alle esigenze di tutti i giorni. E questo è un futuro che davvero non vorremmo vedere.

Marco Bennici

L'Autore

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