Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

MAFIA CAPITALE. TAORMINA A FQ: “SI SCIOLGANO LE CAMERE E SI FACCIA TABULA RASA DEI POLITICI”

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Il reato associativo? “C’è tutto”. Ed è merito di Giuseppe Pignatone se “l’attenzione sui reati contro la Pubblica amministrazione a Roma è finalmente arrivata”. Per Carlo Taormina – ex sottosegretario all’Interno, avvocato e opinionista – l’inchiesta che sta mettendo sottosopra la Capitale e i partiti di maggioranza e opposizione deve svolgere una funzione radicale oltre a quella giudiziaria: una sorta di repulisti di un’intera classe dirigente politica. Concetti forti, pronunciati a maggior ragione da un garantista.


taorminaAvvocato Taormina, che cosa emerge da “Mafia Capitale”?

Una storia lunga. Collocarla negli ultimi anni significa ignorare la realtà: tutto ciò affonda le radici in tempi molto antichi – non meno di quindici anni fa – ma anni di magistratura assente e di mancato controllo hanno contribuito a questo.

In che senso?

Sembrava che a Roma fosse scesa la “santità” tra gli amministratori. E invece questa inchiesta dimostra quanto radicato nel tempo e quanto malaffare ci fosse. Fondamentale è stata l’azione di Pignatone: la sua è stata una svolta dal punto di vista investigativo; ha portato aria nuova e soprattutto nessun condizionamento da parte della politica. Un magistrato vero, teniamocelo stretto.

Responsabilità individuali o di sistema?

Destra, sinistra e centro sono stati d’accordo. Ciascuno si interessava delle sue cose e dei suoi settori: dai rifugiati, agli appalti. Ormai questo sistema era diventato qualcosa di visibile.

A tutti?

Dall’osservatorio privilegiato del mio ufficio ne ho viste di tutti i colori: non potevo denunziare per ragioni che riguardano la sfera professionale. Credo che Pignatone sia l’elemento che ha scardinato: da qui sono iniziate le contrapposizioni tra l’uno e l’altro dei criminali coinvolti.

Avvocato, ma che cos’è questo “mondo di mezzo”?

È il mondo che mette in contatto la politica e la criminalità, un mondo dove non si spara secondo la logica mafiosa moderna, molta attenta a non creare show.

Per lei, quindi, si tratta di mafia a tutti gli effetti.

Certo, è una mafia. Ci sono dentro professionisti, commercialisti, avvocati, perché non c’era articolazione che non dovesse essere coinvolta. Lo strumento privilegiato di questa organizzazione era l’intimidazione fatta al politico, il quale poi non si poteva tirare indietro. Poi, certo, conveniva anche al politico.

Perché è emerso solo adesso tutto questo?

Perché sono arrivate due fortune: Pignatone e il prefetto Pecoraro. Sono contento che Alfano gli abbia dato l’incarico, è veramente una punta di diamante della legalità.

Secondo lei andrebbe sciolto il Comune di Roma?

Il Comune andrebbe sciolto. Ma come si fa? Sarebbe un danno enorme per la Capitale e per il Paese. La cosa che bisogna fare, per il momento, è quella intrapresa da Alfano attraverso il prefetto. Però ci vorrebbe in questo caso un’assunzione di responsabilità da parte della politica: un’assunzione che faccia dimettere tutti. Sì, ci vogliono elezioni. Ma questa moral suasion può farla solo il presidente della Repubblica.

Cosa dovrebbe fare Napolitano?

Sciogliere le Camere e indire nuove elezioni con un decreto legge nel quale si prevede che nessuno dei vecchi e dei nuovi di rappresentanti del popolo – a qualsiasi livello – si candidi alle prossime elezioni. Deve essere fatto tutto di nuovo.

La ricordavamo un po’ più garantista…

Siamo arrivati a un punto nel quale la gente per bene viene massacrata, non è più possibile. Lo dico anche perché questa vicenda, entro certi limiti, nasce dal mio studio.

Cosa intende?

Pierpaolo Dell’Anno, uno degli indagati, è stato avvocato nel mio studio. Adesso si è trovato a trattare con queste persone: tutte persone che ha contattato stando nel mio studio per poi andarsene da qui. Io a Dell’Anno ho insegnato a fare l’avvocato onestamente: poi la stampa mi mette a conoscenza di questo suo presunto coinvolgimento. Mi auguro che riuscirà la sua estraneità, però alcuni personaggi che ruotano attorno a questa vicenda sono stati nel mio studio.

mafia capitaleLa posizione dell’ex sindaco Alemanno?

La destra violenta è presente in questa storia, allo stesso modo della sinistra violenta. Le devo dire la verità: è chiaro come Alemanno non abbia mai avuto l’accortezza di fare vuoto intorno a sé rispetto a questi personaggi con cui in passato ha battuto le strade. Faccio fatica però a ritenere che possa essere stato un comprimario di questa vicenda.

Il ruolo di Massimo Carminati? È davvero il “re di Roma”?

No. Credo che ci sia qualcun altro più in alto che presto sarà arrestato. In questo vedo la tecnica di Pignatone: a mio avviso ha lasciato in giro parecchia gente che tiene sotto attento controllo. Fino alla prossima mossa.

 

 

Antonio Rapisarda

twitter@rapisardant

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