Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.

Alan Kay

Caro Renzi è arrivato il momento di ridistribuire i redditi e i diritti

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Negli Stati Uniti negli ultimi 10 anni la differenza tra ricchi e poveri (e tra anziani e giovani) si è allargata (Census Bureau). Nel complesso le famiglie americane si sono impoverite, la ricchezza “mediana” delle famiglie statunitensi si è ridotta del 7% tra il 2000 ed il 2011, ma all’interno delle famiglie la variazione è stata diversa. La statistica divide il totale delle famiglie americani in 5 gruppi in base alla loro ricchezza (ogni gruppo, chiamato quintile da “quinto”, rappresenta il 20% del totale): i primi 3 gruppi, quindi il 60% delle famiglie più povere, hanno registrato una riduzione della loro ricchezza, mentre i 2 gruppi più ricchi (40%) hanno registrato un aumento del 10% della propria ricchezza mediana.

Ma la diseguaglianza ha operato anche all’interno dei 3 gruppi più poveri:  il primo gruppo (20% delle famiglie americane più povere) ha aumentato il proprio indebitamento (ricchezza negativa) mediano del 566% (il debito mediano passa da 905 a 6.029 dollari), il secondo 20% ha visto dimezzarsi la propria ricchezza, il terzo gruppo ha registrato un calo del 7%. Lo stesso fenomeno si è registrato tra le generazioni, con gli ultra 65enni che hanno registrato una crescita della ricchezza mediana, mentre tutte le altre classi di età hanno registrato una riduzione.

Il bello è che anche all’interno del 3% più ricco si è verificato lo stesso fenomeno: secondo una report della Federal Reserve il 3% delle famiglie più ricche ha aumentato dal 51,8% al 54,4% la propria quota della ricchezza totale tra il 2009 ed il 2013, ma quasi tutto l’incremento si è concentrato nel 3% più ricco del 3% più ricco! Infatti le famiglie americane che posseggono almeno un milione di dollari si sono ridotte dal 10,4% nel 2004 al 9,4% nel 2013. Solo il primo 1% più ricco (ed in misura molto maggiore lo 0,01% più ricco) ha davvero beneficiato dall’aumento dei prezzi di azioni, obbligazioni e case.

Non ho dati analoghi a disposizione, ma credo la situazione italiana non sia diversa da quella statunitense. Il problema è che siamo tutti convinti di essere più poveri di quanto meriteremmo, ma quando si affronta il tema della redistribuzione del reddito e della ricchezza in modo equo la maggioranza della popolazione (e degli elettori) dovrebbe essere disposta a subire una riduzione del proprio benessere a favore dei più che hanno meno. Per ridistribuire reddito e ricchezza in Italia sarebbe necessario farlo con i diritti, i diritti pensionistici ed i diritti del lavoratore a tempo indeterminato conquistati ed assicurati in passato sulla base di  ipotesi di crescita demografica e del PIL poi smentite dai fatti. Il mantenimento di questo garanzie è fatto a spese di chi ne è escluso: i giovani sotto i 35 anni che sono disoccupati quasi al 50% oppure hanno lavori precari a basso salario, e chi dai 40 anni in su ha perso il lavoro e vede il momento del proprio pensionamento lontano anni luce.

to be continued…

Mario Zanco

L'Autore

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