Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Ai conservatori questo strano Sinodo non è piaciuto. Parola di Don Pio Pace

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SINODOLa cronaca di queste tre settimane di Sinodo si è colorata di alcuni fatti del tutto curiosi. In estrema sintesi tre sono state le cose che hanno tentato di distogliere l’attenzione generale dai lavori di questa assemblea sinodale convocata per esprimersi sui temi della famiglia e della famiglia al centro della Chiesa. Nell’ordine sono stati il clamoroso outing di un monsignore gay con compagno che nemmeno nei peggiori rotocalchi, una lettera di tredici cardinali che contestavano le modalità con cui detto sinodo veniva portato avanti ed infine il volo inesistente su un elicottero altrettanto inesistente del prof. Fukushima in Vaticano. Tre questioni ad orologeria, probabilmente architettate per gettare un’ombra di discredito su questo passaggio fondamentale del pontificato di Papa Bergoglio. Tra le voci contrarie all’operato di Francesco si leva anche quella di tale Don Pio Pace, nome d’arte di un eminente uomo di chiesa, a quanto si apprende in rete.

A scorrere alcuni dei post di Don Pio Pace si può tastare con chiarezza il polso dello schieramento più conservatore della Chiesa Cattolica, quello che vede in Bergoglio un pericoloso reazionario pronto a smantellare secoli di dottrina e a consegnare la Chiesa stessa in pasto alla secolarizzazione più sfrenata. Pure esagerazioni che fanno colore e danno corpo all’immagine di una chiesa divisa in fazioni l’una contro l’altra armate. Posizioni di uno schieramento di minoranza che utilizza metodi e messaggi di cui fortunatamente Papa Francesco sembra curarsi poco. È stato proprio il misterioso Don Pio Pace ad uscirsene il 22 ottobre scorso con un commento dal titolo lapidario “Il pontificato fallimentare di Francesco. Cercare un altro patto per la Chiesa: che Pio XII ci aiuti!”, corredando il pezzo con la foto della tomba di Papa Pacelli. A Pio XII il nostro blogger guarda come esempio di morale e di dottrina a cui ancorarsi in questo momento di smarrimento post-sinodale.

Con una sguardo sostanzialmente riduttivo al dibattito portato avanti nel corso del sinodo, Don Pace afferma che in SINODOesso si sarebbe parlato solo di coppie adultere e di omosessuali. A scorrere la lista degli argomenti richiamati da Papa Francesco nel corso delle sue omelie a Santa Marta il quadro sembra essere invece molto più ricco e vario. Con un umore di fondo abbastanza importante a guidarne i lavori. Perché finalmente si è parlato di ‘tenerezza’ e non tanto per coniare un nuovo slogan populista da dare in pasto alle cronache mondane, ma per tracciare un solco e definire i contorni dell’accoglienza e della fraternità che dovrebbero ispirare l’azione della Chiesa universale e delle chiese locali. Perché le regole e la dottrina servono ma devono anche mirare a fondare una fraternità che possa allargarsi sempre più in nome del buon dettato evangelico che non mira certo a fondare una roccaforte, ma piuttosto a costruire una città più accogliente, invitando ad andare verso le pecorelle smarrite.

Ai vari Don Pio Pace di turno verrebbe così da chiedere e da appuntare varie cose. Perché la tomba di Pio XII è un punto di partenza importante ed occorre riflettere bene prima di invocarne l’aiuto. Se non altro perché esiste una successione petrina che rende difficile credere che Bergoglio e Pacelli siano due figure in netta contrapposizione. Così come non lo sono Benedetto XVI ed il suo successore. Ed esiste poi una altrettanto importante azione unificatrice della terza persona della Trinità che guida il cammino della Chiesa che non è in primis un organo politico, ma un corpo mistico che parla agli uomini inserendosi in un cammino che vorrebbe andare oltre il nostro semplice scorrere dei giorni. Un corpus che si riunisce nel sinodo con il suo episcopato attorno alla figura del Pontefice che di quello stesso corpus è vincolo di unità. Da questo punto di vista tutte le fazioni che si possono sollevare in contrapposizione a questa azione pastorale di guida e di unificazione non possono che essere anomale e pericolose. Perché la Chiesa non è un monolite fermo del tempo, ma un’esperienza viva e dialogante con il continuo presente in cui si inserisce.

SINODOQuesto sinodo è stato fortemente programmatico. Ed esemplificativo del percorso di riforma che Papa Francesco ha in mente sia per il cammino sinodale con i vari episcopati, sia per quanto riguarda anche il primato petrino. «Sono persuaso – ha detto il Pontefice – che, in una Chiesa sinodale, anche l’esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce. Il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come battezzato tra i battezzati e dentro il collegio episcopale come vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo — come successore dell’apostolo Pietro — a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese». E riprendendo le parole di Giovanni Paolo II ha affermato che è opportuno accogliere la domanda «di trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra a una situazione nuova». E sono gli episcopati locali a dover aiutare la Chiesa intera nel difficile cammino del discernimento. Infatti «non è opportuno che il Papa sostituisca gli episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione».

Ed è stato anche un sinodo fortemente mediatico e mediatizzato, tanto da ridurne in una stringa i risultati con il rischio di travisarli. Prima di tutto perché in molte proposte contenute nella Relatio Finalis ci sono dei rimandi ad encicliche e documenti pastorali che lo pongono in continuità con quanto già affermato nella dottrina cattolica. Come sul tema della comunione ai divorziati risposati, che secondo alcune interpretazioni sarebbe in sostanziale consonanza con il magistero precedente. C’è poi da tenere conto che il ruolo delle assemblee sinodali è quello di assemblee consultive in cui Papa Francesco ha partecipato insieme agli altri vescovi per cercare di cogliere l’ispirazione più profonda che le animava. E che la Relatio può essere oggetto di varie interpretazioni. Insomma, l’ultima parola su quanto discusso all’interno del sinodo spetta comunque al Pontefice, proprio per esercitare quel ruolo di vincolo di unità della Chiesa che discende dal suo ruolo di ‘costruttore di ponti’. E poi, dulcis in fundo, ci sono i toni usati dai conservatori che sono stati quanto di peggiore questo sinodo abbia potuto riservare, insinuando anche a lavori finiti ritorsioni e vendette tra le fazioni opposte dell’episcopato ed il Pontefice stesso.

Poi c’è un dato di fatto. Papa Francesco è ignaziano fino in fondo. Fino a quella idea di discernimento che deve SINODOguidare tanto l’azione individuale di ciascun credente che aspiri ad uniformare la propria condotta al messaggio evangelico, quanto l’azione collettiva della Chiesa. Ed è qui che poggia la soluzione di buon compromesso che il sinodo avrebbe trovato per quanto riguarda la riammissione al sacramento eucaristico dei divorziati risposati. Perché si è cercato di capire quanto queste possano essere questioni da valutare caso per caso, nell’ottica di quel guadare al mondo con misericordia che sta ispirando potentemente questo pontificato. Senza precostituire steccati. Il che non significa voler cancellare la dottrina o retrocedere nella morale, ma semmai significa introdurle nel XXI secolo per provare a rafforzare la materia etica con saggezza e intelligenza. Ma certi cambiamenti hanno bisogno di tempo e si possono ottenere solo per passaggi successivi. Con questo sguardo Papa Bergoglio adesso procede oltre e guarda ad altre questioni chiave per la Chiesa del XXI secolo, essendosi già scrollato di dosso quelle piccole smagliature avvenute nel corso del sinodo. E con buona pace dei tanti Don Pio Pace che hanno fatto sentire la loro piccola voce.

Marco Bennici

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