La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Crisi abbatte il Natale. Anche sotto l’albero la parola d’ordine è risparmio

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A poco più di un mese dal Natale si torna a parlare di spese e consumi. Quanto e per cosa spenderanno gli italiani, in vista della festa più attesa dell’anno? Quello che generalmente  innalzava il mercato delle vendite, svuotando allo stesso tempo il portafogli dei consumatori, era un’alternanza tra cibo, giocattoli, vestiti o il settore del digitale. Ma la crisi economica ha portato un brusco freno al tipico trend dell’ultimo periodo dell’anno, gettando sconforto in numerose famiglie che si sono trovate a dover fare i conti con una situazione sempre più difficile. Per il 96% degli italiani ci troviamo ancora in una fase recessiva e il 60% non vede il leto fine neanche per il 2015. Via allora ai consumi meno prioritari. Oggi la parola d’ordine degli italiani è “risparmio”. Questo è ciò che emerge dai recenti dati di Confcommercio relativi al clima di fiducia e alle aspettative delle famiglie del nostro Paese nel secondo semestre del 2014 e confermate anche dall’ultimo “Global Consumer Confidence” curato da Nielsen.

L’Italia della sfiducia

consumiIn un clima in cui predomina l’incertezza verso il futuro, soprattutto quello più vicino, l’86% degli italiani intervistati negli ultimi mesi considera questo un momento non buono per fare acquisti. Sono infatti circa 18 milioni le famiglie che a fine mese riescono a malapena a pareggiare le entrate con le spese, il 14% quelle che riescono a fare risparmio e il 18% è la percentuale dei nuclei familiari che non riescono a coprire le spese con il proprio reddito. Una situazione difficile che getta sempre più sconforto e sfiducia nei confronti del proprio avvenire. E che il malumore sia diventato uno dei sentimenti più ricorrenti nella nostra Penisola lo dimostra l’alta percentuale di chi, il 77% delle famiglie, ha dichiarato che, se in possesso di più denaro, lo investirebbe comunque per il risparmio. I settori inoltre in cui vengono maggiormente indirizzati gli stipendi sono per bollette, tasse e spese relative alla propria abitazione.

Diminuisce la fiducia nel governo Renzi

babbo nataleA rendere vana qualunque azione finalizzata a incentivare i consumi è anche il ridimensionamento della fiducia nei confronti del governo Renzi. Pur godendo ancora del favore della maggioranza degli intervistati, si è infatti passati da un 76,7% di italiani fiduciosi in un avvenire migliore con al timone il premier Renzi, accertati da Confcommercio all’inizio di quest’anno, a un calo di 18 punti, registrato nella seconda parte del 2014, con una quota scesa del 58,7%. Neanche il bonus degli 80 euro stanziato dal governo per i lavoratori con redditi inferiori a una certa soglia sembra aver suscitato particolare entusiasmo. Il 76% degli intervistati, tra maggio e settembre, lo ha definito come un elemento neutrale alla crescita della capacità di spesa della famiglia a differenza di un modesto 24% che ha sostenuto proprio il contrario.

Bonus si, bonus no

La conferma del momento di crisi e incertezza che stiamo vivendo lo evidenzia anche il modo in cui viene utilizzata tale cifra. Il 60,5% dei percettori l’ha impiegata per prodotti alimentari e il 55,8% per le utenze domestiche. E anche a voler guardare al 2015 non sembra che la situazioni muterà molto. Solo il 29% di coloro che percepiscono questo bonus prevede infatti di impiegarlo per spese diverse e comunque di non primaria necessità. E nonostante la generale ondata di scontento e sfiducia non tutto sembra essere perduto. La percentuale di chi ancora crede nelle possibilità di questo Paese e della sua classe politica, anche se in calo, risulta ancora superiore (32,6%) rispetto a chi una visione rosea l’ha completamente abbandonata (31,1%). Ma il risparmio non è tutto. Tra coloro che possono ancora permettersi il lusso di spendere, anche per quelle cose fino a poco fa definite spese ordinarie, il 26% delle famiglie dirige il proprio denaro verso il settore dei vestiti, il 25% nei viaggi e il 20% nell’intrattenimento fuori casa (cinema o ristoranti per fare alcuni esempi).

Anita Zeipi

L'Autore

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