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#Crolla l’Italia? Mario Tozzi a FQ: ristrutturiamo non costruiamo

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L’ultima in ordine cronologico è Genova, una città che per la seconda volta in pochi anni è stata letteralmente travolta dal maltempo in poche ore. Ma la lista è ancora lunga; Sicilia, Gargano, Roma e Toscana, solo per citarne alcune. Da Nord a Sud, nell’ultimo anno, il nostro Paese ha dovuto fare spesso i conti con improvvise e violente ‘bombe d’acqua’, alluvioni che con poco preavviso hanno inondato strade, città e intere regioni, lasciando dietro di sé coltre di fango, macerie e vittime. Ma cosa sta accadendo a quel clima mite che fino a pochi anni fa contraddistingueva il Belpaese? E perché, nonostante gli allarmi, il Paese continua a essere in continuo rischio idrogeologico? FUTURO QUOTIDIANO ha rigirato la domanda Mario Tozzi, geologo e volto noto della divulgazione scientifica in televisione, per capire quanto l’azione dell’uomo possa aver contribuito, e contribuisca attualmente, alla situazione che, ora Genova, ma fino a pochi mesi fa anche altre regioni italiane hanno dovuto affrontare.

Sicilia, Gargano, Toscana, Roma, fino alla più recente Genova, l’ennesimo diluvio che ha colpito l’Italia negli ultimi dodici mesi. Cosa sta accadendo al nostro Paese?

MARIO TOZZISuccede che ormai stiamo assistendo a fenomeni temporaleschi sempre più frequenti e che in poche ore si rovesciano anche con grande potenza sul territorio. E’ il clima che sta cambiando e nelle responsabilità c’entra molto la mano umana. Abbiamo immesso nell’aria, e continuiamo a farlo, troppi gas serra e ciò provoca una maggiore energia nell’ambiente e quindi un innalzamento della temperatura. Ci stiamo avvicinando sempre di più a un clima tropicale.

Le frequenti tempeste che si sono scagliate ultimamente sul nostro territorio hanno provocato molti disagi e purtroppo vittime. Spesso si è sottovalutato il pericolo mal tempo, un fattore che si è tradotto in mancate o tardate allerte meteo. Quali sono state le responsabilità e di chi?

Uno dei principali problemi italiani è l’abusivismo edilizio che negli anni ha fatto sì che si costruissero troppi edifici, anche in luoghi dove non sarebbe mai dovuta arrivare la mano umana. Più si edifica e più si immette inoltre energia nell’aria e questo, come prima detto, non fa bene al Paese.

Qual è stato in questi casi il peso dell’azione o non azione della protezione civile, delle amministrazioni locali e della nostra classe politica?

Io non parlerei di responsabilità della protezione civile che svolge bene il proprio compito. Facendo riferimento al caso di Genova io ho letto l’allerta che era stata da questi diramata e mi è sembrata molto chiara e precisa. Il problema è di chi non sa o non vuole leggerla nel modo adeguato. Mi riferisco principalmente agli amministratori locali, ai sindaci e a tutti colori che nelle varie regioni italiane, pur avendo il potere/dovere di agire, non lo fanno adeguatamente. E’ chi amministra il territorio che ha la maggiore responsabilità anche concedendo piani casa, dando l’opportunità di costruire magari in zone a ridosso di un fiume o un monte, dove poi si verificano, come sempre più di frequente sta accadendo, anche a distanza di anni, crolli e frane.

E il ruolo del governo in tutto questo?

Sicuramente c’è una responsabilità anche su questo fronte, legata alle precedenti classi politiche e al loro modo di affrontare tali emergenze. Renzi invece ha costituito la campagna istituzionale “Se l’Italia si Cura, l’Italia è più Sicura” legata alla creazione di una unità di missione contro il dissesto idrogeologico. Un modo che permetterà di spendere circa 2 miliardi e 400 milioni in questo settore, soldi che prima bloccati dalla burocrazia e che ora serviranno invece ad aprire circa 3.300 cantieri in tutta Italia.

Dove e su cosa occorre intervenire per evitare il perpetuarsi di fenomeni così violenti che stanno facendo cadere in pezzi sempre più territori del Belpaese?

La parola chiave è ‘basta costruzioni’. L’Italia è strapiena di edifici e cantieri e questo non fa che aggravare la situazione. Ristrutturiamo quello che già abbiamo, ma basta costruire. E poi è fondamentale delocalizzare le zone a rischio. Messa in sicurezza delle persone quindi, riqualificazione dei territori e ristrutturazione dei già troppi numerosi edifici che riempono il Paese.

Sara Pizzei

L'Autore

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