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Gianni Rodari

Demenza: come prevederla e come cercare di evitarla

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demenza Volete sapere se voi o i vostri figli avrete problemi di demenza in futuro? Fate un passo indietro nel tempo e andate a guardare i voti della scuola elementare. I ricercatori, infatti, suggeriscono che chi aveva buoni voti, così come in seguito un lavoro stimolante, è legato ad un minore rischio di demenza. Uno studio svedese ha seguito 440 persone che avessero almeno settantacinque anni e ha scoperto che coloro che occupavano gli ultimi cinque posti nella scala delle votazioni all’età di dieci anni presentavano il 50 per cento in più del rischio di sviluppare la demenza nell’arco dei nove anni dello studio. Le persone invece che avevano un lavoro più complesso, che includeva lo stare a contatto con le persone, hanno registrato il 60 per cento in meno di rischio di demenza; la cosa particolare è che questo risultato è veritiero soltanto per le donne. Un altro studio svedese, invece, ha analizzato 7500 persone dai 65 anni in su per venti anni e scoperto che il tasso di demenza è il 21 per cento più alto in coloro i cui voti scolastici erano tra i più bassi (gli ultimi cinque) della popolazione. Comunque, rappresentavano il 23 per cento in meno tra coloro che avevano un lavoro complesso che implicasse dati e numeri.

Sono stati portati avanti anche diversi studi che riguardano le origini della demenza, ed è stato riscontrato che i fattori che contribuiscono al suo incremento sono diversi: la solitudine, il poco esercizio fisico e la troppa televisione accelerano il processo. Lo dimostra uno studio americano che ha coinvolto più di 3200 persone tra i 18 e i 30 anni per oltre 25 anni. I ricercatori hanno scoperto che il poco esercizio fisico e lo stare per troppo tempo davanti alla TV aumentavano di circa il doppio le possibilità di diminuire le funzioni celebrali. Ma anche la solitudine è un grande problema: si è calcolato che i danni per la salute sono pari al fumare 15 sigarette al giorno e l’isolamento sociale è più dannoso del non svolgere attività fisica. I danni si riscontrano anche a livello mentale: nelle persone anziane con vite solitarie si hanno maggiori problemi legati al deterioramento delle attività cerebrali rispetto a coloro che hanno una vita sociale, con un aumento del rallentamento pari al 20 per cento.

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