Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Due anni e mezzo

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C’è una cosa molto meno fastidiosa dei segni del tempo sul viso a ricordarmi che la vita corre veloce, qualcosa di tuttavia altrettanto inesorabile e incalzante come lo sono i progressi di un figlio. Ci ho pensato guardandoti. Ieri correvo a cambiarti il pannolino ogni volta che ce ne era bisogno, oggi sei tu che sfrecci veloce nel bagno senza nemmeno chiedermi nulla. Ti ho osservato, nascosta, ero incredula. Sono passati due anni e mezzo. E già, ho tirato un sospiro. Ma non lo so se di sollievo o che altro.

IMG_2458Da un po’ mi assale spesso una smania. Andare più veloce del tempo, soprattuto oggi che le cose da fare sono tante e le ore sono rimaste le stesse. L’altro giorno ero alla Rinascente, ti ho lasciato a casa per fare più in fretta. Ho detto: ci metto un attimo. Hai pianto, ti sei impuntato, hai cominciato a fare i capricci. Ogni volta e’ un braccio di ferro. Tu sperimenti nuovi traguardi, io prendo atto della mia stanchezza. Alla fine ho chiuso la porta. Quando si è aperta quella scorrevole del magazzino a sei piani ero già dentro al reparto cosmetici. Mi sono imbattuta in una coppia di giovani con lo zaino alla spalla. Erano un po’ trasandati. Abbiamo fatto insieme le scale fino al corridoio di vino e liquori. Si sono fermati così ho proseguito. Ho percorso l’intero piano dedicato agli articoli per la scuola e mi è sembrato di camminare lungo i bordi sbeccati dell’adolescenza. Un tipo sui 15 anni ha dato un schiaffo dietro la testa ad un altro, o le prendeva. Mica ho capito. Gli altri intorno ridevano, un po’ lo incitavano. Ho rivisto i due ragazzi di prima: stavano provando delle felpe cappuccio, ad un certo punto si sono baciati. Mi sono inoltrata fino alle Collezioni uomo, con il reparto di abiti da gran sera e, molto più oltre, da sposa. Ho setacciato il reparto casa, con gli articoli per la famiglia, l’argenteria e biancheria da letto, ho proseguito fino al reparto mobili. C’erano arazzi, tappeti, i quadri e le tende. Ho incontrato nuovamente i fidanzatini sdraiati sopra un letto a due piazze. Dalla radio arrivava la musica dei Coldplay, cantavano Yellow.

Allattamento-al-senoSono rimasta a guardarli fino a che non li ho persi di vista. Volevo capire l’accento, forse erano inglesi. Ho girato l’angolo, mi sono ritrovata al reparto bambini. Ho tirato un sospiro. C’erano alti scaffali pieni di tutto. Ho fatto subito caso alle novità. I pannolini con gocce di aloe vera, ad esempio. Che strano, mi è venuta voglia di acquistarli, addirittura ho buttato un occhio alle taglie. Ho guardato e riguardato, neanche fosse stata una mia foto passata. Una di quelle in cui il viso e’ disteso, gli occhi allungati, l’incarnato salubre di chi non pensa alto che a se. Sarò rimasta lì davanti – immobile-  un paio di minuti, forse di più. Come se avessi voluto fermare per un po’ il tempo. Poi ho preso di mira lo scaffale degli omogeneizzati. Giuro, figlio mio, ti avrei comprato anche quelli.

Fiorella Corrado

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