La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

E’ strage di immigrati nel Mediterraneo. No grazie a minuti di silenzio e al finto dolore

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E’ strage di immigrati nel Mediterraneo. Ma per favore, no grazie ai minuti di silenzio e alla vuota retorica. Si passi ai fatti e l’Italia mobiliti l’Europa per abbandonare lo spirito di Frontex. Si torni a Mare Nostrum e la diplomazia si adoperi a risolvere la crisi libica

immigrazione-migranti1-535x300Il Mediterraneo è diventato una grande, immensa bara.  In queste ore l’ultima tragedia a largo delle coste libiche, dove si  è rovesciato un barcone affollatissimo di bambini, uomini e donne con un sogno, quello di una vita migliore, lontana dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame, dallo sfruttamento. Un sogno legittimo che ha un prezzo altissimo e ingiusto. Un sogno che per molti disperati che arrivano dall’Africa, vittime di mercanti di uomini senza scrupoli, è destinato ad annegare nelle acque azzurre di un mare che non sempre è amico. I morti di oggi potrebbero essere oltre settecento, la più grande strage di immigrati in mare di tutti i tempi, dopo quella del 3 ottobre 2013 quando i morti furono 376. E non si può rimanere a guardare. Non si può restare indifferenti.

No grazie ai minuti di silenzio, no grazie alla consueta retorica, no grazie ai giorni del ricordo perché queste tragedie non appartengono al nostro passato, perché le traversate della speranza sono quotidiane, perché questa settimana sono sbarcati 11 mila immigrati, perché altre carrette sono in arrivo. L’Italia faccia qualcosa oltre alle commemorazioni. Mobiliti l’Europa, che ha delle colpe e non si può lavare le mani, ma va richiamate alle sue responsabilità. Si torni allo spirito di Mare Nostrum. Si rinunci all’idea di continente fortezza, che va difeso e che ha portato a Frontex.

Non ci si può limitare al controllo dei confini, non si può smarrire il senso di umanità , non si può chiudere gli occhi dinanzi a tanta sofferenza, a questa immane ecatombe. Intanto il nostro paese faccia il primo passo, inviando subito unità della marina militare con soccorso ospedaliero a bordo a pattugliare quello specchio di mare dove già tanto sangue è stato versato. Il governo si assuma la sua piena responsabilità, accompagnando l’azione umanitaria, che è un dovere morale assoluto, un imperativo categorico che va messo in campo subito, con un’azione diplomatica che possa dare rapidissima soluzione alla crisi libica. La Libia è infatti la porta usata dai trafficanti di esseri umani. E  la Libia è un paese in preda al caos, lasciato allo sbando più totale dalla comunità internazionale. Si intervenga, si chiamino a raccolta le cabile, le tribù che compongono il paese. Si mettano i loro capi intorno a un tavolo per formare una coalizione di pace con il sostegno di tutto l’Occidente. Ma per favore non riempiamoci la bocca con parole di circostanza. Non perdiamoci in inutili dibattiti su come considerare un siriano in fuga: un profugo o un clandestino. Non facciamo il solito teatrino della politica, dove uno dice una cosa che neanche pensa e l’altro gli risponde. Siamo stufi di tutto questo. Siamo nauseati dai talk. Non tradiamo i nostri valori, quelli sui quali si basa la nostra democrazia: la solidarietà è un bene assoluto e redditizio. Gli  immigrati che abitano e lavorano in Italia e che spesso sono guardati dagli italiani più come un peso che come una risorsa e che “andrebbero affondati ai barconi” secondo qualche eminente esponente politico italiano, sono una risorsa assai più che non un peso. La Fondazione Leone Moressa di Mestre lo ha dimostrato  con un’indagine svolta all’interno del progetto “Il Valore dell’Immigrazione”, pubblicata agli inizi del mese.

immigrazioneSe gli italiani hanno la percezione che gli immigrati costino molto e restituiscano poco o niente allo Stato italiano, dal rapporto emerge tutt’altro. Ogni straniero lascia allo Stato 7.050 euro l’anno. Per quanto riguarda i redditi (anno d’imposta 2012), si ottiene un gettito fiscale di 7,6 miliardi di euro versati da cittadini stranieri, pari all’1,8% del volume complessivo di 424 miliardi introitati in un anno dal fisco.

Considerando poi che, secondo l’ultimo dato ufficiale Inps (2009), i contributi versati dagli stranieri rappresentano il 4,2% del totale, si può stimare un gettito contributivo di 8,9 miliardi di euro. Il gettito fiscale e contributivo riconducibile alla presenza straniera in Italia raggiunge quindi i 16,5 miliardi di euro. Mediamente, cioè, ciascun lavoratore straniero ha versato in un anno circa 7.050 euro. I numeri non sono chiacchiere.

Velia Iacovino

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