Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

#FAMIGLIA(E) VS MERCATO? SI VINCE SOLO RITORNANDO COMUNITA’

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L’apertura del sinodo in Vaticano, che ha come focus centrale proprio i valori della famiglia, ha riportato al centro del dibattito il tema della famiglia. O forse sarebbe il caso di dire delle famiglie: dato che divorzio, famiglie allargate, coppie omosessuali, unioni di fatto, sono le parole (e quindi le situazioni) che ormai ruotano maggiormente attorno al suo significato. Realtà di cui si discute e si scrive abbondantemente ma che sembrano aver messo in ombra il significato primordiale di questa istituzione. Che fine hanno fatto quei legami tradizionali, quelle situazioni in cui a sedersi intorno a una tavola, quella della domenica in genere, erano un padre, una madre, dei figli, assieme a nonni, zii e cugini? Situazioni che spesso guardiamo come a qualcosa di lontano o che ci fanno pensare agli spot televisivi. Per capire in quale direzione la società moderna, la nostra società, ci sta spingendo, in termini di legami familiari FUTURO QUOTIDIANO ha fatto il punto con il sociologo Franco Ferrarotti.

Professore, pensando all’aumento dei divorzi degli ultimi anni, al calo del numero dei matrimoni o all’introduzione di nuove forme di convivenza che fine sta facendo la famiglia italiana?

La famiglia è l’istituzione principale della società. Ogni istituzione rappresenta la cristallizzazione di comportamenti ripetuti nel tempo ma che sono essenziali. Così come lo Stato, le forze dell’ordine e le altre istituzioni quindi, anche la famiglia è fondamentale in quanto rappresenta un manufatto umano, un prodotto storico. Di tutte queste anzi la famiglia è al primo posto rappresentando un legame di sangue, oltre che una definizione e istituzione giuridica. Un legame fondamentale perché garantisce, attraverso la procreazione, la continuazione della società. È normale e inevitabile assistere a una evoluzione nel tempo pur rimanendo questa sempre presente.

Come possiamo declinare il concetto di famiglia oggi?

ferrarottiNon bisogna minimizzare il significato di famiglia a un solo fattore perché in realtà parliamo di un insieme di elementi alla base dei quali c’è la compresenza di due persone che si scelgono per un cammino comune e lo fanno non per motivi utilitari ma affettivi. . La famiglia inoltre è un importante garante della coesione sociale. Se si pensa al precariato giovanile, dove è il rimedio? Non nelle istituzioni ma nella famiglia, che oggi manda avanti la situazione instabile dei giovani. Questo anche se i dati della denatalità indicano la crisi di tutta la società che in qualche modo non crede più nel proprio avvenire.

Il Sinodo sulla famiglia che si è aperto in Vaticano in questi giorni pone anche la Chiesa davanti a un caso di coscienza, tra dottrina e società. Che idea si è fatto lei?

Da laico dico che sono colpito da alcuni atteggiamenti di papa Francesco. È così raffinato culturalmente da potersi concedere il lusso di sembrare semplice. Con parole umili infatti sa ascoltare le grandi domande della società e la cosa più importante è che prima di giudicare cerca di comprendere e di capire. È questo un tradimento del dogma? Il dogma dovrebbe essere inteso come una verità non data ma vissuta e quindi capace di adattarsi alle nuove fasi storiche di cui la famiglia fa parte. A mio avviso quindi una grande Chiesa non può bocciare la vita e chiudere gli occhi davanti ai nuovi tempi che con tutte le loro problematiche bussano alle porte delle istituzioni.

Ossia?

Quello che la Chiesa deve affrontare, ad esempio, non è solo la questione di accettare o meno i contraccettivi, esprimersi contro l’aborto o sui sacramenti da concedere ai divorziati, ma deve tornare a insegnare la logica dello stare insieme nella famiglia, a far capire come difendere questi rapporti non utilitari, questo nodo necessario ma fragilissimo allo stesso tempo; e come farlo? Attraverso il controllo della pressione del mercato. Non dipende insomma tutto dal Pil. Bisogna far convivere gli impulsi vitali del capitalismo con le esigenze di solidarietà e i bisogni della società. Un atteggiamento come quello del Papa può indicare strade evolutive positive, così come una concezione progressista del dogma può quindi consentire di ascoltare le domande della società, porvi rimedio e indicare la strada per uscire dalla crisi.


Qual è allora il problema principale che sta minando un’istituzione così indispensabile come quella della famiglia?

Il problema della famiglia, una volta centro della produzione, è oggi l’essere minata al suo interno dal consumismo. La logica di sviluppo della società industriale è in rotta di collisione con la logica di sviluppo della famiglia perché un’economia di mercato così potente come quella dei nostri giorni è in contraddizione con quella familiare. Parliamo infatti di una realtà in cui ogni rapporto è utilitario. Questo porta a disintegrare il suo nucleo. Ecco così che il primo pilastro della società, la famiglia appunto, diventa l’ultimo e viene messo in pericolo dalla pressione degli interessi di mercato. Nonostante questo però la famiglia risorge sempre, perché ognuno di noi ha bisogno di questo tipo di legame, in primis la società stessa. L’Italia inoltre è una società famigliocentrica, molto di più che in altri paesi come l’America.

È possibile far riemergere i valori tradizionali, che rappresentano il nucleo familiare, facendoli però convergere con l’evoluzione sociale che non possiamo arrestare?


L’individuo da solo può fare poco perché è parte di un macrosistema. Ci sono responsabilità precise. La classe dirigente in primis. Dal punto di vista operativo i politici dovranno mitigare, controllare la spinta mercantile. Siamo una società dedita al lavoro. Passiamo molte più ore in ufficio che a casa. Questo porta alla fine del dialogo. Dialogo che è invece fondamentale per la socializzazione dei figli. Socializzazione che viene data sempre di più  nelle mani dei mass media che diventano le nuove tate dei bambini, i nuovi educatori. E questi si sa, sono eticamente irresponsabili. Cosa resta allora? La compagnia, lo stare insieme. Ma avendo messo il piacere personale al primo posto ormai si assiste spesso alla totale caduta dal senso vero dell’amore che non è soltanto piacere fisico ma anche sacrificio e creazione di un cammino comune.

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