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Gianni Rodari

Futuro quotidiano: paura o speranza?!

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Il primo argomento che ho immaginato potesse essere rappresentativo di questo blog riguarda nello specifico proprio il titolo del nostro giornale: futuro quotidiano. Come viene affrontato dalle persone? Con paura o con speranza? A tal proposito ho ritenuto importante iniziare dall’ accezione “negativa” che da qualche tempo a questa parte sta innescando degli stati di malessere per la maggior parte delle persone: la paura. Per fare qualche esempio: la crisi, la precarietà economica e quella lavorativa, il matrimonio, la crescita dei figli, l’incertezza della pensione e via dicendo.

Di questi tempi, quindi, la paura del futuro è una delle emozioni più diffuse. Ciò è dovuto ad un duplice aspetto, sia la precarietà del lavoro sia la mancanza di risorse economiche. Questo mix è deleterio poiché non permette alle persone di essere “spensierate” rispetto al proprio futuro, ma fa da deterrente rispetto ad ogni tipo di scelta. E per questo anche le attività più banali della vita quotidiana diventano insostenibili con questo stato d’animo, dalla preferenza delle vacanze alla possibilità di acquistare una casa, dal mandare i propri figli al nido all’ assicurazione sulla vita, e cosi in un crescendo continuo fatto di dubbi ed incertezze, della serie: “e se poi domani non ce lo possiamo permettere?” “e se sarò licenziato?” “e se non mi rinnovano il contratto?”

Tutti questi “se” non fanno altro che andare a creare un quadro pessimistico all’ interno della personalità, al quale si aggiunge l’incertezza delle manovre per contenere la crisi. Ma ritornando al nostro aspetto negativo del futuro veniamo nello specifico alla definizione del termine paura. Per paura in psicologia si intende “un’emozione primaria di difesa, causata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. Spesso la paura è accompagnata da reazioni organiche, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che ha il compito di preparare l’organismo alla situazione di emergenza attraverso atteggiamenti di lotta e fuga. Di conseguenza nel momento in cui vi sono dei cosiddetti pericoli che minacciano la nostra tranquillità psicologica, subentra la paura che non è altro che una reazione istintiva necessaria per poter permettere la sopravvivenza della nostra specie, per dirla in maniera darwiniana. I pericoli non devono essere per forza pericoli oggettivi ( paura di un animale, paura dell’altezza) ma possono essere notizie spiacevoli, problematiche, ricordi dolorosi che solcano le radici psicologiche profonde della paura”.

In questo senso, la paura del futuro ha così importanza ed è così diffusa attualmente proprio perché siamo circondati da notizie incerte e poco rassicuranti su quello che avverrà nei prossimi anni. Si pensi al successo del comico Braida quando con i suoi famosi sketch faceva la parodia dei telegiornali: l’ilarità era causata soprattutto dalla differenza usata dai vari cronisti nel proporre le stesse notizie. La paura crea un meccanismo che si autoalimenta, un circuito che va a peggiorare sempre di più, che ci mette nelle condizioni di essere in uno stato di allerta, preoccupazione, tensione, sottolineando cosi tutte le possibili difficoltà che ci circondano.

La paura del futuro cresce proprio sulla base di questi stati d’animo i quali nel tempo, conducono a stati di ansia che possono sfociare in vere e proprie condizioni patologiche dalle quali poi è difficile uscire. Una caratteristica che accomuna i malesseri di tipo psicologico può essere individuata nella modalità dell’individuo di collocarsi nel tempo. Le persone che tendono a vivere nel passato, rimuginando antichi ricordi molto spesso sono soggetti che tendono alla depressione. Al contrario le persone che sono troppo proiettate nel futuro lo vivono in maniera minacciosa, sviluppando cosi sentimenti ansiogeni. Ma, d’accordo che siamo cresciuti culturalmente in questa possibilità, ma se iniziassimo a dare noi una virata a questa situazione? Se iniziassimo a considerare che in realtà il futuro è imprevedibile, quindi è inutile e soprattutto deleterio prevederlo visto che non abbiamo la sfera di cristallo?

Ecco che allora nasce la possibilità di avere un’accezione positiva, la “speranza” del futuro. Perché in fondo ognuno è artefice del proprio destino, quindi possiamo crearci un futuro ottimista, positivo, speranzoso, ma soprattutto sereno. Sembra impossibile ed ognuno si starà chiedendo qual è la ricetta giusta per poter guardare in là senza troppa ansia. Semplicemente vivendo appieno il tempo Presente, l’unica dimensione in cui la personalità è a suo agio. Vivendo il tempo presente,da genitori non chiederemmo ai nostri figli di decidere velocemente cosa fare da grandi, ma gli permetteremo di avere la maturità giusta per affrontare questo tipo di scelta. Il lunedì mattina non saremo già proiettati al prossimo week end, ma saremo concentrati su quello che c’è da fare in ufficio. Questo non è Futuro. È la speranza che quando arriveranno queste cose tu sarai pronto ad affrontarle nel migliore dei modi, belle o brutte che siano, perché ne hai consapevolezza.

Non rimanderemo le cose importanti da fare a quando avrò il tempo o a quando avrò la disponibilità per svolgere questa o quella determinata attività, ma cercheremo di inserirla tra gli impegni quotidiani. Come disse Madre Teresa di Calcutta, “ Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare un lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati,di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Non c’è momento migliore di questo per essere felice …” Solo cosi potremmo vivere serenamente le nostre giornate e costruire un futuro fatto di sogni, speranze e soddisfazioni, in cui la parola Ansia non è contemplata.

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