La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

GB, il governo ombra e le ombre di Jeremy Corbyn

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JEREMY CORBYNSembra uscito dal cilindro, ma non è un coniglio. E’ Jeremy Corbyn, il nuovo volto dei laburisti inglesi, brizzolato nei capelli quel tanto che lo rende poco star, ma molto fashion. Perché comunque la sua è una moda tipicamente di sinistra, abbigliamento casual, molto casual verrebbe da dire, bando alla cravatta e abitudini sane, bicicletta, niente alcol e stile decisamente vegano. Quanto al carattere spiccano le sue doti di duro anticonformista, talmente anti da non sembrare nemmeno un laburista. Se è arrivato dove è arrivato lo deve a quei circa 251 mila irriducibili che alle primarie della sinistra anglosassone hanno deciso di riporre in lui tutta la loro fiducia e ansia di rinnovamento e di allineamento a quella che potremmo definire la sinistra ‘massimalista’ europea dei giorni nostri. Il riferimento quanto mai esplicito è al fenomeno Syriza (ammesso che esista sempre), a Podemos e ai vari movimenti anti-establishment che stanno crescendo un po’ ovunque (anche a destra). E a poche ore dalla sua investitura come nuovo leader dei laburisti inglesi, Corbyn ha già battezzato il suo primo governo ombra, mentre si addensano varie ombre attorno al suo pensiero, alle sue relazioni e frequentazioni ed all’idea che può avere del ruolo delle donne in politica, relegate, si dice, nel suo nuovo esecutivo, solo a posti di secondo ordine.

Perché ormai da tempo sta crescendo un po’ dovunque in Europa accanto al centro-sinistra, nelle forme della socialdemocrazia, una sinistra-sinistra, orgogliosamente comunista e in alcuni casi anti-sistema fino al midollo. Soltanto che con il massimalismo duro e puro, da una parte, e la tecnocrazia più spinta, dall’altra, si va veramente poco lontano a quanto sembra. Basta vedere cosa è successo ad Alexis Tsipras in Grecia, oggi già in odore di formare una sorta di Partito della Nazione in salsa ellenica che guarda anche ai voti del centro per arrivare alla maggioranza necessaria per governare. E da oggi anche il Regno Unito ha la sua sinistra-sinistra, populista quanto basta da raccogliere la benedizione dei sindacati e di quella base del partito che crede che il futuro sia nel massimalismo spinto. Ma la sinistra-sinistra inglese in questo momento sembra andare anche oltre tutto questo e avere anche qualche problemuccio legato alle frequentazioni che Corbyn ha intessuto negli anni scorsi, ma anche più di recente. Alcuni media indipendenti inglesi infatti hanno riportato certe simpatie del nuovo leader laburista per varie forme di estremismo. Il sito ‘The Clarion Project‘ ne ha fatta una summa. Tanto per elencarle Corbyn sarebbe un anti-israeliano convinto. Avrebbe invitato i rappresentati di Hezbollah e di Hamas presso la Camera dei Lord, sostenendo che “l’idea che un’organizzazione dedicata al bene dei palestinesi possa essere etichettata come ‘terroristica’ è un grosso errore storico”. E allora con queste docili realtà tanto vale avere un confronto!

Destano perplessità i suoi legami con alcuni personaggi del fondamentalismo islamico. Tanto per partire avrebbe innocentemente chiamato i terroristi “amici”. Particolarmente amico sembra JEREMY CORBYN essergli Ibrahim Hewitt, un predicatore islamico che ha varie volte affermato che di adulterio e di apostasia si deve morire e che mette sullo stesso piano gli omosessuali e i pedofili. Con lui e con alcuni rappresentanti di Interpal, un fondo palestinese nominalmente dedito a fornire supporto ai profughi palestinesi ma sospettato dagli Usa di finanziare Hamas, Corbyn avrebbe visitato la striscia di Gaza. E si sarebbe anche pronunciato a difesa di Interpal nel corso delle celebrazioni del ventennale del gruppo, condannando chi ha definito questa organizzazione come terroristica. Altro contatto ‘caldo’ di Corbyn è il predicatore palestinese islamico Raed Salah, invitato nel 2011 a parlare al Parlamento inglese. Sei anni prima un tribunale israeliano condannò Salah alla reclusione in carcere per avere finanziato Hamas. L’abitudine di invitare in Parlamento qualche estremista a rendere conto delle ragioni della propria condotta risale al 1984, quando Corbyn chiamò alcuni esponenti dell’Ira (Irish Republican Army), solo alcuni giorni dopo che una loro bomba aveva ucciso cinque persone, salvandosi da quell’attacco, veramente per poco, l’allora primo ministro Margaret Thatcher. Senza contare, tornando ai giorni nostri, qualche parallelismo facile fatto tra le azioni dell’Is e l’uso della forza militare da parte degli Stati Uniti.
Ma le voci che girano su tutte queste relazioni non sembrano preoccupare più di tanto Mr. Corbyn, che potremmo definire un anti-imperialista ante-litteram, specialmente guardando ai salotti che sembra solito frequentare. Un provocatore in piena regola. Perché è evidente che per gli spiriti più indomiti il sistema di cose in cui viviamo non vada bene e allora meglio aprire al dialogo con tutte quelle forze che anche con l’uso delle armi e della violenza conducono la loro lotta di ‘liberazione’. Quasi che il pacifismo non faccia proprio parte del Dna della sinistra internazionale. Quasi che i diritti umani, il rispetto per gli altri e tutto l’afflato necessario per la costruzione di un mondo migliore non siano un patrimonio della sinistra. Fino ad oggi la cosa più rivoluzionaria che avevamo sentito dire dalla sinistra incitava alla dittatura del proletariato, concetto ascrivibile ormai ad una mitologia politica a cui parte della sinistra radicale continua ad attingere ad ampie mani. La sinistra-sinistra inglese sembra andare un tantino oltre, legittimando, magari solo indirettamente, quanto di più feroce ci possano avere offerto gli anni ’80 ed il 2000. La sinistra internazionale, intanto, deve ancora svegliarsi da quel torpore in cui Tsipras l’ha cacciata dopo il patto stretto con la Troika. Quando aprirà gli occhi potrebbe non trovare più falce e martello a rappresentarla, ma qualcosa di leggermente diverso. Basterebbe intanto anche solo che pronunciasse un semplice “tutto ciò non mi appartiene”, tanto per marcare la distanza. Per ora però siamo ancora nell’ombra e per ora sono solo ombre, ma non promettono proprio niente di buono!
Marco Bennici

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