La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

#GENTILONI AGLI ESTERI: PIU’ CHE #HALLOWEEN SEMBRA IL PRIMO APRILE

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Mai come in  questo momento lo scacchiere internazionale vede una serie di scenari di assai difficile soluzione. Se da una parte la guerra all’Isis – la cui forza politica, più che quella terroristica, viene sottovalutata – sembra appartenere relativamente ad un paese come l’Italia, ben altre questioni all’orizzonte risultano necessarie di esperti che sappiano muoversi a livello mondiale ed anche europeo con decisione e risolutezza. Per questo la scelta di Renzi sulla nuova nomina di Paolo Gentiloni a capo del ministero degli Affari Esteri suscita in noi una certa diffidenza. A partire dalle motivazioni che avrebbero spinto a tale scelta il presidente del Consiglio, e che hanno fatto preferire l’ex esponente della Margherita a chi avrebbe decisamente saputo costruire, per non dire ricostruire, meglio quei rapporti diplomatici e quelle azioni sinergiche che vedrebbero l’Italia nuovamente seduta al tavolo dei bottoni. Perché se di fatto a quel tavolo il nostro Paese ci si siede, sembra comunque mantenere un ruolo del tutto secondario, per non dire marginale poi nell’attuazione di una politica estera efficace, a fronte di nazioni che negli anni sono riuscite a tenere in mano le briglie dei rapporti internazionali.

Dalle problematiche legate all’immigrazione nei nostri mari fino alle restrizioni europee alla Russia per gli scontri in Ucraina che limitano le forniture di gas, dalla questione Marò in India alle armi per i curdi che combattono l’avanzata dei terroristi in Turchia ai dissidi in Nord Africa, a queste si aggiungono il rispetto dei trattati internazionali, una necessaria revisione delle nostre realtà diplomatiche all’estero e la sempiterna scissione tra Israele e Palestina che, visto l’equilibrio sempre più precario dell’area tra Siria e Libano, continua ad essere una miccia pronta ad esplodere. Ecco a fronte di tutto questo, un politico che fino a questa legislatura non si era mai veramente occupato di affari esteri e diplomazia, come potrebbe raggiungere anche solo un grado di sufficienza, senza che possa certo bastargli di far parte della commissione Esteri o di essere presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell’Unione Interparlamentare?

Così come altri interrogativi si sollevano già solo al giuramento di Gentiloni al Quirinale: dov’è esattamente il rinnovamento – o rottamazione qualsivoglia – con l’ex candidato alle primarie per il comune di Roma? Dov’è la sinistra al governo in un governo che di sinistra ha ormai solo simbolo? Ci sembra piuttosto che l’ennesima casella sia stata occupata per la solo spartizione di onore al merito dell’amicizia renziana a fronte di chi quell’amicizia non la manifesta pur avendo capacità effettive. Ma si sa, la “balena” di un tempo ha lasciato la sua pinna quanto più con Renzi di quanto non è riuscita all’epoca degli scontri tra Andreotti e Forlani, e la scelta di Gentiloni sembra andare proprio in questa direzione. Di certo il patto Atlantico verrà oggi rispettato più che mai vista la propensione politica del neo eletto, il che sembra seguire più i dettami dei governi che vedevano nei paesi arabi un corridoio da utilizzare per le scorciatoie economiche al fabbisogno del nostro paese, che non realtà con cui dialogare veramente.

Ma il mondo gira seguendo un asse che l’Italia sembra non conoscere neanche, e non saranno i sorrisi di cortesia o le strette di mano con i potenti della terra ad allungare quella coperta ormai lisa di chi come noi sembra soffrire all’estero di sovranità nazionale. A partire dall’India, dove due nostri connazionali, prima ancora che militari, sono stati accusati e, uno di loro, ancora trattenuto senza processo. E’ da qui che il nuovo ministro deve partire per dimostrare di avere polso della situazione, così come i suoi quattro predecessori Terzi, Monti, Bonino e Mogherini non sono riusciti ad avere. E per quanto ne sappiamo deve farlo forte della sua laurea in Scienza politiche, perché per quanto riguarda il resto di esteri il neo eletto Gentiloni ha ancora tutto da dimostrare.

Giampiero Marrazzo

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