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Alan Kay

Get brexit done…Il Regno Unito con Boris Johnson

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Il Regno Unito ha scelto la Brexit e ha votato a larghissima maggioranza Boris Johnson, che ha promesso agli elettori l’uscita dall’Europa entro gennaio. I Tories infatti hanno conquistato 363 seggi a Westminister su 650 e il premier, rieletto nel suo seggio di Uxbridge, si è assicurato il controllo assoluto del parlamento. Più amara del previsto la sconfitta dei laburisti, puniti per la loro mancanza di trasparenza e di posizioni chiare a cominciare proprio dal rapporto con la Ue. Il partito di Jeremy Corbyn, che ora dovrà affrontare la resa dei conti, ha subito un crollo pesante, riuscendo ad assicurarsi  appena 203 seggi. Mandato forte dunque per Johnson, che ha ribadito con soddisfazione: “Con la Brexit andremo fino in fondo e uniremo il Paese”. “ Il lavoro comincia oggi”, ha aggiunto il premier precsando anche: “Non darò mai il vostro sostegno per scontato e metterò la parola fine a tutte le assurdità di questi tre anni “. Johnson ha promesso che si metterà subito a lavoro per rilanciare l’economia attraverso una serie di accordi bilaterali e che dopo la brexit si occuperà anche di rimettere in sesto settori in sofferenza, dalla sanità all’istruzione.  Il primo messaggio di congratulazioni che gli è pervenuto è naturalmente quello del suo “gemello”  Donald Trump, che ha definito “fantastica” la vittoria di Boris. “La Gran Bretagna e gli Stati Uniti – ha scritto su Twitter il presidente americano- saranno ora liberi di concludere un nuovo vasto accordo commerciale dopo Brexit. Questo accordo ha il potenziale per essere molto più grande e più redditizio di qualsiasi accordo che potrebbe essere fatto con l’Ue”.

Intanto non è chiaro ancora cosa intenda fare Corbyn, riconfermato a Westminister per la  decima volta nel collegio londinese di Islington Nord. Il leader laburista nonostante la distatta potrebbe restare alla guida del partito fino alle prossime elezioni, secondo quanto ha fatto intendere dalle sue dichiarazioni.

Ma come è andata per gli altri partiti? I liberal democratici hanno ottenuto 11 seggi, rottamando la loro guida Jo Swinson che non ce l’ha fatta ad essere rieletta mentre il partito nazionale scozzese si è aggiudicato 48 posti a Westminister e minaccia la secessione perché la Scozia vuole rimanere nell’Europa. Ma ecco i risultati in percentuale:

CON Conservative      43.6%

LAB Labour 32.2%
LD Liberal Democrat 11.5%
SNP Scottish National Party 3.9%
GRN Green 2.7%
BRX The Brexit Party 2.0%

 

 Gli italiani   ora che faranno?

Sui 700 mila italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito l’esito del voto non dovrebbe avere spiacevoli ripercussioni. Dovranno comunque registrarsi al ministero dell’Interno sulla base del settlement scheme per continuare a rimanere nel paese oltre il 30 giugno 2021 con uno status di residente permanente se si trovano in Gran Bretagna da 5 anni o altrimenti di residente provvisorio. I lavoratori non qualificati, che vogliono entrare nel paese  dovranno dimostrare di avere un contratto prima della richiesta di ingresso  e potranno rimanere per un periodo limitato. I turisti dovranno munirsi di visto elettronico e ottenere una autorizzazione online almeno tre giorni di anticipo rispetto alla data del viaggio. Sarà necessario esibire il passaporto e i loro arrivi e partenze  saranno registrati con un sistema di conteggio «In & Out» per verificare che la loro permanenza non superi i i tre mesi.

 

Si calcola che il costo del divorzio dalla Ue per il Regno Unito sarà pari a  33 miliardi di sterline, circa 40 miliardi di euro.  A tanto ammontano infatti i fondi  già stanziati dall’Unione a favore di Londra e che Londra dovrà restituire.  Si tratta di contributi al bilancio comunitario fino alla fine del 2020 e la partecipazione a progetti europei già decisi.

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