Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Ghana, povertà ridotta del 50%

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Ho letto questo annuncio “pomposo”: In due decenni le autorità di Accra sono riuscite a compiere un “exploit”, termine utilizzato da analisti: quello di ridurre del 50% la popolazione che vive sotto la soglia di povertà. Il dato positivo è emerso da una serie di numeri diffusi dal Servizio nazionale di statistica. Se nel 1992 la metà degli abitanti si trovava in condizioni di povertà, nel 2013 lo stato di precarietà economica riguarda il 24,2% dei ghanesi. Mi pongo la prima domanda, che poi mi son fatta tante volte: con quali cavoli di criteri vengono ancora fatte queste analisi e tratti i risultati? E la seconda: in due decenni la soglia della povertà si è abbassata perché le opportunità di “arrangiarsi” sono aumentate o perché – come continua l’annuncio celebrativo: Gli ottimi risultati conseguiti dal Ghana, seconda economia dell’Africa occidentale, sono attribuiti a tutta una serie di programmi a favore della lotta alla povertà e a diversi provvedimenti a sostegno delle famiglie?

Io propendo per la prima ipotesi, la mia. Questo perché, più che i programmi welfare, vedo crescere investimenti stranieri, presenze straniere, contatti con stranieri, merce straniera. Vedo crescere la mobilità interna – mica dovuta ai governi – e dunque l’aggrapparsi a nuove possibilità. Vedo crescere il grado d’istruzione, questo sì, anche nelle nuove tecnologie legate a Internet e alla telefonia. Ma propendo per la prima ipotesi – la povertà scende (se è vero) grazie a maggiori opportunità di arrangiarsi – soprattutto perché vivo tra quel 24,2% che ancora è in stato di precarietà economica. Lo vedo come arrancano, come il termine vita va meglio reso con quello di esistenza, come soglia di povertà significhi anche e soprattutto miseria.

Perché tra i due termini c’è differenza, eccome se c’è! Dalla povertà forse si può uscire, ma quando gli indigenti li hai fatti scivolare nella miseria (anche mentale e morale), quello sì che è difficile da risolvere. Quella sì che è una china dalla quale è difficile risalire.
Ad Aflasco ci sono entrambe: povertà e miseria. E insieme sono difficili da gestire. Infatti non si gestiscono. Ci si lascia andare.
Però, in un certo senso, è interessante questo star fuori dal mondo e ridersene degli indici di riferimento, delle percentuali di crescita o decrescita, dei proclami a megafono aperto. Qui i megafoni sono spenti e la voce passa piano. Così, non l’ascolta nessuno. Nessuno arriva e nessuno fa caso a te. Almeno per lungo tempo.

Antonella Sinopoli

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