Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Le giovani mamme e il tempo, un concetto molto relativo

1

“La cosa più bella da single era avere il tempo di guardarsi allo specchio e passarci le ore”. Sono al telefono con un’amica e parliamo di noi. Fuori c’è il sole e la casa risplende di una luce vivissima. Sono attimi rari di pace: lui adesso dorme. Ho i capelli legati e una maglietta bianca extra large. In realtà dovrei fare uno shampoo. “Non dovevi tagliarli?”, fa lei mentre butta fuori con forza il fumo della sua sigaretta. Tossisco, anche se sono dall’altra parte del filo. Il parrucchiere? “Ma se non ho neanche più tempo di farmi una doccia!”, le dico. Sono allo stremo delle mie forze. La saluto e riaggancio. Sarebbe molto più saggio rimettersi a letto, invece continuo a vagare per casa. Apro un libro fermo da mesi alla stessa identica pagina. Mi guardo lo smalto sbeccato mentre tengo d’occhio l’orario: oramai manca poco al risveglio. Allora richiudo e mi dirigo allo specchio. Sistemo i capelli alla meglio. Anzi, li lavo. Sto per buttare la testa sotto l’acqua gelata quando sento una voce:  “Amore!”. E’ mio marito che chiama. “Amore”, mi fa con la voce accaldata di sonno. La domenica è dedicata al riposo. “Ancora dorme?”. Faccio segno di si, ho ancora le mani bagnate. “Dai, lascia  stare i capelli. Stai un po’ con me”: lo dice con la consapevolezza di chi sa che il tempo oramai sfugge continuamente di mano. Lo guardo e sorrido: è sempre bello, parecchio. Sto per avanzare una proposta indecente quando sento un’inno cantare. “Di già?”, faccio io. Ma non risponde. L’ arbitro fischia. La palla è al centro e lui sul divano.

uid_11680ec3687Ho nuovamente la testa nel lavandino. Così capovolta mi sento ugualmente a mio agio: resilienza è da tempo la mia parola più cara. Ci penso nell’attimo stesso in cui prima ancora dell’acqua un altro urlo mi gela: “Mamma”. Sentirsi cercata a quel modo conferisce una forza notevole, molto più che una capigliatura setosa. Corro, certo che corro. Gli asciugo le lacrime. Amore di mamma. Facciamo merenda? Anzi no, ci laviamo. Puliamo la cacca. Rilego i capelli all’insù e ridivento operaia. La catena di montaggio è una sequenza oramai collaudata: bagnetto, pannolino e crema. Scarpine, body, borotalco e tutina. Lo faccio a ritmo di musica, come fosse un balletto. Vittoria! Esultiamo abbracciati come due tifosi allo stadio mentre di là qualcuno ha aspettato invano il suo gol.
“Molto meglio andarcene a spasso”, fa mio marito abbandonando anticipatamente il divano.
“E i capelli?”. Non ho voglia di uscire così disperatamente in disordine.
“Con lo chignon sei ancora più bella”, e così dicendo mi tira giù per le scale.

Rientriamo sul tardi, il bimbo ridorme. Silenzio. La quiete è tipica della domenica notte. Nel buio della casa accendo una luce: sono al bagno e do una sciacquata ai capelli. La cosa più bella da single era guardarsi allo specchio e passarci le ore. Ora non c’è neanche più tempo per la posa del balsamo.
“E’ tardi, non dormi?”. Ho quasi fatto, rispondo.
“Domani lavori?”.
E’ una domanda retorica, sa già la risposta. Così scrollo le spalle e mi pettino.
“Ti fai bella per gli altri, un tempo lo facevi per me”.
Silenzio. Silenzio. Devo essere forte e rimanere in silenzio. Sono da un pezzo passate le undici ed è domenica notte.

Fiorella Corrado

L'Autore

1 commento

  1. Antonio Sorbo il

    Nel nostro vivere la quotidianeta’, siamo forse convinti di scegliere le nostre azioni.invece il protagonista della nostra vita è solo il caso che ci governa lasciandoci l’illusione di un felicita’ fuggevole da raggiungere in un presente fugge vole. Alla sera non rimane che il ricordo ed il rammarico di un passato che ci appare gioioso se confrontato al quotidiano presente.!
    Queste tue belle note non fanno che confermare cio’ che penso.Complimenti

Lascia un commento