La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Gisella Bassanini, la portavoce delle small families

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Ha provato sulla sua pelle quanto sia difficile essere donna, lavoratrice precaria, unico genitore che non aveva la fortune di reti familiari vicine su cui appoggiarsi. Gisella Bassanini, milanese, oggi 53enne con una figlia tredicenne, non ha mai gettato la spugna, perché arrendersi non è nel suo carattere. Anzi, le difficoltà, lungi dal deprimerla, le aguzzano l’ingegno. Dopo una gestazione alimentata dalla sua esperienza personale e da quella delle moltissime donne (ma c’è anche qualche uomo…) con cui veniva a contatto, l’anno scorso è nata l’Associazione di promozione sociale ‘SmALL Families’, che ha un potenziale bacino di ‘utenza’ ampissimo: le quasi 4 milioni di famiglie composte da un unico genitore convivente con uno o più figli; in Italia – ma è una sottostima – quasi il 16% delle famiglie. Nell’85% dei casi, il monogenitore è una donna.

Causa/effetti delle famiglie ‘monogenitoriali’

Gisella Bassanini

Gisella Bassanini

Le cause di questa situazione, burocraticamente battezzata famiglie ‘monogenitoriali’ e che potremmo definire ‘un angelo con un’ala sola’, possono essere molteplici: il risultato di una separazione, di un divorzio (l’80% dei casi), di una vedovanza; persino di una paternità negata o non richiesta. Ma non sono le cause quelle che influiscono: sono gli effetti, ovvero il ritrovarsi da soli ‘a fare tutte le parti in commedia’. Gisella c’è passata, ci sta passando, dunque ha sensori speciali per intercettare le esigenze di chi quotidianamente si trova a confrontarsi con mille gap, a cominciare, tanto per fare un esempio, dall’inaccessibilità a sconti o strumenti di welfare tarati sul modello di famiglia bi-genitoriale.

Il Progetto SmALL Families

“Il Progetto SmALL Families – mi racconta – è stato creato a Milano nel 2012, con l’obiettivo di orientare, informare, sostenere, conoscere l’universo delle famiglie monogenitoriali, tutelandone i diritti, spesso assolutamente ignorati. Abbiamo messo sul web una ‘piattaforma-osservatorio’, luogo d’incontro e scambio virtuale rivolta alle small families, in particolare a quelle più fragili e isolate, ed essa si propone come un vero e proprio arcipelago di iniziative, attraverso il proprio sito, la presenza sui social network, la consulenza di esperti tematici, dei database, ricerche, eventi, progetti culturali, raccolta di testimonianze, collaborazione con le diverse realtà dei territori. Ci piacerebe poter contare sulla collaborazione di istituzioni e istituti di ricerca per avere dati sempre ‘freschi’ sul fenomeno della monogenitorialità in Italia.”

Mentre nei Paesi più evoluti il fenomeno delle small families ha una propria identità e attenzione nelle politiche di welfare, in Italia si procede ‘ognuno per sé e Dio per tutti.’ Ovvero, pur rappresentando una fetta ragguardevole della popolazione, la famiglia monogenitoriale fa parte del ‘panorama’, non emerge per quelle sue specifiche esigenze che la differenziano dalla famiglia con entrambi i genitori.

I paradossi del sistema familiare italiano

genitori singleUn paradosso, ad esempio, sta in certa scontistica: il pacchetto famiglia, che dà diritto a biglietti a prezzi inferiori nel caso il bambino vada con due genitori non scatta se il genitore accompagnato dal figlio/a è uno solo. Ciò ad esempio, per gli alberghi o i parchi tematici e le strutture recettive in generale. Si attua il paradosso che madre e figli, ad esempio, vengano visti come un gruppo di adulti. “Tutto il contrario di ciò che avviene in Spagna – sottolinea Gisella – dove sui mezzi pubblici i monogenitori godono di sconti; o in Svezia, dove da quasi vent’anni c’è un’Associazione sostenuta dal Governo; la britannica ‘Gingerbread’, oggi presieduta dalla creatrice di Harry Potter, JK Rowling, ha quasi cent’anni”.

L’esempio di Gisella

Gisella si è rimboccata le maniche come le è capitato sin dalla giovane età: indipendente già dagli studi universitari al Politecnico di Milano, che ha frequentato come studentessa lavoratrice, perché durante il giorno era impegnatissima come impiegata in uno studio di architettura: “Quando ho avuto i titoli – racconta – ho scoperto che non mi sarebbe piaciuto passare la vita disegnando o stando sui cantieri, bensì facendo ricerca”. Ovvero, ha lasciato il certo per l’incerto per dedicarsi ad un’attività che le suscitava dentro passione vera. E l’ha perseguita, malgrado il lavoro di ricerca sul fronte privato – a cui è approdata dopo averne fatto esperienza in Università, con tutte le gimkane ad ostacoli della conformazione baronale degli atenei -, senza la cornice del pubblico, è un’intrapresa mica da poco.

Lo stesso vale per la maternità (“Matilde è il mio progetto più bello”, dice con tenerezza): gestante attempata, a metà del percorso verso il parto il partner s’è squagliato come un gelato a Ferragosto.
L’alibi, nelle migliori tradizioni, era che non si sentiva ‘pronto’, anche se, presumibilmente, la boa dei quarant’anni l’aveva in prospettiva; dopodiché ciao ciao, e da allora se ne sono perse le tracce.
Questa è una storia che chissà quante volte si è replicata, sul palcoscenico dell’umanità. Quella che differenzia la vicenda di Gisella Bassanini da tutte le altre, è la molla solidaristica che l’ha spinta, insieme ad altri due amici, a fondare ‘SmALLfamilies’. Sto bene attenta a scrivere il nome del Progetto, perché il grafismo dell’ALL (in inglese, ‘tutto’), sta ad indicare che si tratta di famiglie, senza se e senza ma, anche se monogenitoriali. Un messaggio immediato, come immediata, coinvolgente è Gisella, che si fa apostola di un popolo finora muto e ‘dimenticato’ dalle politiche di welfare. Perché, afferma: “Questa situazione non deve più rimanere un fatto segmentato, privato, ma essere la molla propulsiva di politiche e progetti”.

I finanziamenti

E il finanziamento dell’Associazione? Bella domanda! Non si può certo contare su fondi pubblici; i Fondi europei pongono esigenze di co-finanziamento spesso insuperabili. Tutto è affidato a finanziamenti e contributi privati. “Abbiamo ideato – raccnota – con la casa editrice ‘Cinquesensi’ una collana editoriale dedicata alle small families. Proprio a Natale è uscito il primo volume, intitolato smALLChristmas, un’antologia di racconti con storie autobiografiche di persone comuni o personaggi noti, dai 14 agli 80 anni, che raccontano il ‘proprio’ Natale, dove gioia e solitudine diventano un unico alveo di memoria. In programma per il 2015 altri due volumi”.
D’altronde, la stessa fortunatissima serie di Harry Potter non ha avuto come ‘causa scatenante’ proprio una small family?

Annamaria Barbato Ricci

L'Autore

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