Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

Grexit: la maestra e Pierino

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grexitDomenica 14 giugno, una ennesima riunione tra la Grecia e la Troika, durata meno di un’ora, si è conclusa con un nulla di fatto e con l’annuncio che la questione greca non sarà affrontata alla riunione della Commissione EU giovedi 18 giugno come previsto. Sui mezzi di comunicazione la controversia è presentata come “la maestra-Troika contro Pierino la peste-Syriza”. Nelle dispute politiche ed economiche ogni parte in causa fa riferimento ad argomentazioni e teorie a sostegno delle proprie tesi e mette in campo tutti i mezzi di propaganda a disposizione. La Troika piega ai propri interessi le teorie economiche neoclassiche nella versione rinnovata dell’austerità espansiva e dipinge la Grecia come Pierino in obbedienza al motto lombardo del “chi urla più forte si prende la vacca”, come succedeva un tempo alle aste bovine, dove la parola chiave è “più forte”. Ricordiamo il caso irlandese, le banche irlandesi sono cresciute troppo e sono insolventi, chi paga? Le banche tedesche che hanno finanziato allegramente le banche irlandesi? Eh no, paga il contribuente irlandese accollando il salvataggio delle banche irlandese allo stato irlandese. Data la disparità di mezzi, bisogna fare un piccolo sforzo per trovare le argomentazioni a sostegno del Davide greco contro il Golia della Troika, ci vengono in soccorso recenti articoli di due economisti, l’italiano Andrea Fumagalli e l’irlandese Karl Whelan, che citano dati forniti da istituzione quali la stessa UE. Innanzitutto, Pierino non è stato poi tanto cattivo tra il 2009 ed il 2014, anzi. La Grecia ha realizzato riforme nel complesso più incisive di quelle realizzate in Italia e Spagna:

1)      Nonostante il governo Syriza abbia riassunto 15mila dipendenti pubblici, il loro totale è calato del 25% (pari a 225mila persone),

2)      Il rapporto tra deficit (incremento annuo del debito pubblico) e PIL è crollato dal 15,6% al 2,5% in una misura che non ha pari al mondo,

3)      In tema di “riforme strutturali” a favore del libero mercato la Grecia è passata dal gradino 109 al gradino 61 della classifica di Doing Business,

4)      La Grecia è passata dal fondo della classifica ai primi posti per quanto riguarda la età media di pensionamento avendo intrapreso la più profonda delle riforme pensionistiche nell’area euro con una riduzione del 44% della spesa previdenziale.

Purtroppo l’austerità espansiva non ha funzionato, il calo del 25% dei dipendenti pubblici si è accompagnato al calo del 25% del PIL (per questo il rapporto tra debito pubblico e PIL è peggiorato, perché le entrate “della famiglia” sono diminuite molto più dei costi tagliati), la Grecia si è lasciata portar via la vacca ed i bambini sono rimasti senza latte, letteralmente. La mortalità infantile è aumentata del 43% dall’inizio della crisi, il numero dei bambini abbandonati in cinque anni è aumentato del 336%, oltre 200 mila giovani dallo scoppio della crisi sono emigrati all’estero, il numero dei poveri ha raggiunto la quota del 30% e la sanità pubblica greca è al collasso. La terapia economica imposta alla Grecia è simile alla terapia educativa che pretende di raddrizzare Pierino spezzandogli le gambe. Difficile che possa funzionare. Soprattutto se il grosso dei prestiti garantiti dai precedenti salvataggi della Grecia sono finiti a pagare gli interessi sul debito stesso ed al salvataggio della banche tedesche e francesi. Salviamo i più forti e al diavolo i greci. Che sarebbe finita così lo sapeva anche il FMI che nei propri documenti interni era ben cosciente che l’imposizione dell’austerity avrebbe ridotto e non aumentato il PIL (-25%!) e quindi  il rapporto debito/Pil sarebbe peggiorato anziché migliorare. Se una persona non ha di che sfamarsi, bisogna procurargli un lavoro non cucirgli la bocca. Per difendere gli interessi dei più forti si è deciso di chiudere gli occhi di fronte alla realtà e rinviare il problema al futuro e far soffrire qualche milione di persone, senza risolvere in via definita il problema della sostenibilità del debito greco, che si è ripresentato peggiore di prima.

Adesso si cerca ostinatamente di riapplicare la stessa ricetta, e se i greci non accettano il professor Giavazzi su Corriere e FT propone di far uscire i greci dall’euro perché non vogliono grexitmodernizzarsi. Giavazzi riconosce che il debito greco verso la Troika è insostenibile, non sarà mai ripagato e propone di cancellarlo convinto che le istituzioni europee siano abbastanza forti da reggere l’urto di una Grexit, come era convintissimo che far fallire Lehman Brothers fosse una mossa geniale. Ma colpirne uno per educarne mille in quel caso non ha funzionato, anzi. Il primo a non esserne convinto è Mario Draghi che di Grexit non vuole nemmeno sentir parlare, è un grande incantatore di serpenti il Governatore, il suo “a qualunque costo” del 2011 ha tenuto insieme la baracca ma ci ha messo una vita a convincere i tedeschi sul QE (e forse solo perché hanno capito che ne sarebbero stati i maggiori beneficiari) tuttavia lo OMT non è mai stato usato e quando Cipro è entrata in crisi nel 2013 non ha potuto evitare misure quali la restrizione alla libera circolazione dei capitali. Io credo che a tutti “la fine fosse nota” sin dal giorno della vittoria di Syriza alle elezioni. La Grecia sarà “salvata” di nuovo, il problema è solo la ripartizione del prezzo. Mesi di trattativa spesi solo su questo. Consapevole di ciò, Syriza ha prima schierata il “provocatore” Varoufakis (un esperto di teoria dei giochi) che è riuscito a spostare il centro della trattativa a favore delle Grecia (infatti si tratta sul tema di vincolare alla restituzione del debito l’1% del PIL greco contro il 4,5% del precedente accordo) per poi far intervenire il “mediatore” Tsipras. Paiono essere dello stesso avviso i mercati finanziari che reagiscono in modo relativamente modesto alle cattive notizie sul fronte Grexit, nonostante o forse proprio perchè i CDS (credit default swaps) prezzino all’82% il fallimento della Grecia. Questa volta Davide sembra avere le carte migliori di Golia, il quale speriamo accetti la realtà anziché rifiutarla e combinare un disastro come nel caso di Lehman.

Mario Zanco

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