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Alan Kay

I miei amici si sposano e io torno a leggere “Cioè”

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I matrimoni hanno sempre esercitato su di me un discreto fascino: sono un trionfo di commozione e di cattivo gusto, due delle mie cose preferite. Credo infatti che non ci sia quasi niente di più affascinante delle risse tra invitate a caccia del bouquet e dei magnifici chiwawini di swarovski o piccoli cavatappi d’argento, che rientrano nella top five delle mie bomboniere preferite. Per non parlare delle macchie di sugo di scampi sulla camicia buona, acconciature al limite della legalità, balli di gruppo tra amiche ubriache e nonne svenute per la troppa commozione.

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Tutto il preambolo è perché sono stata recentemente gettata nel fantastico mondo degli amici che si sposano. Non che questo non mi renda felice ed entusiasta ma credevo che mi sarebbe quantomeno arrivata prima una raccomandata che mi avvertisse che stavo crescendo e che era arrivato il momento di smettere di bere come un marinaio perché sennò mi sarebbe venuto il reflusso gastro esofageo. Prima di abbandonare la mia fanciullezza una volta e per tutte ho comunque deciso di effettuare un esperimento di abbandono dell’adolescenza, che sostanzialmente è consistito nell’acquisto del vecchio caro amato e chiacchierato Cioè.

Devo ammettere che nel momento in cui sono arrivata in edicola ero molto emozionata e con ancor più grande emozione ho scoperto che oggi, nel 2015, esistono ben tre Cioè: quello classico, Cioè Test e Cioè Story, che però è un agglomerato di fotoromanzi di cui non sono mai stata una grande appassionata. Ovviamente ho puntato direttamente al classico con in omaggio un bel set di dieci orribili anelli che non vedevo l’ora di indossare, euro 3,50 in cambio della giovinezza, un affare. Però poi qualcosa mi tormentava. Non potevo lasciare Cioè Test lì. Avevo a portata di mano l’oracolo, avrei potuto finalmente scoprire se le mie amiche sono sincere, se il mio fidanzato mi tradisce e se ho lo stile di Jennifer Lawrence, Selena Gomez o Taylor Swift. Insomma, con altri euro 3,50, avrei concluso l’affare del secolo: 7 euro di pura felicità.

La prima cosa che ho fatto è stata chiamare Coppola, il mio piccolo amico che si è tatuato un fiocco di neve sull’anulare, e assicurarmi di poter riesplorare la mia giovinezza insieme a qualcuno indubbiamente giovane e con un discreto gusto per il trash (Coppola ha un’età indefinita, potrebbe avere anche 11 anni).

Le scoperte sono state molteplici.

Innanzitutto il Cioè non ha più la mia tanto amata copertina adesiva. Provo a farmene una ragione, tanto non ho più nemmeno la Smemoranda e sulla Moleskine che uso per le interviste gli adesivi ci stanno anche male, soprattutto perché non ho la più pallida idea di chi siano i big in copertina, tipo Giovanni Caccamo. In più al centro della copertina c’è un bollino con la scritta “Interviste vere”. Ci rifletto un po’, mi interrogo sull’esistenza delle interviste finte mentre Coppola bara ai test per raggiungere la maggioranza di B: La tua icona di stile è Miley Cyrus. Coppola è giovane, è più che evidente. Macina test continuando a barare mentre io continuo a far scoperte sempre più obsolete. Le modelle del Cioè sono orrende, i test tendenziosi e i personaggi famosi sono sconosciuti, meno che per il poster di Nek che mi sono ripromessa di appendere nella mia stanza. Nemmeno la posta del cuore è più quella di una volta. Non esistono più adolescenti sull’orlo di una crisi nervosa convinte di essere incinte perché si sono sfregate contro i jeans del fidanzato o perché lo hanno baciato con l’ombelico a vista. Niente più spiegazioni sui baci a mulinello o sulle varie tecniche di bacio per conquistare per sempre il proprio compagno di banco. Nulla di tutto ciò esiste più. Siamo rimasti gli unici custodi dei segreti del mulinello e visto come vanno le cose saremo l’ultima generazione a sposarsi. Siamo stata una generazione fortunata. È stato solo grazie al Cioè che probabilmente che adesso i miei amici si sposano e che io potrò finalmente ingozzarmi di confetti ammirando iene bionde, che si tirano i toupet a vicenda per conquistare i bouquet, ignare del fatto che per sposarsi l’unica cosa che serve è solo il mulinello.

Martina Di Matteo

L'Autore

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