Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

I racconti del comodino

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Esistono vari generi di lettura, lo sappiamo bene. Esiste la lettura delle ore impegnate, fatta quasi sempre per lavoro (quello che si fa e quello che piacerebbe fare). Esiste la lettura del relax, che si concentra nelle circostanze adeguate (spiaggia, montagna, divano quando si dismette il lavoro). Esiste poi la lettura che deve rassicurare, indurre al sonno, con la quale accomiatarsi dal giorno e dalle sue tribolazioni, quella del libro da mettere sul comodino.
Quest’ultima è la lettura preferita dagli italiani, senza alcun dubbio la più praticata. Ciò spiegando ampiamente i numeri risibili di libri che si leggono in questo paese, che non ha rinunciato alla tradizione orale delle storie, anche se queste hanno subito una sorta di mutazione genetica che le ha trasformate da favole con un impianto narrativo etico in favole con un impianto narrativo politico.
Ora, è del tutto evidente come da almeno un ventennio (o poco più) le favole preferite dagli italiani, con le quali vanno a letto facendosele girare in testa in funzione ipno-induttiva, sono le favole costruite dalle segreterie politiche, da tempo a loro volte trasformate da agenzie deputate alla realizzazione delle grandi narrazioni ideologiche in uffici deputati alla creazione di narrazioni locali totalmente prive di contenuto reale. O – come direbbero i semiotici – di “referente”.
Berlusconi ha varato questa categoria merceologica ad uso e consumo degli italiani smaniosi di bere la sua Milano degli anni ottanta. Il risultato, a distanza di quasi trent’anni, è sotto gli occhi di chiunque faccia zapping fra le sue reti e perfino fra quelle del cosiddetto servizio pubblico, da tempo configurato in ordine ai dettami linguistici delle prime: un bestiario di imbecillità intergalattica dentro il quale è imbarazzante scegliere il peggio.
Renzi non aveva reti sue, né i quattrini per comprarne neanche una. Gli è bastato diventare premier (detto così è più figo, figuriamoci se perdiamo un’occasione per rinunciare al nostro idioma).
Le favole che girano nel sistema dell’informazione televisiva (e in gran parte di quella stampata) hanno la peculiarità di offrirsi al bisogno di dormire della gente che vive nel paese di Pasolini e di Gramsci come segnate da una peculiarità sostanziale: quelle dell’ex cavaliere di Arcore promettevano a tutti l’arricchimento (bisognava solo riuscire a mettere in fila un certo numero di fattori contestuali e sarebbe stata fatta…); quelle di Renzi, e dei suoi attuali cloni, insistono su un altro oggetto-di-valore (per usare un termine della semiologia della narrazione): la sicurezza, dato incontrovertibile per le categorie sociali in cima alla piramide, che non si sentono minacciate in alcun modo nella conservazione dei loro privilegi, e certamente più problematico per un pensionato che vive con 600€ al mese! Tutti più sicuri vuole dire semplicemente (la semplicità è lo strumento cardine della narratologia renziana) che tutti possiamo andare a letto la sera, certi che l’indomani troveremo il mondo esattamente come lo abbiamo lasciato.
Non è che ci sia da fare salti di gioia. Il mondo è proprio da cambiare.

L'Autore

Sandro Vero è psicologo di formazione sperimentale. Svolge la propria attività nel servizio sanitario nazionale. Ha interessi in ambito filosofico e semiotico. È giornalista pubblicista e scrive per numerose testate online, specie su temi che riguardano l'attualita politica. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato alcuni volumi, l'ultimo dei quali, "Il Mito Infinito", è un'analisi serrata della macchina mitologica del capitalismo.

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