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Gianni Rodari

Il Best in Italy vs l’Italian Sounding

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Fancy food. futuro quotidiano Il Best in Italy minacciato dall’Italian Sounding, il fenomeno di contraffazione imitativa dei prodotti che rendono il nostro Paese famoso nel mondo e che sviluppa un giro d’affari di 54 miliardi di euro ogni anno. Un tallone d’Achille per il nostro agroalimentare, caposaldo dell’economia italiana, come dimostrano i dati diffusi dalla Coldiretti nel 2013, che hanno segnato un incremento del 38% dell’esportazione dei nostri prodotti verso il mercato americano, con un fatturato record di 33,4 miliardi di euro. Numeri da capogiro, ma che se messi a confronto con quelli della contraffazione perdono peso, considerato che quest’ultima sviluppa un volume d’affari che è esattamente il doppio del mercato alimentare. Per dirla in breve, tra il “best” e il “fake” sembra vincere quest’ultimo, stando almeno ai numeri.

fancy food. futuro quotidiano  Falsificati i prodotti più amati del Bel Paese

Sarà la tradizione culinaria che ci contraddistingue, ciò che attrae ogni anno in Italia milioni di turisti, o il fatto di poter vantare la cucina più amata al mondo a dare una spinta così significativa all’Italian Sounding. Una macchia d’olio che si estende ormai in maniera esponenziale, diventata una vera forma di lucro sul Best in Italy, nonché un mezzo di guadagno per tutti i contraffattori del Food & Wine. Pane, pizza, vino e prosciutto sono solo alcuni di quegli alimenti che al di fuori dei nostri confini perfino noi italiani faticheremmo a riconoscere. Il Parmigiano Reggiano, tra i formaggi più conosciuti del nostro Paese, diventa “parmisan”, “regianito” o “pamesello”, a seconda del continente in cui viene fintamente esportato. E quale sarebbe la reazione delle nonne italiane di fronte a una scatola di “Macaroni and cheese”? Per non parlare dei finti sughi “made in Italy” o del vino Chianti prodotto stranamente in California.

imm 2 -fancy-food-2L’America sceglie il Fancy Food per dire basta alla contraffazione

Una risposta è arrivata da Fancy Food Show 2014, evento agroalimentare dedicato al mondo del cibo che si è appena conclusa a New York – per la sua edizione estiva – e che attrae turisti, buyer e operatori del settore provenienti da ogni parte del mondo con 2600 espositori, di cui 350 aziende italiane. Presenti alla fiera anche Parma Alimentare, rappresentata dal suo executive manager Alessandra Foppiano, che riferendosi al made in Italy ha commentato per Futuro Quotidiano: “Per aprire la porta delle case dei non italiani ai nostri prodotti migliori bisogna veicolare nel resto del mondo la nostra cultura culinaria. Questa è la vera chiave del successo. Prima di tutto – continua la Foppiano – è determinante fare formazione a tutti coloro entrano in contatto con i nostri prodotti all’estero. Una formazione che deve partire dall’Italia, dalle nostre aziende, per poter così esportare alimenti di qualità e che siano quindi difficili da imitare”. “La contraffazione – prosegue ‘Executive Manager – se da una parte si insinua nei mercati dei prodotti italiani che andrebbero tutelati nell’export, porta anche alla diffusione di questi in ogni parte del mondo e diffondere la nostra cultura agroalimentare significa destare una maggiore curiosità sulla stessa”.

L’agroalimentare al centro del Semestre Europeo italiano

E sempre l’agroalimentare gioca un ruolo determinante per l’apertura della presidenza italiana del Semestre Europeo. Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, è infatti arrivato in America per l’incontro a Washington con il Segretario all’Agricoltura americano, Tom Vilsac. Un appuntamento importante in cui sono stati affrontati i temi dell’accordo di libero scambio Ue – Usa, il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), un’intesa di cui si sta discutendo molto e che potrebbe portare a una nuova stagione di apertura economica in senso globale, la proprietà dei domini internet riconducibili a prodotti agroalimentari oggi gestiti da Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) e questioni tariffarie e non che in vari modi ostacolano la presenza dei nostri prodotti nel mercato americano. Questioni  rilevanti sulle quali entrambe le parti si sono dimostrate propense a una solida collaborazione, rafforzata anche dall’invito che il nostro Ministro ha rivolto a Vilsak in occasione del’Expo 2015.

Sara Pizzei

L'Autore

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