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Gianni Rodari

Il favoloso mondo delle mamme sul web

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mamma web Lo spazio rosa. C’è un sito dedicato alle mamme. In realtà più di uno. Si chiamano community o più all’italiana: piattaforme di incontro. E’ un luogo nel web molto simile a quello immaginario descritto da Collodi nel trentesimo capitolo del romanzo Pinocchio. Per una neo mamma una vera cuccagna. C’è tutto e tutto a portata di mano. Una gran confusione, bambini che giocano dappertutto, giostre e divertimenti a più non posso. Fino a che non arriva l’omino, il conduttore del carro. Ecco, le community a volte somigliano molto alla fiaba più famosa del mondo, tutto sembra stupendo – pieno di amorevolezza – fino a che qualcuno fa finta di darti un bacio e invece ti stacca con un morso la metà dell’orecchio sinistro. Cara amministratrice di sito con più di 700mila seguaci: tutte le mamme sono ansiose, io sono una mamma, dunque io sono ansiosa. Non rincarare la dose con i tuoi resoconti terrificanti di malattie rare. Per me corrisponde a quando un attimo dopo che sei rimasta incinta il ginecologo dice: “dopo i trenta i rischi aumentano” e tu immagini come minimo che nella pancia stai crescendo un ciuchino a tre teste. Pertanto amministratrice col visino di melarosa: se scopri che dall’altra parte del mondo esiste una bambina per metà pitone, per favore pietà.

Gruppi chiusi. Lo Splatter (dall’inglese: ‘Schizzare’) è quel genere che punta tutto sul sangue. Prendi la scena della stanza da bagno in Verità Nascoste – la Pfeiffer nuda di fronte al marito – un uomo a prima vista amorevole che invece è un assassino. Dunque, io facevo parte di un gruppo sull’allattamento ad oltranza. Mi sentivo nel posto più sicuro del mondo. Morbido e caldo come la tetta di mamma. Provai a scrivere: “prima o poi toccherà smettere”. Improvvisamente mi rimossero il post. Poi cominciarono gli insulti elettronici – del tipo chi offende Maometto deve morire all’istante – fino a che non fui fisicamente eliminata dal gruppo. Quel giorno mi sentii come la Pfeiffer quando uscì dalla vasca da bagno; nella caduta trascinò con se la tenda bianca di plastica. Similitudini anche nella colonna sonora.

La chat coi genitori dei compagni di classe del pupo. “Assalire è una parola un po’ grossa, non crede?”. Disse lo sceriffo alla signora Brenner negli ‘Uccelli’ di Hitchcock. La sera stessa la casa dei Brenner venne invasa da centinaia di passeri. Ecco, la chat di whatsapp coi genitori dei compagni di classe del pupo a volte è proprio come il film più famoso di Hitchcock, i messaggi entrano perfino attraverso il camino – arrivano a frotte di corvi – ti assalgono, ti strappano gli occhi, le vesti, persino i capelli, tu non capisci il senso di tutto quell’agitarsi, ma alla fine resisti perché la solitudine e l’abbandono in fondo in fondo fanno paura anche a te. Hitchcock nel film optò per un finale aperto e volle che dopo l’ultima inquadratura non comparisse la scritta “The End”. Succede pure a whatsapp: gabbiani e cornacchie non conoscono tregua.

Fiorella Corrado

 

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