La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Il mio primo Capodanno da mamma

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Da quando non ho più l’ansia di cosa fare l’ultima notte dell’anno sono finalmente felice. E’ stato per anni uno stress, con le mie amiche che cominciavano a sfoderare la lista di tutte le mete possibili, fuori e dentro l’Italia. Si cominciava a settembre, quando il caldo a volte era ancora africano. La più agguerrita di tutte era la mia amica Manuela. La sua parola chiave,”c’è selezione all’ingresso”, presumeva se non la garanzia quanto meno l’illusione di una notte ad imbattersi in rampolli giovani, belli e ambiziosi, se non altro importanti e potenti. Di Manuela c’era da fidarsi, essendo il cuore di una squadra di personaggi molto ben interconnessi, trasversalmente, orizzontalmente e verticalmente. Era il nostro primo Capodanno a Dubai e bevevamo del Saudi Champagne, avevamo il tavolo accanto ad un famosissimo attore, stavamo gomito a gomito. Manu ricordi? Era il sogno di entrambe: il bravo ragazzo dal viso angelico che a Notting Hill rovescia un bicchiere di spremuta d’arancia addosso alla bellissima Julia Roberts. Che scena! Peccato certe cose succedano solo nei film perché quella sera il nostro vicino di gomito il suo lo alzava parecchio, forse troppo, ad un certo punto puzzava di alcol, farfugliava frasi biascicate e sconnesse, quando parlavi non ti guardava negli occhi, aveva dei vuoti tipo black out, le pupille a spillo, arrossate, il vomito facile e il sorriso ebete (proprio da “cazzone avariato”) sulle labbra.

veglioneIl capodanno con le amiche

Dopo Manuela, fu la volta di Lety che mi propose qualcosa di più innovativo, un po’ fuori dai vecchi circuiti: il “murder party” di capodanno, centoventi euro di cena con annesso il delitto; poi ci fu Maria che dopo l’ennesima delusione si era data alla mistica (fuggiamo dalla classica confusione del 31 dicembre?, mi disse) e così passammo tre giorni a contemplare la dimensione del sacro invocando gorgheggi insieme a un gruppo di monaci tibetani dal nome (La voce del Silenzio) piuttosto inquietante. Non andò meglio a New York con la mia inseparabile amica Francesca: facemmo di tutto per un posto fianco a fianco in aereo ma una volta atterrate scoprimmo di avere due alberghi diversi; e a pensarci bene andò male persino con la pacatissima Anna che molto prima del brindisi mi mollò ad una festa di soli suoi amici per raggiungere un ex improvvisamente risorto. Poi ci fu un capodanno a Capri con la mia amica Fernanda che scelse i divani di Anima e Core per dichiararmi il suo amore; quel Capodanno a casa da sola perché ero arcistufa di tutto e tutte le feste del primo dell’anno a cui sono andata sfidando l’abbiocco del dopo cenone, il freddo polare coi sandali estivi e le bombe di Maradona sparate nell’aria. Non vorrei fare torto a nessuna delle mie carissime amiche, così aggiungo alla lista il viaggio a Berlino con Faby, anche lei come me alla ricerca del principe azzurro. Fu una partenza last second, ore ed ore a trafficare cercando le combinazioni migliori al computer, e pazienza se l’unica camera libera era in un hotel riservato solamente alle donne, maggiordomi compresi.

Il veglione in famiglia

Il 31 dicembre del 2014 lo passerò a casa, c’è la famiglia riunita. I miei suoceri insieme, mia cognata Simona e il marito, mia sorella Paola con Alessio, il compagno, mamma Lucrezia e papà Nicola, io, Andrea, mio marito, e naturalmente mio figlio. La tavola tutta bella imbandita, gli spaghetti alle vongole e la frittura di pesce come nella migliore tradizione napoletana, il bacio sotto un ramoscello di vischio, le letterine da leggere e Jingle Bells da cantare, i bastoncini grigi con lo stecchetto metallico che quando si accendono fanno tante scintille (ma come si chiamamo? Ho impiegato invano venti minuti su google), mio figlio che strilla mentre io lo guardo felice, le telefonate di auguri col resto del mondo, i regali, i buoni propositi, i baci, gli abbracci e il tepore di casa. Non mancherà nemmeno la litigata furiosa al momento del taglio del panettone, di sicuro ci sarà pure quella. Una sequenza horror come descrive superbamente Antonella Baccaro nel suo Natale dei single, ma fa parte del gioco e va bene così. Auguri a tutti.

Fiorella Corrado

L'Autore

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