Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Il mumble mumble delle mamme

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mammeQuando me lo dicevano sembrava la cosa più naturale del mondo. Mi dicevano, quando ero ancora in attesa, che il segreto per rimanere in forma e non farsi logorare dai figli sarebbe stato dormire. La frase era sempre la stessa: dormi appena si addormenta il bambino. All’epoca ancora credevo alle favole e davvero mi bevevo di tutto, forse pure di più. In realtà ogni tanto ancora ci provo – magari funziona – mi dico. L’altro giorno ad esempio mio figlio si è addormentato poco prima dell’ora di pranzo. La notte era trascorsa completamente in bianco, così mi ci sono accucciata di fianco, quasi a cucchiaio. Ho chiuso subito gli occhi, ma poi mi sono ricordata di un mucchio di cose da fare, come spegnere di corsa il fuoco sotto la pentola delle verdure. Quando mi sono rimessa sul letto (prima ho staccato il citofono per sventare l’attacco della mia vicina di casa e di tutti quei malefici che suonano senza motivo al portone di casa) ho addirittura infilato dei tappi di gomma alle orecchie, facevo sul serio. Avevo nuovamente mio figlio di fianco, la pancia in sotto e la bocca socchiusa, così sono rimasta diversi minuti a controllarne il respiro. Girano certe storie incredibili sui bimbi che dormono messi a quel modo, meglio non abbassare la guardia. In realtà si dice peste e corna persino quando i figli dormono nello stesso letto di mamma e papà, allora nel dubbio sia vero mi sono fatta un tantino più in la’. Avevo piazzata davanti una cassettiera sbilenca prodotta dal colosso svedese del mobile, e mi è venuto il dubbio che non fosse fissata nel migliore dei modi. Mi sono alzata.

A pensare a tutte le insidie che si nascondono proprio tra le mura di casa, mi è salita l’angoscia, ho fatto un giro di ronda, poi controvoglia mi sono rimessa nel letto. Ho baciato mio figlio proprio vicino le labbra. Lo so, non si dovrebbe. Così dice il pediatra: ci può stare, ma solo fino a tre anni. E considerando che fino a quella data ho ancora parecchi mesi davanti mi sono ripromessa di diventare una mamma un po’ più severa. La mia mente si è improvvisamente affollata di dubbi, i peggiori. Come Zio Paperone che camminando scava un solco circolare nel pavimento, assorbito nel suo mumble mumble, mi sono chiesta ad esempio se è colpa mia il fatto che mio figlio non resista seduto a tavola per più di cinque minuti. Ci vorrebbe uno schiaffone ad ogni capriccio? Cambierebbe forse qualcosa se fossi più dura? Meno sorrisi, meno allegria, no detti in faccia come se piovesse. In una sorta di sliding doors sono andata a ritroso nel tempo. Il primo appuntamento, la notte prima degli esami, la scelta del lavoro – era meglio rimanere all’estero o puntare tutto su Roma? – l’età giusta per diventare mamma (a vent’anni sarebbe stato più semplice?), appartamento al centro o villetta e giardino, bici o treno, mare o montagna, bionda o bruna, grassa o magra.

Me ne stavo ancora nel letto, attanagliata da un accumulo di visioni oniriche e incubi deliranti. Ventri materni, vulve in attesa, infanti al seno e altre milioni di immagini varie. Mi sono detta: mamme“adoro il letto, ma al diavolo il sonno”. Così mi sono alzata con la precisa intenzione di sfruttare al massimo il tempo. Fare meditazione, ad esempio. Oppure incontrare un’amica. Andare a correre, anche solo dieci minuti. Leggere almeno una pagina al giorno. O forse un film. Tagliarmi i capelli; fare la spesa; il cambio stagioni; il vaccino a mio figlio; fare due coccole a mio marito; il lavoro arretrato; perfezionare l’inglese. Ho pensato e ripensato al domani – sudavo freddo –  fino a che non si è svegliato il bambino. Ha dato un urlo, poi ci siamo messi a giocare, lui ha cominciato a saltare sul letto – felice come una giostra – io dapprima ho gridato, alla fine ho sorriso, mi sono messa a saltare a mia volta e il mumble mumble e’ svanito.

Fiorella Corrado

L'Autore

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