Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro.
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Alan Kay

Il nuovo corso Cina-Usa

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cina-usa«Recentemente abbiamo attaccato la corruzione, ed abbiamo preso sia le tigri che i moscerini», ha dichiarato il presidente cinese, riferendosi metaforicamente all’arresto di semplici funzionari ed esponenti di spicco della leadership cinese, ed ha aggiunto «Ma questo è in linea sulle richieste che vengono dal popolo, non è lotta politica alla House of Cards», citando la serie televisiva americana e alludendo agli intrighi di potere. Queste sono le parole che presentano al meglio le conclusioni dell’incontro del presidente cinese Xi Jinping con il presidente Obama tenutosi in settembre a Washington, e i risultati non comunicano nulla di nuovo rispetto alle questioni avanzate dai due paesi nelle settimane precedenti. Tra i temi trattati in tale occasione, che variano dall’ambiente ai rapporti commerciali, si è posta maggiore attenzione alla sicurezza informatica a seguito dei recenti furti informatici di segreti di aziende americane che hanno creato non poco attrito tra i due paesi. Infatti, solo qualche tempo prima dell’incontro, erano stati rubati i dati di circa 21 milioni di funzionari statunitensi dai database dell’ Office of Personnel Management, che potranno mettere in pericolo non solo i cittadini sul suolo americano, ma anche gli agenti del servizio di intelligence in Cina. Gli esperti americani, così come i principali canali di informazione, hanno avanzato l’ipotesi secondo cui l’attacco sarebbe partito dalla Cina stessa. Sulla base di ciò, gli Stati Uniti hanno giocato un forte pressing sul presidente cinese affinché vengano attuate delle misure efficaci contro la pirateria informatica operante dal territorio cinese. Xi Jinping, dal canto suo, ha espresso una comprensione verso il nervosismo degli americani, che si dicono pronti a ricorrere a tutti gli strumenti in loro possesso, comprese vari tipi di sanzioni, per frenare i frequenti attacchi informatici che proverebbero dall’estremo oriente.

Comprensione non priva di fastidio che si evince dal tono e dalla scelta delle parole talvolta ambigue. Xi Jinping ha parlato solo di criminalità informatica, lasciando da parte, in una sottigliezza semantica, lo spionaggio vero e proprio, e ha garantito che da parte dei rami governativi non è mai avvenuto né ci sarà alcuna attività del genere. Una punta di ironia si ha quando lo stesso presidente Xi sottolinea che, con una popolazione di un miliardo e quattrocento milioni di persone, è arduo pensare di poter controllare ogni singolo utente della rete. Eppure, l’infrastruttura della rete internet cinese è tra le più avanzate in termini di controllo e censura dei propri utenti. Nonostante le velate tensioni, i due capi di stato sono consapevoli dei vantaggi che comporterebbe una cooperazione tra i due paesi. Inoltre, entrambi hanno aderito a una risoluzione Onu redatta nel luglio di quest’anno che vieta a uno Stato firmatario dall’attaccare con mezzi informatici le infrastrutture sensibili di un altro Stato aderente in tempo di pace. Ottimi risultati, ma non privi di scetticismo, si prevedono dopo l’incontro avvenuto a Seattle, sede principale della Microsoft, che vede come protagonisti i CEO delle tech companies cinesi e statunitensi. Tra gli amministratori delegati delle varie aziende informatiche vi erano Tim Cook di Apple, Jeff Bezos di Amazon, Satya Nadella di Microsoft, Mark Zuckerberg di Facebook, Travis Kalanick di Uber, John Chambers di Cisco e tra i manager cinesi, Jack Ma di Alibaba, Robin Li di Baidu e Pony Ma di Tencent. Il presidente Xi accende una speranza di apertura verso i servizi e i prodotti offerti dalle imprese americane affermando: “La libertà e l’ordine devono convivere uno di fianco all’altro nello spazio cibernetico e nel mondo fisico. La libertà è il fine dell’ordine e l’ordine è la garanzia della libertà. […] Il boom di internet in Cina ha creato immense opportunità e mercati per tutto il mondo.

Accogliamo tutte le aziende straniere, le rispettiamo e proteggiamo i loro diritti e interessi a patto che obbediscano alle leggi e ai regolamenti cinesi e non facciano nulla per mettere a rischio gli interessi nazionali e quelli dei consumatori cinesi”. La scelta da parte del presidente cinese di optare per un uso pacifico e aperto, ma sicuro, del web per tutti, nasce da una nuova strategia di sviluppo basata sul nuovo sistema di cooperazione tra i due paesi, ma la disponibilità del colosso cinese si lascia spesso andare all’innato “nazionalismo” che genera scetticismo da parte dei colossi dell’ high tech americani. La contraddizione che scaturisce dal viaggio di Xi Jinping è forte se si pensa che a luglio è stato approvato in Cina un nuovo pacchetto di misure per la sicurezza nazionale che, da usanza comune cinese, presenta molte ambiguità di interpretazione. Ciò permetterebbe una pericolosa arbitrarietà di giudizio, tale da aggravare ancor più il discorso sulle libertà individuali e sui diritti umani in Cina. Questo comportamento giustifica lo scetticismo delle compagnie informatiche straniere e specialmente americane. Scetticismo che si evince anche dall’intervento fatto da Penny Pritzker, segretario al Commercio Usa, che ha esplicitato il timore di tutte le aziende nei confronti di una collaborazione cino-americana affermando: «Noi ci aspettiamo di aver discussioni aperte e costruttive su queste questioni nei prossimi giorni, ed è assolutamente nel nostro reciproco interesse di risolverle». Il quadro mostra una Cina che ha ancora da gestire il suo problema sui diritti umani che, se non provvederà a superarlo nella maniera opportuna, potrà spazientire i suoi interlocutori oltreoceano. Ciò che ci arriva è una Cina che adopera ancora la strategia del doppio binario, non in campo economico, ma in quello diplomatico, portando avanti due discorsi, spesso contraddittori, contemporaneamente.

Anna Botta

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