"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Il trionfo del “piccolo”, il naufragio del “grande”

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2016-05-26_22.36.03Sono 40.495 i migranti sbarcati in Italia nei primi 5 mesi del 2016. Nei giorni passati, oltre 4000 esseri umani sono stati tratti in salvo a largo delle coste libiche, nel corso di 22 distinte operazioni di soccorso, da poco concluse. Ho seguito, come fixer (figura professionale con cui si identifica un giornalista locale utilizzato da corrispondenti per la costruzione di un servizio in un altro paese ndr.) per una troupe di Al Jazeera, l’arrivo a Porto Empedocle della nave Bettica della Marina Militare, con a bordo 540 esseri umani scampati ad un naufragio, tra cui 48 donne e 51 minori. Cinque i corpi recuperati, molti i dispersi. A mente fredda, condivido alcune considerazioni personali. Sono loro, le persone, a fare la differenza. Parlo delle donne e degli uomini della Marina Militare, della Croce Rossa, delle Associazioni umanitarie, come ad esempio la Fondazione Rava. Ho toccato con mano il loro impegno: qualcosa che va oltre la più fervida immaginazione. La loro umanità (merce rarissima) mi ha interdetta, costringendomi a riflettere. Le lacrime trattenute del capitano Iavazzo, un omone coraggioso a cui si è rotta la voce pensando ad un peluche bianco in mano ad una creatura piccolissima che stava per essere fagocitata dell’abisso, se non fosse stato per lui.

2016-05-26_22.37.27La tenacia della responsabile della Comunicazione della Croce Rossa, Alessia Lai, partita con me da Catania dopo un tour de force incredibile da un porto all’altro della Sicilia per presenziare agli sbarchi, operando attivamente come un qualunque volontario e sbattendosene di ruoli ed etichette. Emma Paola Bajardi della Fondazione Rava, una sensibilissima responsabile che non ha mai cessato di starmi accanto telefonicamente, sinceramente emozionata per quanto accadeva al suo personale a bordo del Bettica. La mia amica Ilaria Mosso, un’infermiera recentemente tornata da una precedente missione, da altri delicati salvataggi in mare e la cui vita, dopo quest’esperienza, non è più la stessa. E non passa giorno che non me lo dica. Provo grande empatia per l’essere umano che fugge dall’orrore, forse anche per il mio dna di esule dalmata di terza generazione.

Per contro. Questo Esodo del Terzo Millennio, un business pianificato da strutturatissime organizzazioni criminali, con dietro l’indiscutibile appoggio dei “grandi”, e’ pregno di inquietantissimi significati occulti ed è manifestazione esteriore della volontà di destrutturare una civiltà millenaria. Noi, ovviamente, li aiutiamo. E anche bene. Ma fino a che punto possiamo? E cosa comporterà tutto questo? A brevissimo lo sapremo. Troppo spesso noi media siamo inconsapevoli o consapevoli complici di tutto ciò, banalizzando ed appiattendo il racconto di quanto accade, cercando la facile lacrimuccia, strumentalizzando e a volte spettacolarizzando il dolore. E così facciamo il gioco e l’interesse dei “grandi”. Ecco perché sento, nel profondo, che conta raccontare la sola vera cosa grande di 2016-05-26_22.34.45questa drammatica storia: l’esempio del “piccolo”.

Carla Cace

L'Autore

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