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Gianni Rodari

Isis. Viaggio nel contrabbando delle opere d’arte

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Non di sole stragi e rapimenti si nutre l’Isis. Oltre ai frequenti sequestri di persone e allo sfruttamento di petrolio, il commercio delle opere d’arte è una delle principali fonti di finanziamento dello Stato Islamico. A rivelarlo è un’accurata inchiesta della Bbc che ha ripercorso le principali tappe di una forma di commercio illegale che dalla Siria al Libano, fino alla Turchia, ha come tappa finale proprio il nostro paese, l’Europa.

Un viaggio alla scoperta del contrabbando di opere d’arte

Scavi-in-SiriaIl viaggio del quotidiano inglese parte proprio da un contrabbandiere di vecchia generazione, originario di Damasco, che spiega come un tempo fosse molto più facile muoversi illegalmente tra antichità preziose. Lavorava infatti con altri amici ad Aleppo e poi riusciva a far trasportare oltre confine il bottino pagando semplicemente un tassista. Ora questo commercio è invece nelle mani dell’Isis che ha generato un vero e proprio business con quello che rappresenta le radici storiche di questi popoli. Rubano dai musei, principalmente ad Aleppo, e hanno contatti diretti con fonti estere che li aiutano a far uscire dal Paese questi beni senza incorrere in pene o sanzioni. Come sottolineato dalla stessa fonte della Bbc: “Se qualcuno ti scopre le pene sono severe. Ti accusano di essere membro dell’Isis”.

Le tappe del traffico illegale

Ma il traffico delle opere d’arte è fatto anche di intermediari; coloro che, una volta fatti usciti tali ‘preziosi’ dai luoghi di loro ritrovamenti o dai musei, riescono in qualche modo ad entrare in contatto con i venditori: gli europei. In vetta alla classifica troviamo il Regno Unito, a cui fanno seguito anche la Germania e la Svizzera. L’uomo intervistato dal quotidiano britannico si chiama Ahmed, originario della Siria orientale, pur avendo sede in una città del sud della Turchia. E’ infatti dalla Siria che generalmente partono gli oggetti antichi, mentre Libano e Turchia sono diventati luoghi di passaggio per l’acquirente finale, che è appunto l’Occidente.

Anche le parole di Ahmed sottolineano quanto il traffico illegale delle opere d’arte sia ormai concentrato nelle mani islamiche. Si tratta infatti di materiale proveniente da quella parte della Siria dell’est, Raqqa, controllata dall’Isis. Per qualsiasi scavo occorre l’autorizzazione degli ispettori dell’Isis che poi prende il 20% a titolo di imposta. Si parla di un traffico molto redditizio che è arrivato anche per un pezzo venduto a 1,1 milioni di dollari. “I mercanti turchi – spiega l’intermediario – vendono i prodotti ai rivenditori in Europa. Li chiamano, gli inviano foto.. la gente dell’Europa viene a controllare la merce e a portarla via”.

isisIn pochi semplici gesti è inoltre possibile trattare con i commercianti per acquistare ‘preziosi’ che non dovrebbero essere nelle loro mani. Ci sono negozi infatti che oltre ad anelli, lampade e bicchieri, racchiudono al proprio interno dei veri e propri tesori. Entrando in uno di questi è ad esempio possibile scovare rarità e pezzi unici di epoca greca e bizantina. Articoli privi di una documentazione ufficiale ma che con un po’ di astuzia e dietro un ampio pagamento possono essere anche spediti nel Regno Unito. Una realtà questa che non si stupisce l’investigatore intervistato dalla Bbc, Arthur Brand, secondo il quale si tratta di un commercio che viene ormai gestito come un business professionale. Il legame esistente tra contrabbandieri e concessionari è il segreto che il mondo dell’arte non vuole rivelare ma che frutta sempre più denaro. Una realtà seria che anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha cercato di prendere in mano con la decisione di pochi giorni fa di vietare tutti gli scambi di manufatti provenienti proprio dalla Siria. I miliziani dell’Isis stanno infatti saccheggiando il patrimonio culturale del Paese per rafforzare sempre di più la loro capacità di compiere attacchi terroristici.

L’Isis distrugge la cultura antica

Un patrimonio importante che rappresenta la culla della civiltà ellenica, romana e bizantina; un tesoro fatto di statue, sarcofagi e busti che rappresentano “la nostra memoria, la nostra identità” . “Nei siti sotto controllo dell’Isis c’è una situazione disastrosa, ci sono un sacco di problemi. E l’attacco viene fatto solo per una questione di soldi”. Con queste dure parole dell’archeologo e capo del Dipartimento dell’Antichità di Damasco, Maamoun Abdulkarim, si conclude il viaggio della Bbc; un percorso che ha messo in luce come il potere dell’Isis stia minando, anche attraverso la mano europea, il patrimonio culturale e storico del Mediterraneo.

Sara Pizzei

L'Autore

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