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Gianni Rodari

In Italia arrivano gli “Avatar” che aiutano i giovani chirurghi

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Vedendoli sul grande schermo si rimaneva impressionati, sicuri però di trovarsi nel mondo della fantasia. Oggi, invece, i robot ‘viventi’ sono realtà, sempre più utile soprattutto. In Veneto, ad esempio, serviranno ad addestrare giovani medici, chirurghi e infermieri ad intervenire nella maniera più corretta su un paziente. Gli ‘Avatar’, questo il loro significativo nome, sono a disposizione da ieri all’ospedale Borgo Trento di Verona dove è stato presentato il Centro di Simulazione e Formazione Avanzata della Regione del Veneto: una moderna struttura realizzata su una superficie di 3mila metri quadrati e interamente dedicata alla formazione di medici specialisti, infermieri, tecnici delle professioni sanitarie e addirittura personale amministrativo operanti nell’Azienda veronese e in tutto il sistema sanitario veneto.

roUn futuro sempre più “presente”

Questo spaccato di futuro e’ stato presentato ieri dall’assessore regionale alla Sanità del Veneto, Luca Coletto: “Studi americani – ha detto Coletto – indicano che occorrono anche decine di tentativi per un giovane sanitario prima di raggiungere la perfezione in una semplice operazione di intubazione. Con questo centro il Veneto e Verona dimostrano una volta di piu’ di essere all’avanguardia nazionale e di saper progredire anche in una tremenda stagione di tagli nazionali che, nel modo piu’ odioso, ricadono sempre e sempre di piu’ sulle realta’ virtuose, come il Veneto”.

“Anche in questo caso – ha aggiunto – ci allineiamo al meglio del mondo, perché vogliamo che la qualità professionale dei nostri operatori sanitari sia sempre all’avanguardia. Sono e resteranno i migliori, a garanzia del cittadino che da loro puo’ aspettarsi la miglior assistenza possibile e le miglior capacita’ tecniche in ogni situazione”. Sorprendente la simulazione dimostrativa effettuata e concentrata su ostetricia e ginecologia. Utilizzando il manichino ‘vivente’ di una gestante (denominata Victoria) e’ stato simulato un parto, e con il verificarsi delle diverse complicanze possibili sul bimbo (identificato come ‘Andrea’), come posizione scorretta, parto podalico e cordone ombelicale avvolto sul nascituro.
Danilo Patti

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