La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Il lago Vostok, un nuovo ‘mondo perduto’

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Forse la terra cava esiste e l’accesso è al Polo Sud. Allora non sbagliava Edgar Allan Poe con la navigazione immaginaria di Gordon Pym, alla ricerca di quel mitico passaggio nel romanzo incompiuto che gli dedicò, il nome del cui protagonista adombra quello di John Cleve Symmes. Contemporaneo dell’autore americano, teorizzò l’esistenza di un mondo sepolto al di sotto della superficie terrestre. A questo fanno pensare le sconcertanti scoperte relative al lago Vostok, un bacino idrico lungo 250 chilometri, largo 50, profondo 1000 metri e situato ad una profondità di 3000 metri nella calotta dell’Antartide. Gli studiosi vi si imbatterono per la prima volta negli anni ’70, ma è più recente una spedizione russa che nel completare tre decadi di perforazioni, sparì per una settimana. La Fox ed i principali network ne dànno notizia senza enfasi, sebbene con preoccupazione. Dopodiché gli scienziati riprendono a comunicare e forniscono dati enigmatici. L’acqua del lago Vostok si è conservata esattamente allo stato in cui si trovava venti milioni di anni fa. Incontaminata da ogni fattore terrestre successivo, specie se inquinante. Dunque, nelle sue profondità potrebbero prosperare una flora ed una fauna di fatto aliene rispetto a quelle del pianeta. Alcuni considerano il lago Vostok un modello di Europa, il satellite di Giove sul quale si ipotizza la vita. L’acqua, per quanto fredda in superficie, ad alcune profondità ha una temperatura di 30 gradi. Ma, soprattutto, il versante sud-ovest del lago presenta una fortissima attività magnetica la cui origine è una struttura metallica di forma circolare dall’immenso diametro sprofondata nelle acque. Un velivolo extraterrestre? Un manufatto lasciato da sconosciute intelligenze come il monolito di 2001?

I mondi perduti

monti Foja, Nuova Guinea

Monti Foja, Nuova Guinea

Non è la prima volta che sulle mappe ufficiali viene aggiunto un “mondo perduto”. Accadde fa tra i monti del Foja, sul versante occidentale della Nuova Guinea. Allora toccò alla Conservation International imbattersi in un ecosistema vergine, con sei varietà di canguri, foreste pluviali e centinaia di piante e fiori da battezzare. Perfino due tribù indigene di fresca familiarità con l’uomo bianco, i Kewmba e i Papasena, amichevoli e provvidi di informazioni sui rispettivi insediamenti. Bruce Beehler, uno dei responsabili della spedizione, attendeva la fine della stagione delle piogge, per catalogare altra fauna.

Il Monte Bosavi

Un altro mondo perduto è reperibile sulle Southern Highlands della Nuova Guinea, all’interno del Monte Bosavi, un vulcano spento da 200 mila anni nel folto di una giungla impenetrabile. La scoperta si deve alla spedizione realizzata per girare un documentario prodotto dalla Bbc. Kristofer Helgen, dello Smithsonian National Museum of Natural History, ha seguito il cameraman Gordon Buchnan dentro un cratere dalle pareti di 1000 metri. Ed a compensarne gli sforzi, la spettacolare apparizione di un ratto vegetariano lungo 82 centimetri, dal peso di circa un chilogrammo, denominato per il momento “bosavi lanoso”, a causa della folta pelliccia argentea che lo difende dal clima impervio. Con il roditore, pesci che emettono una specie di “grunt”, rane dalle zanne impressionanti, più quaranta altre specie in attesa di classificazione.

La geografia dell’ignoto

Il Wwf avverte che esistono 238 paradisi incontaminati. Umberto Eco, riferendosi al complesso dei territori ancora da mappare afferma che, almeno nel passato, questi «rappresentavano una geografia dell’ignoto, o almeno del poco noto». Se si parla di laghi sotterranei, Polo Sud ed ecosistemi chiusi all’esterno, come non pensare al nazismo esoterico? Hitler credeva alla Welteislehre, o teoria del ghiaccio eterno, dell’ingegnere austriaco Hans Hörbiger il quale sosteneva che il sistema solare fosse nato dalla collisione tra un immane astro incandescente ed un ammasso glaciale cosmico accorpatosi in un pianeta gigante. Di qui, il succedersi di quattro epoche, compresa quella di Atlantide. Ne consegue la possibilità che la Terra sia cava ed al suo interno si trovi una super-razza. La stessa favoleggiata dal nobile russo Ferdinand Ossendowski, che nel 1924 pubblicò a Parigi il suo resoconto di viaggio in estremo oriente, dal titolo Bestie, uomini e dei, in cui descriveva la civiltà sotterranea di Agarthi.

Nazismo e la teoria del ghiaccio eterno

Isola di Rugen, Mar Baltico

Isola di Rugen, Mar Baltico

Il fascino del ghiaccio indusse i nazisti ad attrezzare basi al Polo Sud, dove sperimentare armi segrete come i presunti dischi volanti del Führer. Ma anche a finanziare la celebre spedizione dell’aprile 1942 sull’isola di Rügen, nel Mar Baltico. Qui, sotto la guida del dottor Hans Fischer, già noto per i suoi studi sui raggi infrarossi, un gruppo di tedeschi punta sul cielo ad un’angolazione di 45 gradi i radar, molto più avanzati di quelli inglesi, per cercare di intercettare i movimenti della flotta britannica ancorata a Scapaflow. Hitler voleva verificare se davvero ci si trovasse all’interno della superficie terrestre, e che dunque l’orizzonte sia concavo, non convesso. Comunque, i mondi perduti che andrebbero recuperati e salvati dal degrado ambientale che mette a rischio il pianeta Terra, staccano nel mosaico mutevole e fluorescente dell’informazione mediatica per ritagliarsi uno spazio a sé stante, fatto di reminiscenze del passato in cui era possibile vagheggiare un altrove non raggiungibile con le agenzie di viaggio. Nemmeno quelle specializzate nell’avventura a pagamento, che spesso finiscono per creare strascichi legali per le richieste di rimborso.

La geografia dell’ignoto nella letteratura

Dalla geografia dell’ignoto scaturisce un filone letterario nel quale convergono le sollecitazioni mai sopite di un’umanità che tende ad uscire dalle nicchie della normalità quotidiana. Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, immagina un altopiano del Mato Grosso in cui l’evoluzione ha assunto un assetto discontinuo e uomini primitivi di varie specie convivono con i mostri della preistoria. Il tutto in un romanzo popolarissimo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, Un mondo perduto, il cui titolo sarebbe diventato, appunto, l’etichetta del genere, rimbalzato dalla narrativa al cinema. Vi avrebbe attinto anche Edgar Rice Burroughs, papà di Tarzan, con i cicli di Pellucidar, il mondo sotterraneo, e Caprona, “la terra dimenticata dal tempo” nei pressi del Polo Sud, dove i dinosauri scorazzano tra foreste popolate di uomini-scimmia e laghi ribollenti di lava eruttata da vulcani sommersi. Non per una volta sola, la realtà ha superato l’immaginazione quando nel 1987 una spedizione argentina scoprì le tracce di un archilosauro nell’Antartide. Più pericoloso il mondo perduto del medesimo autore di Jurassic Park, Michael Crichton. In Congo ipotizza un’enclave africana popolata gorilla di superintelligenti e, purtroppo, assassini. Segnali di una natura che ricorre anche alla ferocia per difendersi dall’invasività umana.

Enzo Verrengia

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