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L’Arabia Saudita fa guerra all’ Iran abbassando il prezzo del petrolio

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Il conflitto tra le due potenze del Golfo, Arabia Saudita e Iran, non si riflette solo sulla regione con forti ripercussioni sulla guerra in Siria, in Iraq e in Yemen ma anche e soprattutto sul fronte dell’economia. Secondo quanto ha rivelato una fonte saudita a FUTURO QUOTIDIANO , la strategia di Riad per fermare l’avanzata sciita, dopo le vittorie conseguite dall’Iran sul campo in Siria e in Yemen dove le milizie sciite al Houthi hanno occupato Sana’a, è quella di provocare una crisi economia e finanziaria a Teheran. Il regime iraniano infatti, che ora con lo Yemen controlla quattro capitali arabe dopo Damasco, Beirut e Baghdad, è già in sofferenza per le grosse spese alle quali ha dovuto fare fronte per la guerra in Siria e per finanziare i movimenti sciiti nella regione.

Saudi ArabiaOra l’obiettivo di Riad è quello di provocare un ribasso del prezzo del petrolio fino a portarlo a quota 70 dollari al barile. E la prima mossa fatta in questa direzione dall’Arabia Saudita con la complicità degli Stati Uniti è stata quella di aumentare la produzione di greggio inondando i mercati per provocarne il crollo del prezzo. Settanta dollari, secondo gli esperti di Riad,  è la quotazione  che provocherebbe  il collasso dell’economia iraniana fermandone l’ espansione nella regione. Il piano saudita si rendebbe ancora più urgente e importante alla luce dell’attacco compiuto nella notte tra lunedì e martedì scorso nella zona di al Ihsa, abitata da una forte maggioranza sciita, nell’est dell’Arabia Saudita. Nell’azione un commando di qaedisti ha ucciso 7 sciiti che uscivano da una moschea innescando un pericoloso scontro settario, simile a quelli già in corso tra sunniti e sciiti in Yemen, Siria e Iraq.

Il prezzo del petrolio è già sceso ai minimi da 3 anni, dopo la decisione di Riad di tagliare il prezzo del greggio agli Stati Uniti. arrivando a 77 dollari al barile. I rapporti tra Arabia Saudita e Iran sono senza dubbio indicativi dei conflitti nella regione mediorientale, scrive il giornale libanese “al Safir”,  vicino alle milizie sciite Hezbollah. L’incostanza delle relazioni tra i due Paesi si riflette direttamente sui campi di battaglia in Iraq, Siria, Libano e Yemen.

Nonostante gli inviti al dialogo, sembra che le relazioni tra Riad e Teheran siano destinate a essere conflittuali anche nel prossimo futuro. Di questo è indice la decisione di Riad di trasferire il conflitto regionale con Teheran sui mercati internazionali dei prezzi del greggio: nelle ultime settimane l’Arabia Saudita ha ridotto i prezzi del petrolio leggero sui mercati asiatici; una mossa che ha costretto l’Iran a fare altrettanto per mantenere la sua quota di mercato.

Ma è noto, scrive “Al Safir”, che a soccombere sarà Teheran in quanto l’Arabia Saudita produce ogni giorno circa 10 milioni di barili, a fronte di una produzione iraniana di un milione e mezzo di barili giornalieri. Il prezzo del petrolio è crollato ai minimi da due anni dopo che l’Arabia Saudita ha tagliato a sorpresa il prezzo del greggio esportato verso gli Usa, proseguendo così la sua offensiva ribassista ai danni degli altri produttori dell’Opec e di paesi fortemente dipendenti dalle esportazioni dell’oro nero, quali Russia e Venezuela.

La decisione del primo esportatore di petrolio mondiale, però, ha messo sotto pressione anche le compagnie statunitensi legate al boom del petrolio da scisti, tanto che l’indice Dow industrials è scivolato più di una volta in territorio negativo. Il boom dell’industria petrolifera statunitense, consentito dallo sviluppo delle nuove tecnologie estrattive, non ha mai affrontato la prova di un calo significativo e prolungato dei prezzi. Il calo dei prezzi del petrolio, scrive il “Wall Street Journal” è una buona notizia per i consumatori, ma danneggia i margini delle compagnie del settore energetico, in particolare le più piccole e quelle maggiormente indebitate.

Hamza Boccolini

L'Autore

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