Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

L’assistente sessuale è il vero lavoro del futuro

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I dati internettiani rivelano che la parola “sesso”sia  la più cliccata nei motori di ricerca mondiali. Abbiamo assistito da tempo alle diverse tendenze del sesso, che si è evoluto ed emancipato di pari passo con la nostra società fino a diventare, attualmente, il sesso virtuale praticato davanti allo schermo del PC o del proprio smartphone. Questo elemento mal si concilia però con tutta una serie di persone della popolazione che, dalla nascita o da un certo momento della propria vita, sono diventate “diversamente abili”. Queste persone vivono a margine della società, nonostante i timidi tentativi di inserirsi e farne parte. Secondo l’ultimo rapporto sulla disabilità della WHO, pubblicato nel 2011, le persone con disabilità nel mondo sono un miliardo, il 15% della popolazione mondiale. Di questi la maggioranza ha problemi motori, seguita da persone affette da stati dolorosi cronici che ne limitano il movimento.  Si stima che  i disabili in Italia sarebbero tre milioni e 900 mila. Abbiamo mai provato a chiederci cosa sente una persona che ha delle pulsioni sessuali a non potersi “permettere” di fare sesso? cerchiamo per un momento di  immaginarlo ed a metterci nei “suoi” panni.

Concepiamo con la fantasia una persona brillante, un bell’uomo/donna, piacevole,attraente, che aveva una vita di relazioni soddisfacente ed in seguito ad un incidente si ritrova incastrato in una sedia a rotelle continuando a sentire delle esigenze sessuali che da solo/a non riesce più a soddisfare. Credo che, per una società malata di sesso come la nostra, in cui la maggior parte delle pubblicità invia messaggi subliminali a sfondo sessuale, vivere in questo modo debba essere qualcosa di veramente terribile. Per non contare poi tutte le difficoltà della vita quotidiana che passano dalle barriere psicologiche a quelle architettoniche. Per fare in modo che i disabili non rinuncino alla propria sessualità è nato a  Basilea, il primo corso per formare la figura dell’assistente sessuale per persone disabili. Anche qui in Italia, a Bologna, è presente un’associazione che forma queste figure. Ma di che cosa si occupa nello specifico? Questa figura si reca al domicilio della persona e da un semplice confronto verbale ad uno più specificamente fisico e sessuale, cerca di soddisfare e dare piacere alla persona disabile senza limiti e timori. In questo modo la  aiuta a sperimentare la sessualità e a provare meno disagio e più sicurezza in se stessa, magari facilitandola anche ad instaurare delle nuove relazioni sociali.

Nello specifico si tratta di operatori specializzati che lavorano per permettere alla persona di prendere contatto per la prima volta o di nuovo, con il proprio corpo e con la propria sfera sessuale. L’assistente sessuale risponde a domande diverse, la cosa importante è che siano poste dalla persona stessa: per esempio una donna che desidera essere carezzata sulla pelle, un uomo che vuole vedere una donna nuda, qualcuno che chiede un massaggio erotico o una masturbazione. Molto spesso gli organi genitali diventano insensibili e le zone erogene si sviluppano in altre parti del corpo, come ad esempio le orecchie e i capezzoli. Elemento principale è che non debbano essere presenti nella prestazione né la penetrazione né i baci. I “caresseurs” e le “caresseuses” sono selezionati, formati e supervisionati da un’associazione a scopi socio-medicali. Hanno ricevuto una formazione con elementi medici, sessuologici e psicologici, e le loro competenze gli permetteranno di creare una vera e propria categoria di professionisti del settore. Si autodefiniscono come delle persone ordinarie, di solito in media hanno più di trentacinque anni ed  esercitano una professione; dal punto di vista sentimentale  per la maggior parte sono sposati o in coppia. Di particolare, soltanto una grande sensibilità verso gli altri e apertura nei confronti della sessualità.

È  evidente che questo tipo di figura non ha nulla a che fare con la prostituzione, ma in un paese bigotto e pieno di pregiudizi come il nostro, non sono mancate le critiche a questa iniziativa. A differenza dell’Italia, l’assistenza sessuale ai disabili esiste da oltre trent’ anni in Olanda, Germania e Danimarca. Nel Belpaese invece i dati  sulla disoccupazione continuano a impennarsi sempre di più, le iscrizioni alle liste di collocamento sono chilometriche e le università bloccano le possibilità di formazione con i loro numeri chiusi.  Ci si aspetta che i giovani d’oggi non abbiano alternative e debbano accontentarsi dei lavori più umili.  Ed allora invece di diventare tutti ingegneri o medici, perché non proviamo a pensare di sviluppare la figura dell’assistente sessuale?  I tabù, i pregiudizi e l’ignoranza fanno si che quest’evoluzione cammini a passi impercettibili, piccoli e lenti. Ma, come disse Galileo Galilei davanti al Tribunale dell’Inquisizione nel 1633 riferendosi al movimento della Terra: “eppur si muove”.  E se  a distanza di quattrocento anni  sarebbe stato difficile immaginare le rivoluzioni che sono accadute,  ci piace pensare  che nel futuro dei nostri figli la sessualità sia un diritto di TUTTI e non solo delle persone che possono permetterselo.

Valentina De Maio

L'Autore

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