Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

L’ATTIVISMO DI PECHINO E GLI STATI UNITI DI DOMANI

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La finanza, il commercio e le innovazioni tecnologiche sono le basi per lo sviluppo di un Paese. La politica di Pechino incentrata su questi criteri, e sul criterio di pacifica convivenza, tende ad espandere la propria influenza per assicurare pace e stabilità in Asia. Ma la desiderata sovranità cinese riguardante le zone di influenza economica e le acque territoriali nel Mare Cinese Meridionale preoccupa gli Stati vicini e gli Stati Uniti, che domani avranno un nuovo futuro con un nuovo presidente.

L’accesso all’Oceano da parte della Cina attraverso il Mar Cinese meridionale è fondamentale per gli scambi commerciali. 50.000 fiumi sfociano nel Mar Cinese Meridionale ma L’unico sbocco al mare possibile è attraverso lo stretto di Malacca. Da qui passano tutti i rifornimenti di merci e di petrolio destinati alla Cina. Lo stretto di Malacca mette in comunicazione il Mare Cinese Meridionale con il mare delle Andamane. Lo stretto è una delle più antiche vie di marittime al mondo ed è la principale via di comunicazione tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, ha una lunghezza di 800 km e una ampiezza che va dai 50 ai 80 km ma nei pressi di Singapore si restringe ad una ampiezza minima di 2.8 Km rendendo la navigazione difficile a causa dell’intensità di traffico. La posizione geografica dello stretto di Malacca lo rende un punto di transito importantissimo per le riserve energetiche, gas e petrolio, e per le materie prime come carbone e acciaio. Lo stretto è lo snodo marittimo tra Oriente e Occidente, la via marittima più breve tra i Paesi del Golfo Persico e i mercati asiatici, in particolare con la Cina, il Giappone, la Corea del Sud e i Paesi del Pacific Rim. È il secondo passaggio marittimo strategico per il trasporto del petrolio, secondo solo allo stretto di Hormuz. Più in generale, più di un terzo del commercio mondiale via mare passa per lo stretto di Malacca, con un traffico annuo di più di 60.000 navi e 11milioni di barili di petrolio al giorno (dati del 2011). Lo stretto di Malacca termina nel Mar Cinese Meridionale, ma tale area è soggetta ad annose dispute territoriali tra Cina, Vietnam, Malesia, Indonesia, Brunei e Filippine legate alla presenza di grandi risorse naturali, ricchi giacimenti sottomarini di petrolio, di gas, risorse ittiche. Anche il Giappone, che fa transitare in queste acque l’80% del petrolio importato per uso nazionale proveniente dal Medioriente e una notevole quantità di prodotti manifatturieri giapponesi che transitano verso l’Europa, l’Australia, l’Africa e il Medioriente, insieme all’India, che annovera circa il 50% dei suoi traffici commerciali, mostrano grande interesse per questa area, già soggetta a grandi competizioni regionali. Ma l’attore fondamentale nei giochi di potere sono gli USA che hanno stretto grandi alleanze, tentando di estromettere dai grandi giochi commerciali le due potenze emergenti: Cina e India. È ovvio che se la Cina fosse in grado di controllare tale passaggio, ridurrebbe l’egemonia statunitense nel traffico di merci e servizi.

Altri sbocchi all’Oceano per la Cina sarebbero possibili, ma a causa della politica dei Paesi rivieraschi che in accordo con gli Stati Uniti hanno permesso l’installazione di basi militari USA, non sono percorribili. Questo per la Cina rappresenta un grande limite per il traffico di merci e soprattutto le impedisce di avere una maggiore influenza sul mercato esterno.

Il novero delle dispute non può non tenere conto degli apprezzabili sforzi profusi dal governo cinese affinchè i traffici commerciali possano avvenire in sicurezza, ma gli stretti legami dei Paesi rivieraschi con partner esterni stanno determinando due idee di ordine regionale che si stanno scontrando:

Ordine Sino-centrico                                                                                Ordine Asia-Pacifico

  • Centralità cinese                               – Leadership USA
  • Declino alleanze USA                               – Alleanze USA – Asia rafforzate
  • Prevalenza istituzioni regionali                               – Istituzioni globali+ regionali
  • Diffusione norme cinesi (sovranità e 5 principi)                  -Cina integrata nell’ordine liberale
  • Capitalismo di stato                               – TPP – capitalismo di libero mercato

 

Intanto gli Stati Uniti in giugno hanno spostato la Terza Flotta US Navy, nel Mar Cinese Meridionale e Orientale, una flotta che con base triangolata in California, Washington e Hawaii ha compiti di difesa ravvicinata e di sicurezza nella sua area (regional security) che in unione con la Terza flotta già presente dispone in modo combinato di 200 navi e 1.200 aerei, incrociatori lanciamissili USS Spruance e USS Momsen, 4 portaerei, 100 sottomarini. Il Pentagono nel rapporto presentato a gennaio 2016 dal Congresso USA per il rafforzamento della presenza degli Stati Uniti nell’area ha stanziato 16.5 miliardi di dollari annui per i prossimo 30 anni da destinare alla costruzione di navi da guerra. Una mossa destinata a creare nuove tensioni e credere che un simile dispiegamento di forze militari abbia come obiettivo la sola salvaguardia dei traffici marittimi e le dispute sui diritti di pesca sembra un paradosso. In realtà gli Stati Uniti non possono rinunciare al Pacifico che da qui ai prossimi 30 anni rappresenta l’area di scambio più ricca del mondo.

Intanto la Cina non sta a guardare. Il Presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Iinping, applicando le norme che disciplinano il ”Pivot to Asia” adottando una strategia multidimensionale ( Sicurezza, Diplomazia, Istituzioni, Economia), in ottobre, indipendentemente dagli Stati Uniti, che hanno un ruolo consolidato nell’area del Pacifico e del Mare Cinese, ha perfezionato un accordo bilaterale con Manila riguardante una disputa sull’isolotto Huangyan. La controversia riguardava l’atollo Huangyan (nome cinese) o Scarborough Shosl (nome filippino), un atollo del quale la Cina rivendicava la territorialità. Il gruppo di isolotti intorno all’atollo non hanno un grande valore economico e commerciale intrinseco, ma il riconoscimento che si tratti di territorio sovrano cinese permette alla Cina di controllare le 200 miglia nautiche di acque territoriali circostanti, acque ricche di giacimenti sottomarini di petrolio, gas, risorse ittiche, importante inoltre anche per il controllo delle vie di comunicazione marittima. Una disputa che durava da tempo, quando una nave della Marina Militare delle Filippine tentò di bloccare 8 pescherecci cinesi causando l’intervento della Marina Militare della Repubblica Popolare Cinese. L’accordo diplomatico e commerciale intercorso tra Xi Iinping presidente della Repubblica Popolare Cinese e Duterte Presidente delle Filippine sancisce investimenti per 13.5miliardi tra le parti.

Le dinamiche che dettano la geopolitica asiatica, sono quasi sconosciute a noi occidentali che purtroppo poco conosciamo la geografia. L’occidente ha radici sulla terra, l’Asia sull’acqua e per la Cina l’affaccio al mare rappresenta il motivo imprescindibile per influenzare positivamente il sistema economico, commerciale e finanziario del proprio Paese. L’attivismo di Pechino è volto a modificare le strategie commerciali di questa area: minore Impero da parte USA e maggiore partecipazione della Cina e dei Paesi asiatici. Con l’isttuzione dell’AIIB, the Asian Infrastructure Investment Bank- la Cina riveste un ruolo fondamentale per la crescita dei Paesi dell’area del Pacifico. Attraverso questo strumento si vuole esercitare un maggiore equilibrio economico. La Cina è il gigante dell’Asia, ma per ora la Cina non è uguale Asia.

Intanto Mosca si è avvicinata a Pechino ma bisogna vedere a cosa porta questa collaborazione e quale è la forza di questa congiunzione. Le 200 navi e i 1200 aerei americani piazzati nel Mare Cinese sono il corrispettivo dei sistemi missilistici piazzati in Romania, e che saranno piazzati su richiesta della Polonia e dei Paesi Baltici alla Nato. L’Asia è in grande movimento e anche l’UE.

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