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Gianni Rodari

Lesotho. Torna il sereno nel regno dell’acqua più pura del mondo

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Torna il sereno in Lesotho, almeno apparentemente. Dopo il tentato golpe del 30 agosto, quando un gruppo di militari aveva cercato di rovesciare il regime del primo ministro Tom Thabane, la situazione sembra essere tornata alla normalità. Il premier che era fuggito in Sudafrica è tornato a Maseru e ha convocato per il 18 settembre il parlamento le cui sedute sono sospese da oltre due mesi.

Il suo rientro nel paese è avvenuto grazie alla mediazione dei leader regionali del Southern African Development Community (Sadc), che stanno cercando di rimettere in piedi la traballante coalizione di governo al potere nel piccolo stato, che possiede una ricchezza di inestimabile valore: l’acqua più pura del mondo. Thabane aveva sospeso l’assemblea legislativa, lo scorso giugno, dopo che l’opposizione aveva proposto un voto di sfiducia al suo esecutivo, accusandolo di non aver mai consultato i suoi partner di governo, neppure il suo stesso vice Mothetjoa Metsing. Ora si spera in un nuovo corso all’ insegna del dialogo. Thabane, grazie alla mediazione del Sadc, già mentre era Pretoria ha intanto anche ripreso i colloqui con i tre leader della coalizione.

Fin dall’indipendenza dalla Gran Bretagna, ottenuta il 30 settembre 1966, l’ex protettorato del Basutoland ha subìto numerosi colpi di stato di stampo militare e si è trovato molte volte a dover fronteggiare il tentativo (spesso riuscito) del governo di Pretoria di condizionarne la politica e il percorso economico. Attualmente il Lesotho, che è una monarchia costituzionale, mantiene una stretta dipendenza dalla Repubblica del Sudafrica, in particolare per quanto riguarda le comunicazioni, i servizi e le rimesse dei suoi lavoratori emigrati. Queste ultime sono particolarmente rilevanti a fronte del fatto che negli ultimi sei anni, il paese ha ricevuto un flusso di rimesse pari in media al 35% del proprio Pil.

I problemi che il primo ministro ha avuto con la sua stessa coalizione di governo nascono anche dalla decisione, contro la quale non solo l’opposizione, ma in molti tra gli alleati del suo governo si erano schierati, di rilasciare i passaporti diplomatici ai membri della famiglia indiana Gupta, arrivata all’inizio degli anni Novanta con un preciso obiettivo: sondare le opportunità economiche dell’area. Il loro potere è cresciuto enormemente e ora il clan legato anche a quello del presidente sudafricano Jacob Zuma ha ingenti partecipazioni in società operanti in settori differenziati, dai media all’industria mineraria, non prive di influenze politiche.

La Svizzera dell’Africa australe. È legata all’acqua l’importanza strategica del paese
Tornando ai giorni nostri, è proprio sul piano economico che il Lesotho è destinato ad assumere un’importanza strategica nell’area legata allo sfruttamento della risorsa naturale rinnovabile per eccellenza: l’acqua. Questa enclave all’interno del Sudafrica che ama definirsi “la Svizzera dell’Africa australe”, seppur situata in una regione nella quale cui il problema della povertà è molto diffuso, l’agricoltura di sussistenza non riesce a soddisfare il fabbisogno interno, la disoccupazione è elevata e le disuguaglianze economiche sono particolarmente marcate, è, infatti, uno dei bacini più importanti della regione per quanto riguarda la quantità e qualità di quello che il popolo Basotho chiama “oro bianco” ( e noi “oro blu”) per rendere l’idea del potere economico costituito dallo sfruttamento e dalla gestione delle acque. Le precipitazioni piovose e le intense nevicate invernali forniscono una stima di 5,5 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, mentre dalle risorse idriche sotterranee rinnovabili provengono circa 340 milioni di metri cubi, sempre su base annuale.

Anita Zeipi

 

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