La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

L’ITALIA DALLE MILLE E UNA #TASSA

0

C’era una volta l’Ici, che divenne Imu. Il tributo dei servizi indivisibili, la cosiddetta Tasi. Poi c’era la tassa dei rifiuti, che noi italiani però, per complicarci la vita, abbiamo ribattezzato come Tarsu, ma che ora è diventata Tari. Per non parlare di Irpef, Tfr e tutte quelle brutte e strane parole che potremmo riassumere in una soltanto: tasse. La parola che più di ogni altra e, con una frequenza sempre maggiore, fa inorridire tutto il Paese è pronta a colpire ancora. Manca poco infatti allo scadere del 16 ottobre, data entro la quale quindici milioni di italiani sono chiamati al pagamento della prima rata della Tasi.

giacalone

Nella foto, Davide Giacalone

Caos tasse. Chi e quanto si pagherà? Parola all’esperto

Ma chi e quanto si pagherà? A sborsare il contributo statale saranno adesso i cittadini con un immobile in quei Comuni che hanno deliberato le aliquote entro il 10 settembre. Per gli altri il pagamento, con un’aliquota fissata allo 0,1 %, avverrà una sola volta, precisamente entro il 16 dicembre. La situazione, che in realtà è molto più caotica di quanto sembra scritto in queste poche righe, sta creando un vero caso, anzi caos, Tasi-Tari che rischia di far arrivare impreparati, e quindi di sbagliare il pagamento, miglioni di italiani. Verrebbe da chiedersi per esempio perché alcuni Comuni, come quelli di Bologna, Genova o Bari avranno una bolletta più salata di altri. “Non c’è una distinzione tra i diversi luoghi italiani, la tassa è sempre la stessa. – spiega a FUTURO QUOTIDIANO lo scrittore e giornalista Davide Giacalone, intervenuto per fare chiarezza sulla spinosa questione tasse che sta facendo impazzire tutta Italia -. Sono i Comuni che poi scelgono tra un range di aliquote e lo fanno per fare cassa, a discapito però dei cittadini, creando così una disparità di pagamento tra i vari territori del Paese”.

I Comuni più tassati

Uno studio condotto dalla Cgia di Mestre ha calcolato quanto dovranno sborsare le famiglie, composte da tre persone, per Tasi, Tari e l’addizionale comunale Irpef. E proprio da questa indagine è emerso che, per le abitazioni civili A2, saranno i cittadini di Bologna, Genova, Bari e Milano, a dover pagare di più, precisamente 1.610 euro i primi, 1.488 i secondi, 1.414 i baresi e 1.379 gli ultimi. Passando alla categoria abitativa A3 invece, ad aggiudicarsi il primo posto come città più tassata c’è la Capitale, con 1.100 euro, seguita da Bari, 1.079 euro, Napoli, 1.000 e Genova, con una cifra che stavolta scende a 961 euro.

Cara Tari, quanto ci costi

“Tasi e Tari – prosegue a spiegarci Davide Giacalone – vengono calcolate come una patrimoniale e non in base all’utilizzo dell’immobile o dell’esercizio commerciale che se ne fa e questo non è giusto. In proporzione saranno gli esercizi commerciali più piccoli a risentire maggiormente della tassazione. La Tari è infatti un tributo regressivo, che decresce cioè all’aumentare della superficie e dei ricavi di un locale”. Anche l’indagine sul costo dei rifiuti per le imprese, condotta a inizio 2014 da Confcommercio ha dimostrato l’impatto negativo della nuova tassa sui rifiuti. Con il passaggio alla Tari si è infatti assistito a un incremento medio dei costi per il servizio dei rifiuti pari al 290%. Un tasso che per alcuni esercizi, come i bar, arriva al 300%; 400% per i ristoranti e 650% per i negozi di fiori o di ortofrutta. Un sistema salato e sbagliato che si basa sulla metratura e non sulla reale quantità dei rifiuti prodotti. Altro grande problema è la rivalutazione degli estimi catastali con conseguente aumento dei redditi catastali sia dei vecchi che dei nuovi appartamenti. Per calcolare la Tasi occorre partire proprio dalla rendita catastale della propria casa o negozio. Una rivalutazione che secondo Giacalone era necessaria ma se non si abbassano le aliquote si va sempre verso lo stesso risultato: un innalzamento dei pagamenti.

Come siamo arrivati a questo pazzo mondo di tasse italiane?

In questo pazzo mondo di tasse verrebbe da chiedersi come dovremmo valutare gli 80 euro promessi dal premier, Matteo Renzi: soldi che entrano dalla porta per poi uscire dalla finestra? “La situazione è sicuramente complessa – ribadisce Giacalone –  e la colpa non la si può imputare tutta all’attuale classe politica. Parliamo infatti di un meccanismo che va avanti da tempo. Per come stanno andando le cose gli 80 euro che potrebbero aiutare molti italiani non faranno altro che finanziare aumenti di tasse e bollette. Come dire, soldi che da una parte entrano ma dall’altra escono immediatamente”.

Tfr, altro guazzabuglio renziano?

E le complicazioni aumentano dopo aver pronunciato la parola Tfr. Questione sulla quale la maggior parte  dei lavoratori sembra pensarla allo stesso modo, e cioè: guazzabuglio renziano. “La maggior parte dei lavoratoti è contraria – ci dice lo scrittore e giornalista –  e come dargli torto. Inserire il Tfr in busta paga significa averne un valore modesto, o in alcuni casi quasi nullo, alla fine di ogni mese. E come verrebbero valutati fiscalmente? Bisognerebbe fare regole fiscali particolari per chi lo percepisce in questo modo. Un modo inoltre in cui il tfr andrebbe a costituire reddito, a differenza di quanto avviene adesso. Insomma si tratta a mio avviso di una complicazione, e non una semplificazione, fiscale. L’unico a giovarne sarebbe proprio il fisco. L’Italia ha bisogno di una sola tassa e che sia duratura nel tempo, non come accade adesso, dove si assiste a un perpetuarsi continuo di nuovi e complicati tributi che non fanno altro che gettare ancor più caos in una situazione già abbastanza ingarbugliata. Forse dovremmo darci un po’ più di fiducia e non cambiare in continuazione le carte in tavola”.

Sara Pizzei

L'Autore

Lascia un commento