Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Londra: count down per il principino bis

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principino“Speriamo che sia femmina.” E’ il titolo di un bellissimo film di Mario Monicelli che risale a quasi tren’anni fa. Lo dicono anche William e Kate, Duchi di Cambridge, in questi ultimi giorni prima del parto del secondogenito, il fratellino o la sorellina del piccolo George. Nel frattempo trapelano le voci più disparate, i gossippari si aggrappano alle minuzie. Ad esempio, tutti gli occhi sono puntati sull’ala privata del Saint Mary’s Hospital – Imperial College Healthcare, il nosocomio londinese fondato nel 1845 dov’era già nato il primo bebé e dove, quindi, Kate può considerarsi di casa. Il parto dovrebbe avvenire a giorni (anzi… a ore) e tutti i media inglesi si dedicano a descrivere la stanza che attenderebbe solo il ricovero dell’illustre puerpera. Innanzitutto, sottolineano il presso, circa 9.200 euro a notte. Poi, grazie alla testimonianza di chi ha già partorito in questo confortevole scrigno ovattato, sono in grado di raccontare per filo e per segno l’ambiente che accoglierà la neo-bi-mamma.

Ricca di particolari è la descrizione che ne dà all’US Weekly – dunque il watching Royal Baby è uno sport praticato anche Oltreoceano -, Georgie Mc Grath: ”
Quando arrivi ti sistemano subito nella tua stanza. I pavimenti sono ricoperti con un tappeto, c’è un armadio a muro, un televisore, un bagno personale, un piccolo frigorifero, le tende e un piumone sul letto. Ogni giorno ti portano un menu e non è un menu semplice, si tratta di un buon menu, di cibo delizioso preparato da uno chef. E’ un posto molto sicuro. Sulla porta c’è un agente della sicurezza e nessuno può entrare se il suo nome non è su una lista specifica”. Certo, non un posto in corsia, ma rispetto al reparto ‘solvendi’ del Policlinico ‘Agostino Gemelli’ di Roma, almeno la descrizione dell’arredamento non ci pare che ci sia una grandissima differenza. E il tappeto sul pavimento, ci sembra il luogo ideale per diventare un nido di acari…

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